Bertinotti messo sotto torchio dalla storia, comunista
Di Tiziano Tussi
Da poco si è svolto il congresso costitutivo della Sinistra Europea, acronimo
SE, come qualche intelligentone ha già fatto notare. Quindi il dubbio,
l’arrovellamento, Ingrao, insomma il nuovo,
grande vitalità. Ma così proprio non pare. Anzi. L’operazione ha dovuto
reggersi su un attacco sperticato allo stalinismo per destare attenzione nei
media. Infatti non pare, allo stato attuale delle cose, che lo stalinismo sia
un pericolo per il movimento dei movimenti,
né che vi sia un forte partito stalinista all’orizzonte politico italiano.
Ingrao è la luce che guida la carica, rilascia interviste in cui critica Fidel
Castro, quale stalinista, ovviamente; critica Stalin, critica senza nemmeno accorgersene
il piano storico fattuale, quello tanto caro a Marx. Neppure Mao gli piace. In
fondo gentucola, che ha solo represso ecc. ecc. Ma la curvatura del cerchio
teoretico, di questa teoria politica non viene neppure sospettata, tanto che
Ingrao e Bertinotti si sbracciano assicurando di riferirsi al moro di Treviri, ma solo a lui ed a tutta
la galleria di dubbiosi, a loro dire, del comunismo.
Liberazione, di sabato 15 maggio,
pubblica una lunghissima lettera, in verità un intervento, di Francesco Cossiga
ed una risposta, quasi altrettanto lunga di Bertinotti. Il testo del segretario
della SE e di Rifondazione ripete la litania che da tempo sta proponendo: lotta
alla globalizzazione, più movimenti, più inventiva, un po’ di Marx, ed altri,
qui Benjamin. E teologi vari.
Spariscono logicamente Gramsci, Lenin, naturalmente Mao, Castro, Ho Chi Minh,
ecc. ecc. Insomma sparisce la storia del comunismo, così come si è sostanziata.
Ed è proprio questo annullare che gli viene imputato da Cossiga. Uomo molto instabile,
capace di muoversi, come vero democristiano, nei pantani della politica
italiana del secondo dopoguerra. Ad un certo punto, nello scritto,
l’insistenza per i momenti topici del
comunismo del Novecento, pare persino irridere l’operazione bertinottiana, che
si rivela, secondo la lezione di Cossiga, ingenua ed ingrata. Ma se prendiamo
per buono il piano della critica dell’ex presidente della Repubblica possiamo
concordare con il fondamento della stessa.
Il marxismo è teoria profondamente
storicistica. E’ un hegelismo calato ancora di più nella storia. Questo non ce
lo inventiamo noi, lo ha detto lo stesso Marx, riferendosi ad Hegel, in
numerosi passaggi. Basti citare quello famosissimo del 18 brumaio, nel quale Marx specifica di
più l’indicazione hegeliana sulle cose “che accadono due volte nella storia”.
Marx non è Feuerbach che parla di un’indistinta supremazia della corporeità,
anche se Feuerbach ha molti meriti da ricordare, che si capiscono meglio quando
si invecchia. Marx gioca i suo pensiero sul piano storico, sul piano fattuale.
E sul quel piano i comunisti incontrano, dallo loro parte, tremendi esseri
quali Stalin, Pol Pot, Enver Hohxa, Tito, Castro e compagnia cantando. Certo,
di alcuni occorre prendere, a livello storico, per la costruzione del comunismo
in Italia l’1%, per altri il 50. Percentuali variabili. Ma ognuno di loro,
tutti quanti, fanno parte della nostra
storia.
Sta a noi poi usare ciò che più serve. La chiesa in fondo fa così, da sempre. E
dimostra una grande resistenza. Ma non
pare che il buon Bertinotti o il buonissimo Ingrao abbiano mai chiesto al papa,
a questo papa, di rinnegare Giulio II o Alessando VI, o i papi di Avignone, in
blocco. La storia è il nostro humus. Vico ci dovrebbe aiutare a ricordare.
Altro non c’è. Verum est factum. Solo ciò che si fa si conosce. L’uomo non sa
chiaramente ciò che gli piacerebbe ci fosse, ma solo ciò che fa. E se la
materia di intervento fa schifo, cerca di raddrizzarla. La parte negativa serve
ad arrivare ad un livello positivo, di valore. Dialettica, altra arma marxiana,
che questi recupera da Hegel: insomma la nullificazione di una parte di un
pensiero porta alla sua evanescenza totale. Ma come si fa a nullificare ciò che
è stato? Bertinotti ce lo dovrebbe spiegare. Il segretario di un partito che si
richiama, che si dice, comunista deve lavorare nella storia con l’uomo che si
sostanzia in essa, non nei siderali spazi del pensiero puro. Che notoriamente
non esiste.