www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 23-10-04

Lettera a Liberazione

Oggetto: editoriale del nuovo direttore Sansonetti sui "mercenari"


Gentile Direttore, quale vecchio e non pentito comunista, e da 10 anni iscritto a Rifondazione, non sono stato minimamente sorpreso dalla pubblica crocifissione di quel giudice, colpevole solo di aver chiamato con il loro nome, “mercenari”, gli ex ostaggi Cupertino e soci.
Ma che il direttore del quotidiano comunista che leggo ogni giorno si unisse al clima generale di linciaggio, sia nell’editoriale di sabato 23 che la sera precedente nella trasmissione “primo Piano”, mi è sembrato francamente troppo.

Non solo sono state definite “infelici” le parole di un giudice che si è limitato ad esprimere una verità ovvia per chiunque abbia una visione oggettiva delle cose e non si lasci travolgere dalle suggestioni interessate dei grandi mass media, ma addirittura si è tentato di santificare, da parte Sua, gli ex mercenari-ostaggi, mettendoli sullo stesso piano di quelle due ragazze che si trovavano in Iraq per motivi esclusivamente umanitari.

Particolarmente sgradevole ed inspiegabile ho trovato la Sua preoccupazione di non voler “ … esporre alla curiosità o al ludibrio tre poveri ragazzi (sic !) che hanno subito terrificanti sofferenze in Iraq e che non sono colpevoli di alcun reato …”. Tutta la colpa sarebbe di “ … chi ha reclutato i quattro italiani, violando la legge italiana, e mandandoli in Iraq a rischiare e in un caso a perdere la propria vita … “.

Devo supporre che Lei sia convinto che i nostri quattro ingenui eroi pensassero di essere mandati in quel paese invaso e martoriato dalla guerra a fare gli animatori, i cuochi, o magari gli allenatori di calcio, e non sapessero che le agenzie che li avevano arruolati rivendicavano nella loro pubblicità di essere esperte di “ … combattimento nella jungla, in ambiente urbano, nel deserto, commandos, controterrorismo, controguerriglia … “ (Repubblica, 23 ott.) e vantavano periodi di addestramento militare in Israele, come quello Spinelli, amico di Cupertino.

Tra le loro mansioni vi erano quelle di fare da scorta armata ai dirigenti di quelle società cui sono stati assegnati appalti miliardari per “ricostruire”  ciò che i loro stessi governi avevano già distrutto a suon di bombe, il tutto a spese degli Iracheni, compiti cioè di fiancheggiamento delle truppe occupanti e di collaborazione nel saccheggio del paese. O forse Lei vorrà sostenere che svolgere operazioni di sicurezza armata in un paese invaso e sconvolto dalla guerra sia un lavoro “normale” per un emigrante in cerca di fortuna?

Sono molto indignato, caro Direttore, di questi brutti segnali che provengono dal quotidiano del mio partito, certamente non casuali, e la mia conclusione e che posso fare a meno, da ora in poi, di leggere “Liberazione” formato Sansonetti.

Roma 24.10.04
Vincenzo Brandi, segretario del circolo ENEA Casaccia