da Liberazione, 31 marzo
2004 pag. 14
“Il potere, la violenza, la resistenza”
Il convegno de l’ernesto a Milano
ricco di partecipazione e discussione
di Marco Dal Toso
Si è svolto venerdi’ 26 e sabato 27 marzo scorsi, presso la storica “casa della
Cultura” a Milano, il convegno organizzato dalla rivista l’Ernesto (con la collaborazionedel
Centro culturale “Concetto Marchesi”
di Milano) sul tema “Il potere, la violenza ,la resistenza”. La manifestazione,
seguita complessivamente da circa 400
tra compagne e compagni, ha visto la
partecipazione, in veste di relatori,
di figure di spicco della cultura comunista, della sinistra critica, dell’area
cattolica e del movimento. Nella serata di venerdì 26 coordinata dal direttore
Fosco Giannini, che ha offerto una cornice per la discussione evocando “la
necessità assoluta – per il rilancio del comunismo dopo la crisi – di avviare
una ricerca critica profonda e dai caratteri scientifici, una ricerca plurale
che escluda in via preliminare, per aver esito positivo, nostalgie e
liquidazionismi”, si è avviato il confronto
con una introduzione di Claudio
Grassi, seguita dagli interventi di
Piero Bernocchi, Rina Gagliardi e Valentino Parlato.
Grassi, dopo aver contestato la
spirale guerra-terrorismo, ha ricordato che la guerra non è causata dal
terrorismo ma dalla crisi del
capitalismo e dalle sue politiche economiche spoliatrici. Dopo aver ribadito come la guerra alimenti il terrorismo “che uccide l’idea di trasformazione sociale e anche
per questo è avversato dai comunisti”,
ha poi messo in luce la differenza tra la critica (“necessaria”) al
comunismo del ‘900 e la sua condanna totale, “che cancellerebbe la stessa
storia dei comunisti rendendoli senza futuro”. Soffermandosi poi sulla legittimità della resistenza irachena
ha rilevato come sia giunta l’ora di “avere meno pentimenti e più forza nel
denunciare le violenza dell’imperialismo e dei padroni, dal ‘900 ai nostri
giorni”. Grassi, infine, rammentando lo strapotere dei pochi centri
capitalistici sui popoli del mondo, ha sottolineato come non possa essere
elusa, da parte dei comunisti, la questione del potere.
Bernocchi, dopo aver sottolineato
“come non vi sia alcuna emergenza-violenza nel nostro paese”, si è dichiarato
stupito della condanna in astratto della violenza, che significherebbe, in
ultima analisi, la rinuncia alla lotta da parte dei popoli e ad ogni
trasformazione rivoluzionaria.
Rina Gagliardi si è soffermata
sull’opzione politica della non violenza circoscrivendone la validità al “qui e
ora” riconoscendo,inoltre, sia la difficoltà che la necessità di coniugarla all’idea e alla pratica del
comunismo. Dopo essersi chiesta “perché il movimento operaio nel corso del ‘900
abbia perso”, ha sottolineato la necessità
di compiere una approfondita riflessione interna ed esterna al partito
che indaghi le ragioni della sconfitta.”.
“Il comunismo – ha concluso la compagna Gagliardi - non può ridursi a
una nostalgia, qualcosa cioè “a cui rimanere fedeli. Anche il leninismo, che
non ho mai condiviso, è stato capace di grandi innovazioni”.
Valentino Parlato, in dissenso da
Rina Gagliardi (che l’ha accusato bonariamente di “continuismo”), si è interrogato sul perché dell’operazione
politica relativa alla non violenza compiuta dal gruppo dirigente di Rifondazione.
“ Il pericolo – ha detto Parlato – è rompere con tutta la tradizione
comunista”. “L’uso della forza – ha proseguito – è talvolta indispensabile e
bisogna stare attenti a non ripetere l’operazione che Craxi fece con Proudhon”.
Nella giornata di sabato si è svolto il seminario di approfondimento storico-
teorico che ha visto la partecipazione, fra gli altri, del comandante
partigiano Giovanni Pesce; di
dirigenti sindacali come Franco Arrigoni (FIOM); intellettuali come Giuseppe Prestipino, Franco Russo, Andrea
Catone, Lidia Menapace, Josè Luis Del Rojo, Fausto Sorini e Alberto
Burgio; militanti femministe e
comuniste come Lidia Cirillo; esponenti del mondo cattolico come don Renato
Sacco di Pax Christi e la lettura dei contributi di Lucio Magri, Angelo Del
Boca, Giorgio Bocca, Enzo Collotti e Gianni Minà. La giornata seminariale è
stata aperta dalla lettura dell’intervento di Magri,
che ha ribadito la necessità di un approccio critico con il socialismo
realizzato, ma ha anche affermato “che occorre reagire ad un liquidazionismo
che oggi sta dilagando il tutta la sinistra” e che “si rifiuti, perché
falsificante, una ricostruzione della storia del ‘900 e del movimento comunista
che considera l’uno e l’altro come un cumulo di macerie”.
Prestipino ha ricordato, con
Croce, che il giudizio storico deve essere autonomo, svincolato dalle
contingenze politicistiche.
Franco Russo ha affrontato il tema
delle “vie del potere” e dopo aver
affermato come “Togliatti liquidò il leninismo con l’ipotesi della via nazionale
al socialismo”, si è soffermato sulla
destrutturazione del potere in Lenin, mettendo a confronto, in tema di garanzia
dei diritti universali, le esperienze del potere rivoluzionario e
dell’assemblea costituente. Per Russo
la diminuzione di sovranità dello Stato è oggi messa in discussione dalla
centralità del mercato e dalla lex
mercatoria : “oggi ad esempio lo Stato e le imprese delegano alla WTO la regolamentazione del commercio e occorre porsi il problema del superamento
dello Stato tramite forme di democrazia deliberativa partecipata”.
Andrea Catone, dopo aver invitato
ad osservare la questione della violenza nell’ambito “dei rapporti di
produzione”(Engels) si e’ soffermato
sul concetto di “violenza levatrice di ogni società” cosi’ come argomentato
nel primo libro del Capitale di Marx a proposito dell’ accumulazione originaria
capitalistica della borghesia tramite l’esproprio e il ricorso all’uso della forza (Gewalt). Dopo aver messo a fuoco la natura e la consistenza del nesso che lega la conservazione
degli assetti di potere dati all’impiego della coercizione e di quella che Marx
definiva “coazione extra-economica”, Catone ha affermato l’indissolubile legame
fra capitalismo e Stato. Infine, dopo aver osservato che “gli uomini fanno la
storia in base alle circostanze che trovano davanti a sé e che il proletariato
non può scegliere da sé il terreno di lotta”, ha rilevato come non ci sia mai
stata, per il movimento operaio italiano, una visione “catartica” e
purificatrice della violenza, come invece avvenne nel fascismo.
Fausto Sorini ha svolto una
relazione sul tema “Violenza,
terrorismo e lotta armata nell’azione del Partito Comunista d’Italia
clandestino” nel dibattito che si sviluppò all’interno del partito comunista
alla conferenza di Basilea nel 1928. Dopo aver esaminato le posizioni di
Ottavio Pastore, Ruggiero Grieco e Palmiro Togliatti, Sorini ha ricordato la critica di Secchia al terrorismo
individuale e la sua indicazione, anche in dissenso con Togliatti, di far
crescere “anche nel corso di dimostrazioni pacifiche agitazione laddove c’era
fermento”.
Lidia Menapace ha motivato il suo
pacifismo assoluto ricordando alcune forme di lotta non violente efficaci
utilizzate dal movimento operaio nel corso della sua storia (scioperi, boicottaggi,
occupazioni, azioni radicali, spesso
illegali, ma mai violente). Con forte passione civile, ha infine ricordato la natura razionale e volutamente
“anti-eroica” della Resistenza italiana.
Del Rojo, ricordando i guasti
profondi del neoliberismo in America Latina, ha severamente criticato quei settori della sinistra
europea che “arricciano il naso quando parlano del Venezuela di Chavez”. Lidia Cirillo, dopo essersi dichiarata
d’accordo con una parte della relazione di Grassi, si è soffermata “sulle
differenze in tema la ricostruzione di un soggetto di classe: il movimento dei
movimenti va accolto come una positiva novità politica, in considerazione della
sua natura giovanile, internazionale e di critica al liberismo. Oggi
occorrerebbe tentare di riadeguare il partito alla società senza rimanere una
forza meramente identitaria”.
L’intervento di Enzo Collotti ha trattato il tema della
vicenda drammatica delle foibe contestualizzandola storicamente nell’ambito
delle violenze commesse dai fascisti e dai nazisti nei confronti delle
popolazioni slave dell’Istria negli anni compresi fra il 1939 e il 1944.
Le note di Angelo Del Boca
hanno ricordato le cifre della
resistenza italiana (tratte dal rapporto del generale Clark : 44.ooo morti,
364.ooo combattenti), sottolineando l’importanza di opporsi al tentativo di
mettere sullo stesso piano repubblichini di Salò e partigiani, vittime e
carnefici, in nome di una riconciliazione di tipo revisionistico. Del Boca ha incentrato poi il suo
intervento sul 60° anniversario (20 giugno 1944) dell’eccidio nazifascista di
Fondotoce (Val d’Ossola) dove furono barbaramente torturati e poi trucidati 42 partigiani, e partendo da tale
anniversario il grande storico ha messo in luce lo scarto tra la grandezza
della lotta partigiana e l’attuale fase revisionista.
Don Renato Sacco ha raccontato
della sua esperienza in Iraq, e ha ricordato le grandi sofferenze di quel
popolo sotto il dominio nord americano, ponendo la questione della piena
legittimità della resistenza popolare irachena.
La relazione di Gianni Minà ha
chiarito come in America Latina l’uso della forza sia necessario sia per
mantenere le conquiste sociali realizzate a Cuba,in Venezuela e in altri paesi
che per difendersi dall’aggressione imperialista. Nel suo intervento Giorgio Bocca, dopo aver criticato il
revisionismo storico imperante e ricordando la necessità etica della lotta dei
popoli, si è dichiarato in disaccordo con Bertinotti rispetto alla questione
della non violenza. La compagna Luisa
Morgantini, che era invitata al convegno e non ha potuto
parteciparvi per un impegno in Turchia, ha voluto telefonare da Dyarbakir
(Kurdistan turco) per salutare le compagne e i compagni e per esprimere ed
ottenere un messaggio di solidarietà per Ocalan. Un saluto ai lavori è venuto anche dal costituzionalista Gianni Ferrara.
Il convegno è stato anche caratterizzato dagli interventi dell’economista Joseph
Halevi, che ha trattato il tema “ Imperialismo Usa e Medio Oriente”
e di Jaime Ballesteros, presidente
dell’ Organizzazione per la Solidarietà ai Popoli dell’Asia, dell’Africa e
dell’America Latina (OSPAAAL) e già vice segretario generale del Partito
comunista di Spagna, che ha affrontato il tema “Assetti geopolitici e guerre
imperialiste”. Un significativo saluto al convegno è stato portato da Hugo Ramos Milanes ( dell’Ambasciata di
Cuba in Italia), da Bassam Saleh’
( rappresentante della Comunità palestinese a Roma) e da Le Vinh Thu (Ambasciatore della Repubblica
del Vietnam in Italia).
L’intervento conclusivo di Alberto Burgio
ha infine ripercorso lo svolgimento dei lavori, ponendone in risalto l’apertura
e la ricchezza e soffermandosi su alcuni nodi cruciali del dibattito.Tre in
particolare: la discussione sulla guerra americana contro l’Iraq (a questo
proposito Burgio ha sottolineato come in tutti gli interventi la rigorosa
critica al terrorismo si sia intrecciata alla problematizzazione di
quest’ultimo concetto, e ha quindi messo l’accento sul generale riconoscimento
dell’importanza della resistenza irachena, oltre che della sua legittimità); la
questione della non violenza (osservando come quasi tutti i relatori l’abbiano
affrontata contestualmente al tema dei rapporti di forza e ricordando che
l’intera storia recente del movimento operaio – almeno in tutto il secondo
Novecento - testimonia della consapevolezza della natura “disseminata” del
potere politico); il problema del potere, tematizzato, in più di un intervento,
nei termini di una critica della sovranità e della centralità dello Stato.
Riguardo a tali questioni Burgio ha richiamato l’attenzione sui presupposti
analitici di questa critica (a cominciare dalla ricorrente propensione ad
identificare lo Stato con la specifica statualità borghese capitalistica) e
sulla subalternità all’ideologia liberale che essi talvolta tradiscono. Del
convegno verranno pubblicati gli atti, da prenotarsi presso la redazione de “l’ernesto” (info@lernesto.it ).