I Veri Resistenti sono quelli che resistono
“I veri
resistenti in Iraq sono quelli che resistono, caro Fassino, non quelli che la
pensano come noi, i ricchi della Terra che, gira e rigira, la pensiamo come gli
americani. Dire che i veri resistenti iracheni sono quelli che sono andati a
votare significa che a nostro parere i resistenti armati, quelli che guidano le
autobombe, che attaccano la polizia collaborazionista non lo sono, sono delle
presenze demoniache indegne del nome di resistenti.
Ma questo è un modo di ragionare tipicamente antistorico, colonialista, che
appartiene al moralismo del più ricco e del più forte. E’ evidente che il modo
di essere del terrorismo islamico, della resistenza islamica, non può piacere
(…) i loro tagliatori di teste, i loro torturatori non corrispondono ai nostri
modi di pensare e di praticare la resistenza; ma piaccia o non piaccia sono la
resistenza come è concepibile in quello che chiamano l’integralismo islamico e
anche il risorgimento islamico.
Questa resistenza totale e feroce non può essere negata perché non ci piace,
perché usa dei metodi e delle armi che sfuggono alle nostre prevenzioni e alle
nostre contromisure. Non può essere storicamente negata soprattutto perché,
quando faceva comodo a noi, l’abbiamo praticata; perché quando faceva comodo
agli americani radere al suolo le città giapponesi con l’atomica, le hanno
rase; perché quando gli inglesi volevano terrorizzare la Germania nazista, la terrorizzavano
con i bombardamenti al fosforo. (…) Questo nostro modo di giudicare gli altri
secondo i nostri valori e il nostro metro è assai poco realistico. Prendiamo ad
esempio l’esultanza, il gaudio generale a cui partecipa anche la sinistra
italiana per le elezioni in Iraq. Hanno votato e vinto gli sciiti, appoggiati
dall’Iran dove il clero sciita è al governo.
Ma per cosa hanno gioito i democratici dell’Occidente? Che vadano al governo
dell’Iraq gli stretti parenti religiosi degli ayatollah che hanno soffocato
nell’Iran la democrazia, che in pratica abbia vinto un paese che è il primo
della lista americana degli “Stati canaglia”?
Nella realtà malamente dissimulata dalle retoriche vien fuori che noi, sinistra
compresa, stiamo dalla parte americana, dalla parte degli interessi strategici
ed economici degli Stati Uniti. Vien fuori che a noi della democrazia che potrà
nascere da queste elezioni fatte in stato di occupazione interessa poco o
nulla. Interessa soltanto che nasca un governo docile e subalterno, che
normalizzi una buona volta l’estrazione e il commercio del petrolio, dia le
concessioni alle “sette sorelle” e anche al nostro Eni, con piena soddisfazione
del cavalier Berlusconi che rivendica i meriti della nostra partecipazione
militare”
Quella resistenza totale e feroce, Giorgio
Bocca, L’Espresso, 24 febbraio 2005