www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 18-06-04
Palestina oscurata: dopo la Francia, l’Italia?
E’ ormai da un bel po’ di tempo che sono costretto ad interrogarmi sui motivi
alla radice della difficoltà con cui la sinistra italiana – sia quella
“moderata” che quella “alternativa” -
si rapporta alla questione palestinese, spesso optando per il silenzio o
per la condanna del “terrorismo palestinese”, quasi mai intervenendo per
denunciare l’occupazione militare e coloniale israeliana. Anche ora, di fronte
all’abnorme violenza rappresentata dal Muro dell’Apartheid, non si vedono
grandi prese di posizione, proposte di iniziativa, appelli e meno che mai
mobilitazioni. I Palestinesi non sono forse mai stati così soli nella loro pur
lunga lotta per non essere cancellati dalla loro terra e dalla storia, che è poi
l’obiettivo perseguito con fanatica determinazione da generazioni di sionisti.
Non trovo risposte soddisfacenti. Il silenzio complice su una pulizia etnica
che dura da più di mezzo secolo non si può spiegare solo con il mediocre
livello culturale di un ceto politico che, per esempio, non è in grado nemmeno
di comprendere la differenza che esiste fra l’ebraismo e il sionismo,
affrettandosi a bollare come antisemita e antiebraico tout court chiunque
avversi un’ideologia e un orientamento politico quale è il sionismo; il che
sarebbe come definire anti – italiano chiunque detesti il fascismo o anti –
americano chi non si identifica con i neoconservatori di Bush e Wolfovitz.
Forse, una spiegazione va cercata nella potenza delle lobby sioniste, che in
larga misura coincidono con i gruppi di pressione e i think tank
neoconservatori diffusi in tutto il mondo a sostegno dei progetti dell’estrema
destra oggi al governo negli USA e in Israele. Non è un mistero che queste
lobby, nel nostro Paese, abbiano conquistato posizioni chiave in molti settori
strategici, particolarmente in quello delle comunicazioni di massa, dove
autorevoli esponenti sono inseriti nelle direzioni e nelle redazioni dei
telegiornali e dei quotidiani, tanto di destra che di sinistra.
Ora, l’oscuramento della questione palestinese sembra entrato in una nuova
fase, passando dal controllo e dalla manipolazione degli organi di informazione
all’annientamento delle fonti informative alternative; questo salto di qualità
non si è ancora verificato in Italia, ma in Francia ha già assunto dimensioni
più che preoccupanti.
Dall’inizio della seconda Intifada, vi sono stati episodi che hanno coinvolto
librerie e radio alternative, dinamitate da estremisti ebraici; si è trattato
di attacchi gravi ma sporadici, anche perché azioni così plateali ottenevano il
risultato opposto a quello voluto, non raggiungendo l’obiettivo
dell’intimidazione e provocando sentimenti di solidarietà verso le vittime e di
condanna verso gli attentatori. Nelle ultime settimane, invece, sono stati
presi di mira e ridotti al silenzio i più importanti siti internet francesi che
informano sulla questione palestinese; alcuni sono riusciti a tornare visibili,
ma il portale più frequentato e completo, Solidaritè Palestine, è tuttora
completamente oscurato.
Oltre a Solidaritè Palestine, gli hackers con la kippà sono riusciti ad
oscurare temporaneamente, in coincidenza con le elezioni europee, il sito della
lista Euro – Palestine, quello dell’artista arabo-francese Dieudonnè, il sito
islamico francofono Oumma e quello del Coordinamento delle Associazioni per una
Pace Giusta in Medio Oriente. I commenti sono concordi nell’affermare che si è
trattato di attacchi coordinati e molto “professionali”, che dimostrano
un’elevata disponibilità di mezzi e risorse da parte degli autori. Solidaritè
Palestine è oscurato dalla seconda metà di maggio e nemmeno il cambiamento di
indirizzo, avvenuto il 16 giugno, sembra aver prodotto risultati, perché il
sito è tuttora irraggiungibile.
L’oscuramento di Solidaritè Palestine è particolarmente grave perché si tratta
del principale mezzo di informazione in Francia – e non solo - sulla questione
palestinese, uno strumento indispensabile per chiunque voglia conoscere la
realtà di quel conflitto e le opinioni dei diversi protagonisti; è grazie a
Solidaritè Palestine, per esempio, che gli articoli del pacifista israeliano
Uri Avnery vengono tradotti in francese e diffusi in quel Paese e in altri,
come è sempre grazie a Solidaritè Palestine che è possibile conoscere giorno
per giorno la realtà dei Territori Occupati, dei profughi, dei movimenti
israeliani contro l’occupazione, delle diverse attività di solidarietà e di
informazione nella maggior parte del mondo totalmente o parzialmente
francofono, dal Belgio al Canada e al Marocco.
Lo scopo di questo intervento è, per così dire, preventivo; visti gli ottimi
risultati ottenuti in Francia, non è da escludere che anche in Italia si
verifichino attacchi simili e gli strumenti per contrastarli sono, purtroppo,
poco efficaci.
La sola risposta veramente efficace è quella di pretendere che anche i grandi
mezzi di informazione, e in particolare quelli di proprietà pubblica, tornino
ad informare con un minimo di onestà su quello che avviene in un piccolo
territorio dove ogni giorno le truppe di occupazione e i coloni paramilitari
assassinano gente, demoliscono case, requisiscono terreni, distruggono ulivi e
campi coltivati, sparano sulle ambulanze, torturano e – non dimentichiamolo,
per favore – ogni giorno procede la costruzione del Muro dell’Apartheid, che
sta trasformando le città e i villaggi della Palestina occupata nei più grandi
campi di internamento che la storia ricordi. In fondo, è naturale che gli
autori di questo scempio e i loro complici internazionali vogliano riparare le
loro gesta dietro una spessa cortina di silenzio e di omertà; facciamo in modo
che non ci riescano.
Germano Monti – Forum Palestina