TRIBUNA CONGRESSUALE – LIBERAZIONE 17 dicembre 2004
Un programma della Sinistra Alternativa con le condizioni minime per un’alleanza di governo
di Alberto Burgio
Nell’intervista al Corriere della Sera D’Alema ha invocato una politica economica «rigorosa», che si attenga scrupolosamente ai dettami di Maastricht, e ha detto di volere una legge elettorale che abolisca la quota proporzionale del 25% e riservi alle forze politiche minori una «presenza pur minima in Parlamento». In un convegno di operatori delle scuole cattoliche Rutelli ha proposto di mettere a carico dello Stato «il corpo docente delle scuole paritarie» (cioè private). Alla manifestazione di Milano Prodi ha corretto recenti esternazioni in materia fiscale (non ha più detto che le entrate dovrebbero ridurre il «costo del lavoro») ma in compenso ha ribadito che ci occorre «una ventata di concorrenza» (quindi altre privatizzazioni) e ha anche celebrato l’Europa «che ha esportato ed esporta la democrazia». Certo, ha inteso farlo in polemica con Bush, ma la cosa resta assai poco tranquillizzante, considerato che pochi mesi fa un suo documento rivendicava con orgoglio la guerra in Kosovo.
Sono soltanto gli ultimi episodi. Chiediamoci: ne viene avvalorata l’idea che
il centrosinistra abbia rivisto criticamente l’esperienza degli anni Novanta e
si sia spostato a sinistra? O non si dimostra vero piuttosto il contrario, cioè
che le forze moderate dell’Ulivo rimangono fedeli al progetto della
«modernizzazione neoliberista» (e forse anche all’ideologia delle «guerre
umanitarie»), per cui è assolutamente urgente un confronto con queste forze per
verificare se è possibile un compromesso programmatico soddisfacente in vista
di un eventuale accordo di governo?
Non è utopistico pensare che lo si possa raggiungere. C’è almeno il 15%
dell’elettorato nazionale (quanti si riconoscono nei partiti della sinistra di
alternativa e nella sinistra Ds) che chiede di cambiare strada. C’è tanta parte
del Paese (quanti in questi anni hanno manifestato contro la guerra, contro la
precarietà e la rapina dei salari, contro i misfatti del neoliberismo e la
vergogna delle «riforme» berlusconiane) che pretende pace, salari e stipendi
dignitosi, sicurezza del lavoro e dei diritti sociali, rispetto della
Costituzione. Si tratta di far pesare queste istanze, cominciando con lo
scrivere un programma minimo della sinistra di alternativa che fissi alcune
condizioni per la costruzione di un’alleanza di governo. Questo si dovrebbe
fare, subito. Anzi, lo si sarebbe dovuto fare già da tempo, tanto più che le
elezioni possono arrivare anche molto prima del 2006. Invece, inspiegabilmente,
non lo si fa.
Si preferisce discutere di «primarie» (mostrando di ignorare che uccidono la
partecipazione e distruggono i partiti), si chiacchiera di «grandi alleanze»
(guardandosi bene dal chiarire in vista di che cosa dovrebbero prendere vita),
ci si inchina al cospetto di un «leader» (prima ancora di chiedergli verso dove
intenderebbe guidarci). Da ultimo, anche il segretario della Fiom Gianni
Rinaldini ha lamentato che il dibattito sul programma sia tuttora
«inesistente», chiedendo pure lui – come noi – che alcune «questioni precise»
vengano poste al centro del confronto tra le opposizioni. Gli si risponderà che
sbaglia nel credere all’importanza di precisi impegni programmatici?
Sappiamo tutti qual è il vero problema. Le divergenze tra le forze di
opposizione sono tali da far temere, soprattutto ai partiti minori, che non si
riesca a scrivere un programma comune soddisfacente. Ma le difficoltà non
scompaiono fingendo che non esistano. Ignorandole, si rischia solo di doverle
affrontare quando non c’è più tempo per cercare soluzioni adeguate. Allora
diciamo subito agli altri partiti, con molta chiarezza, che cosa vuole
Rifondazione Comunista: no a qualsiasi guerra; una nuova scala mobile; la
cancellazione delle controriforme della destra; una legge per la democrazia nei
luoghi di lavoro e misure concrete per l’occupazione e il Mezzogiorno. Questo
si attendono da noi i movimenti e tutto il «popolo della sinistra»: deluderli
sarebbe, oltre che irresponsabile, del tutto irragionevole.
Alberto Burgio