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Per unire la sinistra alternativa


di Alessandro Valentini
su Liberazione del 02/01/2005

Il contrasto tra la 1° mozione e noi di "Essere comunisti" non è sulla necessità di svolgere un adeguato impegno unitario per battere le destre. Ambedue le mozioni - a differenza delle altre tre - colgono la pericolosità del governo Berlusconi, sia sul terreno delle politiche sociali ed economiche, sia su quello delle politiche istituzionali, sia su quello della politica estera, fino alla guerra all'Iraq e alla sua cruenta occupazione militare. Siamo in presenza di un governo che compie scelte antipopolari facendo altresì subire al Paese le pesanti conseguenze di quella miscela di populismo, autoritarismo e affarismo che costituisce il dato eversivo del berlusconismo. Il nostro dissenso rispetto alla 1° mozione non è pertanto sulla necessità di mandare a casa il governo Berlusconi, ma su come essa intende rapportarsi con l'Ulivo.

Siamo infatti contrari a un'intesa politica generale di buoni propositi e a un accordo di governo che prescinda dai contenuti. Sia chiaro, non siamo in linea di principio contrari ad un'alleanza di governo Ulivo-Prc, ma chiediamo che questo possibile, ma non scontato accordo, sia realizzato mediante un percorso politico che coinvolga l'insieme della sinistra alternativa, cioè quel 15% dell'elettorato rappresentato, oltre che dal Prc, dal Pdci, dai Verdi e dalla sinistra Ds. Quindi, invece di ricercare intese politiche generiche e spenderci sulle primarie, cioè su un modo di fare politica mediatico e assolutamente lontano dalla tradizione democratica del sistema dei partiti e della partecipazione, sarebbe stato opportuno aprire un confronto sui contenuti con la sinistra alternativa, proprio per definire un programma che contenga le condizioni minime di un accordo di governo con l'Ulivo.

Quindi il compito del Prc doveva essere quello di svolgere un ruolo di collante per unire la sinistra alternativa. Così non è stato. Ora il rischio - se il congresso non introdurrà una forte correzione di linea - è che il partito inesorabilmente si trasformi (una volta entrato nella grande alleanza democratica dell'Ulivo) in quella formazione antagonista che sta a cuore alla 4° mozione: una forza radicale capace di rappresentare una "cultura dei conflitti", ma nell'ambito di una coalizione politica ben ancorata alla logica dell'alternanza. Altro che alternativa di società, dunque! L'accordo già sottoscritto con l'Ulivo evidenzia un vecchio vizio di un certo ceto politico della sinistra radicale: anteporre gli assetti politici e le relative rivendicazioni di presidenze e ministeri ai programmi. Per fortuna che l'idea del potere così come lo abbiamo conosciuto nel novecento è superata!

Con il congresso occorre rilanciare una scelta comunista - la rifondazione - e non una nuova Bad Godesberg che riparta da Bobbio e dall'etica cristiana. Non si tratta di dar vita a un partito residuale e testimoniale, ma al contrario a una moderna formazione di classe e di massa capace di organizzare lotte, promuovere conflitti, sviluppare movimenti. Un partito radicato nella società e nei luoghi di lavoro e che sia uno strumento essenziale della trasformazione della società, per superare il capitalismo. Un partito, dunque, con una sua forte identità, ma nel contempo in grado di avanzare una proposta a tutta la sinistra alternativa per spostare l'Ulivo su posizioni più avanzate, per battere le destre, per mettere in discussione il sistema bipolare, per un'alternativa al blocco sociale dominante Oggi è ancora più urgente, proprio perché siamo in forte ritardo, promuovere luoghi d'incontro permanenti della sinistra alternativa. Per quanto ci riguarda lavoreremo in questa direzione portando nel dibattito alcuni punti che riteniamo qualificanti, ad iniziare dal nostro no a qualsiasi guerra. Siamo per lo smantellamento delle basi Usa, per una nuova scala mobile, per misure concrete per contrastare la disoccupazione di massa nel Mezzogiorno, per la cancellazione delle controriforme delle destre, per una legge democratica per l'elezione delle Rsu. Questo è il nostro modo concreto di essere comunisti.