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Max e Peter, brutte notizie da Bari


di Enrico Penati

“Ma che cosa cazzo è successo ?
“Ne so quanto te.
“No, tu ne devi sapere di più perché con Bert hai parlato tu, hai deciso tu, hai fatto tutto tu.
“Sì ma non sono stato io a far avere quella valanga di voti al Nicola in Puglia. A parte il fatto che neppure se lo avessimo voluto noi saremmo stati in grado di far saltare fuori tutti quei voti, neanche per un candidato nostro. Figurati per un avversario.
“Addirittura avversario...
“Sì, Peter, avversario, non giochiamo con le parole.
“Scusa Max, fammi capire. Vuoi dirmi bene che cosa ti aveva chiesto Bert e che cosa gli hai promesso tu ?

“Ma te l’ho già detto. Lui me l’ha menata un pezzo sul fatto che alla candidatura del Nicola ci teneva  molto e poi mi ha fatto un numero sul suo congresso.
“Il congresso di Rifonda ?
“Sì quello, lo fanno a Venezia ai primi di marzo.
“E allora ?
“E allora il Bert non voleva presentarsi al suo congresso con un Nicola - probabilmente, anzi, sicuramente, il solo candidato presidente regionale che avranno in tutta Italia - che nelle primarie non becca neanche il quindici per cento. E allora mi ha chiesto di passargli un po’ di voti in modo da non fargli fare proprio una figura di merda.

“Sì, va bene, ma non capisco perché noi dovremmo darci da fare perché il Bert non faccia una figura di merda davanti al suo congresso.
“Peter, va bene che tu non capisci mai un cazzo di niente ed è forse per questo che ti ho messo a quel posto. Adesso ti spiego. Al suo congresso Bert teme soltanto quelli dell’Ernesto, che sono gli unici tosti: dei droxisti non gliene può fregare di meno ed ancora meno degli altri. Ma quelli dell’Ernesto - o stalinisti o irriducibili o mai morti, o come li vuoi chiamare (a proposito, loro si chiamano comunisti, figurati) - hanno il cervello che funziona ed hanno quasi tutti un par di palle che gli amici del Bert manco se le sognano. Quindi, Peter, non so se  mi segui, ma una brutta figura di Bert al suo congresso si tradurrebbe in voti per quelli dell’Ernesto. Adesso hai capito ?
“Adesso sì.
“Meno male, però che fatica !

“Ma questo non spiega ancora tutti quei voti al Nicola, tanto da farlo vincere.
“Questo, Peter, non me lo spiego neppure io. Si dovrebbe pensare che si tratta di gente che ha votato per il Nicola proprio perché voleva votare per lui, o quanto meno non voleva assolutamente votare per il candidato della Margot.
“Max, non pensi che siano voti nostri, di gente nostra che ha votato Nicola non per tutto quel giro del fumo del Bert e del suo congresso ma per una ragione più semplice ?
“Quale ragione ?
“Che a molti dei nostri comincia a venite un sospetto.
“Quale sospetto, Peter ?
“Che avesse ragione Mao.


Nell’ultima intervista concessa da Mao Tse-tung al famoso giornalista americano Edgar Snow, nel 1974, questi fece in pratica un’unica domanda. Erano gli anni nei quali la rottura cino-sovietica era ormai ufficializzata e fra i maggiori partiti comunisti europei si cominciava a definire l’epoca nella quale si stava vivendo come quella in cui si era esaurita la fase propulsiva iniziata con la Rivoluzione d’Ottobre. Era cominciato, in altre parole, anche se soltanto nell’ambito delle dirigenze, il dibattito sul futuro del comunismo nel mondo.

Da alcune parti - probabilmente anche nell’ambito della segreteria e della direzione del Pci - stava faticosamente prendendo forma e forza l’ipotesi che il futuro sarebbe stato di quei partiti comunisti che prima e meglio degli altri avessero scelto l’opzione socialdemocratica. Non più quindi un forte ma in prospettiva inutile partito comunista - come gridavano tutti gli anticomunisti di tutti i tipi, generi, modelli e formato - ma, da subito, un forte partito socialdemocratico.

Edgar Snow chiese a Mao che cosa ne pensava di questa ipotesi.
Ecco la risposta di Mao :
“Signor Snow, lei si sbaglia. Quando un partito comunista smette di essere comunista non diventa qualcosa d’altro. Diventa niente.”