Sulle vicende della Resistenza presso il confine orientale
OdG contro il revisionismo sulle "foibe", respinto dalla maggioranza
al VI° congresso del PRC
(12 marzo 2005)
Da anni stiamo assistendo ad
un'opera di riscrittura della storia della Resistenza e in particolare delle
vicende relative al confine orientale, tanto che non più semplicemente di
revisionismo storico si tratta, ma di un vero e proprio ribaltamento della
verità storica, che fa diventare aggrediti gli aggressori e vittime i
carnefici. Di questa operazione è stato un momento fondamentale in questi
ultimi mesi la programmazione televisiva de "Il cuore nel pozzo", una
fiction dal contenuto completamente falso e intriso di profondo e antico
razzismo antislavo, una pesante operazione propagandistica che accredita il
giudizio sull'armata partigiana della Jugoslavia come di un'orda animata di
violenza cieca e ispirata dall'unico proposito di cancellare la presenza degli
Italiani dall'Istria.
Questa fiction non ha trovato purtroppo la necessaria opposizione, dal momento
che le polemiche dei partiti e dei personaggi del centro-sinistra hanno
riguardato esclusivamente la strumentalizzazione che ne ha fatto il ministro
Gasparri, senza tuttavia entrare nel merito dei contenuti assolutamente
inaccettabili della stessa; proteste d'altra parte assolutamente tardive e
ipocrite, perché già da oltre un anno si sapeva che questo film era stato
voluto da Gasparri, non per far luce sui fatti della seconda guerra mondiale,
ma per scopi puramente propagandistici.
Questa operazione di riscrittura della storia, iniziata in modo sistematico una
quindicina di anni fa e di cui si possono chiaramente individuare i
protagonisti in personaggi provenienti dal neofascismo come Marco Pirina, ha
visto in questi ultimi anni la sostanziale complicità di una parte della
sinistra, iniziata con lo “sdoganamento” dei “ragazzi di Salò”, avvenuto presso
l’ateneo Trieste alcuni anni fa, nel corso dell'incontro fra Violante e Fini.
Con la presentazione in questi giorni di un progetto di legge che riconosce i
repubblichini come combattenti per l'Italia, si prepara anche ufficialmente il
coronamento di questa operazione, che ha come scopo sostanzialmente quello di
riconoscere i repubblichini come i difensori del confine orientale italiano
contro l'esercito di liberazione jugoslavo, decretando così ufficialmente il
ribaltamento della storia italiana della seconda guerra mondiale e il passaggio
dei partigiani alla condizione di "banditi", come erano stati
considerati da fascisti e nazisti.
In quest'ottica le posizioni assunte dalle varie forze del centro-sinistra di
sostanziale accettazione delle versioni della destra sulla questione delle
"foibe", completamente slegate da ogni riflessione ragionata sul
contesto in cui furono inseriti quegli avvenimenti, risultano assolutamente
miopi e palesano un cedimento ingiustificabile alle posizioni degli avversari.
Va sottolineato che l’operazione revisionista consiste precisamente nella
cancellazione del contesto storico in cui s’inserirono avvenimenti
indiscutibilmente drammatici. Il problema non è affatto invocare una complessità
storica per giustificare alcunché, bensì chiarire che fatti slegati dal
complesso delle situazioni in cui si produssero risultano totalmente
incomprensibili.
Ragionare sul contesto significa, per esempio, riflettere sull’accanimento con
il quale il fascismo condusse la propria “guerra contro lo slavismo”, con
l’obiettivo specifico di snazionalizzare le centinaia di migliaia di sloveni e
croati costretti dai trattati sottoscritti dopo la prima guerra mondiale a
vivere all’interno dei confini dello Stato italiano. L’obiettivo di tale opera
di snazionalizzazione fu chiaro: la “bonifica etnica” della Venezia Giulia;
essa venne perseguita con spietata durezza, e sul piano culturale e su quello
economico.
D’altra parte la “questione delle foibe”, e del confine orientale in genere,
sta diventando una sorta di cartina al tornasole che rivela l'avvenuta
condivisione fra destra e sinistra di un pensiero unico contro il diritto di
ribellione, anche violenta, all'oppressore, contro il diritto stesso di Resistenza
dei popoli (sancito e riconosciuto perfino dall'ONU!) e contro la possibilità
che esso venga legittimamente praticato anche con le armi.
Il Partito della Rifondazione Comunista non può confondersi con i sostenitori
di questo pensiero unico: difendere la memoria storica della Resistenza di
tutti i popoli che hanno resistito al nazifascismo, fra cui e soprattutto i
popoli della Jugoslavia, non solo è un'operazione storica per i comunisti oggi
in Italia, ma è anche un importante momento del nostro impegno attuale; si
tratta infatti di difendere il diritto alla lotta per la giustizia,
l'uguaglianza, la libertà contro l'imperialismo oggi, nella consapevolezza che
la Resistenza armata non ha niente a che vedere con le operazioni di un
indiscriminato terrorismo individuale che semina morte anche tra i civili
innocenti, ma rappresenta una delle opzioni in campo se diventa lotta di popolo
condivisa e generale contro le invasioni straniere.
Venezia, 6 marzo 2005
Questo OdG è stato votato dai soli
delegati delle mozioni 2, 3 e 5; i delegati della mozione 4 si sono astenuti.
La risicata maggioranza bertinottiana (59 per cento dei delegati) ha respinto
l'OdG.
Firmatari: Alberto Burgio (mozione 2), Gabriele Donato (mozione 5)
fonte:
jugocoord@tiscali.it