Documento alternativo di Claudio Grassi e altri,
presentato il 28 gennaio alla riunione della Direzione Nazionale del PRC
Una scelta per unire o per dividere?
1) Abbiamo condiviso la
Tesi 35 e il documento politico conclusivo del 5° Congresso nazionale del Prc,
dove si prospetta la “costruzione di un nuovo soggetto politico europeo (non si parla di un partito) per UNIRE…le forze della sinistra comunista,
antagonista e alternativa SU SCALA
CONTINENTALE … nelle loro diversità politiche e organizzative” e senza
pensare “né ad una fusione organizzativa, né ad un compattamento su base
ideologica”.
Non è su questo la nostra divergenza,
ma sul metodo, sulla modalità e sul progetto peculiare che ci viene proposto,
dopo l’incontro di Berlino del 10-11 gennaio scorsi, con un “Appello” che
annuncia la nascita del “Partito della Sinistra europea” e ne prevede
addirittura un Congresso fondativo prima delle elezioni europee.
L’ultimo CPN aveva dato un
esplicito mandato alla Direzione nazionale per definire PRIMA DI OGNI DECISIONE
contenuti e modalità del percorso e del progetto. Oggi, a decisione presa, si
riuniscono gli organismi dirigenti del partito. Bisognava fare il contrario. Da quasi un anno e in diversi
incontri internazionali i rappresentanti di vari partiti europei si sono
riuniti per discutere bozze di manifesti politici e di statuti, che a tutt’oggi
sono ancora in discussione. E’ stato un errore non portare questa discussione e
questi testi negli organismi dirigenti del partito.
Una scelta che divide
2) Nel merito, la principale
divergenza sta nel fatto che le modalità scelte per il dibattito su scala
europea e le accelerazioni impresse dalle leadership di alcuni partiti hanno
prodotto una situazione di divisione profonda e preoccupante tra i maggiori partiti
comunisti e di sinistra alternativa europei, e in molti casi all’interno di
essi, persino tra i partiti promotori dell’”Appello” di Berlino (come è il caso
del Pcf e dello stesso Prc); divisioni profonde all’interno stesso del GUE (il
gruppo parlamentare al Parlamento europeo) che rischiano, se non si cambia
strada, di pregiudicarne una ricomposizione unitaria nella prossima
legislatura.
Invece di UNIRE, si
moltiplicano le divisioni e le dissociazioni; e questo sì contraddice lo
spirito e la lettera della Tesi 35 del nostro Congresso.
Su oltre 40 partiti comunisti e
di sinistra alternativa attivi nei paesi dell’UE, che diventano oltre 60 se si
considera l’Europa SU SCALA CONTINENTALE, solo 11 hanno sottoscritto l’Appello
di Berlino, e già due di essi (il Partito comunista ceko e il Partito comunista
slovacco, presenti a Berlino come “osservatori”) hanno rivisto nei giorni
scorsi la loro posizione e preso le distanze da ipotesi precipitose di
Congresso costituente.
Partiti a “sovranità limitata”
3) Con il regolamento sullo “Statuto e
finanziamento dei partiti politici europei”, approvato nel febbraio 2003 dal
Parlamento europeo, è stata formalizzata un’idea di “partiti europei” che,
diversamente dal ruolo previsto per i partiti politici nelle Costituzioni
nazionali (dove essi sono espressione della società civile e non
emanazioni dello Stato), sono
invece subordinati ai Trattati e alle
istituzioni della UE. Per cui è il
Parlamento europeo che ne approva l’esistenza, che giudica se il loro Statuto è
conforme o no ai principi e ai Trattati su cui si fonda l’UE “riguardo libertà, democrazia, diritti umani
e norme di legge”, e che può quindi al
limite deciderne lo scioglimento. E’ il caso di notare qui che il diritto di
eliminare un partito per decisione di un Parlamento è una “inquietante” novità
nella democrazia borghese e liberale.
Dunque, questi “partiti europei”
rischiano di essere a “sovranità limitata” e saranno per molti versi dipendenti
dalle istituzioni UE che, come sappiamo, non sono neutrali, ma configurano un
processo di concentrazione neo-imperialistica del capitale europeo.
Anche per questo sarebbe
preferibile un Forum o un coordinamento permanente e strutturato - tipo quello
di San Paolo, che comprende tutta la sinistra antagonista latino-americana –
aperto a tutti i partiti comunisti e di sinistra alternativa del continente che
abbiano un minimo di influenza di massa.
L’UE non è tutta
l’Europa.
4) Mentre i partiti europei
socialdemocratici e conservatori lavorano sull’insieme del continente, Russia
compresa (Gorbaciov è uomo che lavora a stretto contatto dell’Internazionale
socialista), e così le borghesie più lungimiranti (si pensi all’asse
franco-tedesco-russo), i partiti comunisti e di sinistra alternativa (alcuni di
essi) operano come se ci fosse ancora il Muro di Berlino e ignorano l’altra
parte dell’Europa. Benchè alcuni dei maggiori partiti comunisti e di sinistra
anticapitalistica si trovino ad Est, nelle repubbliche europee dell’ex Urss,
essi vengono sistematicamente esclusi dai processi di aggregazione della
sinistra europea, sulla base di veti di natura ideologica (che essi sì
contraddicono la citata Tesi congressuale 35).
Nel Consiglio d’Europa (organismo dove
sono presenti delegazioni dei Parlamenti nazionali di TUTTI i paesi europei,
non solo UE) esiste un gruppo parlamentare che si chiama anch’esso GUE, che
comprende non solo i partiti del GUE del Parlamento europeo, ma anche
rappresentanti comunisti e di sinistra di Russia, Ucraina, Bielorussia,
Moldavia… Basterebbe far funzionare questo GUE-bis ed ecco che già esisterebbe
una sede politica e istituzionale in cui operare su un piano pan-europeo, senza
preclusioni nei confronti di alcuno. Solo che manca la volontà politica, da
parte di alcune forze della sinistra dell’Europa occidentale, di operare in
questo senso.
I partiti i cui leader sembrano
disposti a partecipare ad un congresso costituente del “partito europeo” prima
delle elezioni europee, contano complessivamente circa 300.000 iscritti, con un
bacino elettorale di circa 6 milioni di voti. Gli altri contano nella sola UE
circa 400.000 iscritti e circa 6 milioni di voti; e complessivamente,
considerando l’insieme del continente, circa 1 milione di iscritti e oltre 20
milioni di voti. Ovvero : gli “inclusi” contano in voti e iscritti circa il 20%
dell’insieme della sinistra comunista e alternativa europea. Se si vuole UNIRE,
è necessario quindi operare per coinvolgere il numero di partiti il più ampio
possibile.
Percorso e metodo a
livello europeo.
5) Assai discutibili sono le modalità
con cui si è giunti all’incontro di Berlino del 10-11 gennaio 2004, dal punto
di vista della pari dignità tra le diverse forze della “sinistra
alternativa”(nei primi due incontri, convocati dal Synaspismos ad Atene a
partire dall’aprile 2003, è stato escluso “d’ufficio” il PC greco-KKE, che in
conseguenza di ciò si è ritirato dal processo; nei successivi incontri si è
confermata l’esclusione di quasi tutti i partiti comunisti e di sinistra
alternativa dell’Est europeo e dei Balcani, e di altri). Discriminazioni che
hanno creato un clima di sfiducia reciproca, di scarsa trasparenza, nelle
relazioni tra i partiti, che stanno incrinando i presupposti di una vera
solidarietà e unità d’azione, già resa complessa dall’esistenza, tra i partiti
del GUE, di importanti divergenze politiche, programmatiche, strategiche,
identitarie. Esse rendono precaria l’unità e l’iniziativa comune e a tutti
consiglierebbero di evitare forzature, come è appunto quella della costruzione
accelerata di un “partito europeo”, che presupporrebbe ben altre convergenze
strategiche.
Tra gli stessi 4 partiti “di testa” del
partito europeo (PRC, IU, PDS, PCF) non esiste una posizione comune nemmeno sul
progetto attuale di Costituzione europea. Il PRC e il PCF sono contrari; in IU
e nella PDS esistono tutte le posizioni. Per non parlare delle divergenze nel
GUE : pro e contro l’euro, pro e contro l’UE, pro e contro l’esercito europeo,
pro e contro un’Europa federale, pro e contro Cuba, ecc….Per non parlare delle
valutazioni storiche sul ‘900, sul “socialismo reale”, ed altre questioni
identitarie : con posizioni tra loro più distanti di quelle che si registrano
ai lati estremi del dibattito in Rifondazione.
CHE FARE ?
6) Il minimo che si possa fare a questo
punto, per non cristallizzare divisioni irrimediabili tra le forze comuniste e
di sinistra alternativa europee e tenere aperto un processo unitario, è di :
-rinviare ogni decisione formale
e fondativa del “partito europeo” a dopo le elezioni europee, anche al fine di
evitare che tali divisioni pesino negativamente nella campagna elettorale e si
ritorcano negativamente sull’immagine dell’insieme dello schieramento di
sinistra alternativa, con un danno per tutti;
- operare perché le forze comuniste e
di sinistra alternativa, a partire da quelle collegate al GUE, si presentino
alle elezioni con un documento politico-programmatico comune che metta in
evidenza i punti di convergenza e di maggiore impatto sui popoli europei (lotta
contro la guerra, antiliberismo, difesa dello Stato sociale e dei diritti dei
lavoratori, ecc.). Come dimostrano recenti incontri svoltisi a Parigi e a
Lisbona e i documenti unitari che ne sono scaturiti, tale convergenza è non
solo necessaria, ma possibile, e ben al di là dei confini del GUE;
- dopo le elezioni europee, riprendere
l’iter della discussione per la costruzione del soggetto europeo come previsto
dalla Tesi 35, quindi su basi unitarie e paritarie, bandendo veti,
pregiudiziali, esclusioni di ogni tipo: aprendo a tutte le forze comuniste e di
sinistra alternativa del continente, per pervenire insieme, senza
precipitazioni né forzature organizzativistiche, a soluzioni unitarie.
Claudio Grassi (segreteria nazionale
P.R.C.)
Bianca Bracci Torsi
Guido Cappelloni
Bruno Casati
Gianni Favaro
Rita Ghiglione
Damiano Guagliardi
Gianluigi Pegolo
Fausto Sorini
Giuseppina Tedde