Il
seguente articolo scritto da Claudio Grassi della Segreteria nazionale di
Rifondazione Comunista e coordinatore della mozione n. 2 ESSERE COMUNISTI, appare
sul sito www.lernesto.it.
La mozione n. 2, sottoscritta tra gli altri da Giovanni Pesce Medaglia d’oro
della Resistenza, è la mozione più importante che si confronta con quella di
Bertinotti al VI° Congresso di Rifondazione Comunista. E’ stata sottoscritta
dal 26% dei componenti del Comitato politico nazionale e dei Comitati politici
federali.
* * * * *
L’intervista del compagno Bertinotti su L’Unità
del 10/1/2005 è molto importante perché conferma molte preoccupazioni che
abbiamo posto alla base della nostra mozione, Essere Comunisti.
Per punti:
1) Si continua a sostenere che il centro del congresso non è il governo!
Capisco l’imbarazzo, ma è come negare l’evidenza. La stessa intervista in
questione ne è una conferma: Bertinotti parla solo del governo! D’altra parte
abbiamo alle spalle ormai due mesi di dibattito congressuale, mi è capitato di
fare decine di assemblee e non ne ho trovata una dove l’oggetto della
discussione – e anche della preoccupazione – non sia stato quello dell’ingresso
del nostro partito nel futuro governo.
D’altra parte, non riuscirei a comprendere un atteggiamento diverso da parte
dei compagni.
E’ la prima volta dalla sua nascita che Rifondazione Comunista si pone questo
problema, poiché abbiamo sempre sostenuto – Bertinotti in primis – non vi fossero le condizioni per una convergenza
programmatica con il centrosinistra essendovi divergenze rilevanti con il Prc
su molte questioni di fondo: scelte di politica economica, internazionale e
istituzionale.
Oggi si propone di entrare nel governo con lo stesso presidente del Consiglio
con il quale abbiamo dovuto rompere nel 1998 e con una coalizione che, al
contrario di quello che si dice, non solo non si è spostata a sinistra, ma
conferma, nella sua componente maggioritaria, scelte in netta continuità con
gli anni 90. E non dovremmo parlare di questo? Non dovremmo essere preoccupati?
Al contrario. Siamo doppiamente preoccupati perché stiamo parlando di una
scelta - l’ingresso di Rifondazione in un governo – che vincolerà il partito
per 5 anni, poiché è del tutto evidente che non si potrà ripetere l’esperienza
del ’98.
2) Nonostante l’evidenza, Bertinotti dice che il cuore del congresso è la
scelta di collocazione nei movimenti e l’uscita da sinistra della crisi del
movimento operaio attraverso la rottura con lo stalinismo e la scelta della
nonviolenza.
Sulla scelta di collocazione nei movimenti ci sarebbe da discutere, visto che
proprio questa scelta di entrare nel governo ha determinato una rottura con la
parte del movimento che nel congresso precedente era stata definita la più
interessante: i Disobbedienti e le componenti più radicali. Ma a parte questo,
sarebbe utile una discussione sulle difficoltà – che tutti riconoscono, a
partire dagli stessi protagonisti – che stanno attraversando i movimenti,
anziché riproporre la stucchevole litania che: “Noi siamo con i movimenti”.
Quando viene rasa al suolo una città come Fallujia e nessuno dice nulla, cosa
si fa? Oppure se approvazione della Legge 30, controriforma delle pensioni e
Finanziaria avvengono senza una mobilitazione e una opposizione degne di questo
nome, come si risolve il problema?
Per quanto riguarda la lotta allo stalinismo, vorrei ricordare che Rifondazione
Comunista nasce nel 1991 con un segretario che si chiamava Sergio Garavini e
basterebbe rileggere i documenti congressuali del 1° e del 2° congresso – se si
vuole essere seri e non strumentali su vicende di questo tipo – per capire che
quel problema era stato risolto in radice; così come fa parte della storia del
nostro partito il fatto che la sostituzione di Garavini avviene con un accordo
tra Cossutta-Diliberto e Bertinotti; la storia va maneggiata con serietà,
coerenza e non utilizzata come una clava a seconda del momento, per calcoli
contingenti di lotta interna.
Sul fatto poi che la scelta della nonviolenza sia una uscita da sinistra della
crisi del movimento operaio, mi permetto di avere qualche dubbio, visto che è
stata apprezzata da tutte le forze politiche moderate del nostro paese e che siamo
l’unico partito comunista al mondo ad averla assunta.
La scelta delle forme di lotta non dipende da noi e non è generalizzabile: oggi
possiamo e dobbiamo sostenere le nostre idee con metodi democratici perché i
partigiani con le armi in pugno, hanno conquistato questa condizione; viceversa
il popolo iracheno è costretto ad attuare una Resistenza anche armata poiché il
suo paese è stato vittima di una guerra e un’occupazione illegittime.
3) Si sostiene che se non si trova il modo di cacciare Berlusconi una forza di
sinistra può anche andare in pensione. Giusto! Ma chi lo nega? Certamente non
noi che fin dal 2001 abbiamo contestato le tesi – allora sostenute da
Bertinotti – secondo le quali in questo paese vi erano due Destre (Centrodestra
e Centrosinistra) e che essendosi esauriti i margini di riformismo non aveva
nessun senso una politica frontista (figuriamoci governista!) e quindi la
centralità andava spostata sui movimenti che vivendo una fase di crescita
impetuosa avrebbero creato le condizioni per una costruzione dell’alternativa.
Il punto è che qui si passa disinvoltamente da un estremo all’altro e oggi –
l’intervista lo conferma – abbiamo già deciso di entrare in un governo pur
sapendo che non vi è un programma condiviso e che, anzi, questa discussione non
è nemmeno iniziata!
Certo, è importante battere le propensioni neocentriste, che non sono,
purtroppo, solo di Rutelli, ma allora a queste proposte bisogna rispondere e
quando Rutelli avanza 14 punti di proposta programmatica non è sufficiente dire
che il metodo è giusto, ma dissentiamo sul merito. Si tratta di fare emergere
il nostro merito, i nostri punti programmatici, alcuni dei quali – a partire
dal rifiuto assoluto della guerra da chiunque dichiarata – non sono
negoziabili, pena la perdita di un tratto identitario fondamentale per
Rifondazione Comunista.
Da questo punto di vista il problema non è solo Rutelli: oggi Fassino sul Corriere della Sera non solo
rivendica la guerra nella Ex-Jugoslavia e il voto favorevole per l’invio dei
militari italiani all’estero, Afghanistan compreso, e non spende una parola per
chiedere il ritiro dei militari italiani dall’Iraq, ma sostiene che queste
scelte di politica internazionale – quindi anche la guerra – quando ce lo
chiederà l’Onu, oppure la Nato (incredibilmente messe sullo stesso piano)
verranno sostenute dal centrosinistra!
Sono parole di una gravità inaudita. Dobbiamo dire immediatamente che se nel
programma non ci sarà scritto che il governo della GAD nel corso dei 5 anni si
impegna a non partecipare a nessuna guerra noi non vi entreremo.
4) Bertinotti dice che il congresso decide con il 51%. Formalmente il
ragionamento è ineccepibile, ma un partito non è una società per azioni, e,
soprattutto chi ne ha le massime responsabilità dovrebbe proporsi di trovare il
consenso più vasto e anche di tenere conto delle varie posizioni interne.
Ma, a parte questo, c’è veramente qualcuno che pensa che sia possibile gestire
una presenza in un governo che sarà complicatissima, basta pensare alle leggi
Finanziarie rispettose dei vincoli di
Maastricht che ci proporranno, con una parte importante del partito che non è
convinta?
5) Infine sulle Primarie. Su questo Bertinotti si contraddice poiché prima
sostiene che “Se fosse per noi non le avremmo fatte”, poi sostiene che possono
diventare una “grande opportunità” perché l’alleanza diventi democratica nelle
sue scelte.
Io non riesco proprio a vedere nulla di positivo in questa scelta che rafforza
il sistema maggioritario e determina una ulteriore personalizzazione della politica.
Non bisogna mai dimenticare che le Primarie implicano la condivisione di un
vincolo di maggioranza e ciò può significare, per chi come Rifondazione è in
minoranza in una coalizione, l’accettazione di scelte anche molto gravi.
Roma, 10 gennaio 2005