Bombe all'uranio: verita' e giustizia.
La vicenda del giovane caporal maggiore dell' Esercito Italiano Valery Melis,
morto dopo una forma di leucemia contratta a seguito di sospetta esposizione ad
uranio impoverito, deve essere una di quelle morti che ci devono far
doppiamente riflettere.
Senza entrare nel merito medico-scientifico del caso, e' bene ricordare che il
povero Melis aveva operato in Macedonia, ai confini con il Kosovo, poco lontano da un'area, come gran
parte della Serbia, pesantemente bombardata con ordigni all'uranio impoverito,
nel corso della guerra "umanitaria" del 1999. Le autorita' italiane
erano al corrente del pericolo-uranio impoverito sin dal lugluo 1999, ma, a
quanto pare, le misure di sicurezza furono impartite soltanto a fine novembre
dello stesso anno.
L'altra riflessione e' rivolta alle popolazioni civili delle vaste zone colpite
da questo tipo di bombe all'uranio impoverito.
All'inizio del conflitto, gli sprezzanti strateghi della Nato affermavano che
avrebbero potuto far ritornare la Serbia all'eta' della pietra. Ebbene ci sono
quasi riusciti. Oggi, a pochi anni da quella ennesima guerra imperialista alle
porte di casa nostra, i bambini serbi muoiono dieci volte piu' di prima di
leucemia ed almeno cinque volte piu' di prima di varie forme di tumori.
L'economia e' allo sfascio piu' totale, e la gente per sopravvivere e'
costretta a cibarsi con i prodotti
della loro terra, altamente contaminati a causa dei bombardamenti
"umanitari".
Di fronte al dramma e al dolore immenso
della famiglia del giovane caporal maggiore Melis e' giusto inchinarsi e
chiedere verita' e giustizia, ma, allo stesso identico modo, e' giusto pensare
anche al dramma di quel popolo ingiustamente bombardato per la salvaguardia
degli interessi strategici e politici americani.
Frediano DUTTO, Rifondazione Comunista - circolo di Chivasso.