www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 06-04-05

Per ora i peggiori stanno a destra


Tiziano Tussi

Le recenti ed importanti elezioni regionali amministrative che si sono svolte all’inizio di aprile hanno aperto numerosi varchi nel panorama politico italiano. La sconfitta della compagine del premier Silvio Berlusconi è apparsa netta e chiara a tutti, anche a lui. Uno spostamento di voti verso il centro sinistra ed addirittura un’elezione in Puglia, regione del profondo sud, di un rappresentante di Rifondazione Comunista, il partito di Fausto Bertinotti, che si ritiene esser all’estrema sinistra del panorama politico parlamentare; un rappresentante comunista e per di più noto omosessuale. Insomma una vera e propria rivoluzione culturale, un terremoto in piena regola.

Problemi per il futuro. Per il Polo di destra di Berlusconi appare sempre più improbabile tenere in mano il paese solo con continue promesse e con un nulla di fatto. In sintesi un governo che ha teso molto di più a difendere rendite di ricchezza e la posizione giudiziaria ed economica del leader, le cui aziende, anche quest’anno hanno macinato profitti da capogiro. Le reazioni all’esito del voto sono state di presa di coscienza del fatto solo per alcuni esponenti del Polo di Berlusconi.

Altri, compreso lo stesso leader, si sono limitati a ripetere la solita litania dell’anticomunismo, della sudditanza culturale dalla sinistra, dell’egemonismo sociale della stessa a livello di poteri forti. E’ stata tirata in ballo anche la morte del Papa? Tutte dichiarazioni che hanno portato la cosiddetta Casa della Libertà a perdere anche queste elezioni, dopo altre situazioni elettorali negative, ma parziali, che si sono registrate del 2001 in poi. Il governo è apparso cotto. Con nessun argomento politico da mettere in campo. Insomma queste elezioni, che sono state quasi nazionali, quattordici regioni su venti alle urne, altre il Polo le aveva già perse l’anno scorso, hanno mostrato tutti i limiti dello schieramento al governo.

L’incapacità e la difficoltà di muoversi con intelligenza hanno sfondato anche nell’elettorato. Un unico vincente, la Lega Lombarda di Bossi, che ha permesso al Polo di confermare la Lombardia ed il Veneto, due regioni ricche e che sono ora l’unico feudo del partito razzista nordista, la cui presa però non aumenta ma si limita a resistere soprattutto nella provincia profonda delle città, nei paesi a ridosso delle Alpi. Ma questo risultato è il segnale più forte della sconfitta del centro destra. Infatti se Berlusconi riesce a tenere solo alleandosi fortemente a Bossi si dovrà rassegnare a diventare un rappresentante locale, ultra locale? Troppo poco per chi tratta da pari a pari con Bush, con Putin ecc.

I problemi per il centro sinistra all’opposto sono per ora solo di prospettiva. La vittoria è avvenuta anche perché il Paese si è impoverito ed allora gli elettori hanno deciso di “provare” gli altri. Ma una compagine dove assieme alle ali più radicali, quali appunto Rifondazione Comunista ed il Partito dei Comunisti Italiani di Armando Cossutta, vi sono anche ali assolutamente moderate e pronte al compromesso, ali cattoliche, durerà fatica a proporre un programma condiviso. E del resto, quando gli stessi hanno governato, alla fine degli anni ’90, sino al 2001, sempre con Romano Prodi alla leadership, tornato ora alla politica nazionale, dopo la parentesi europea, da presidente del Consiglio europeo, sono stati introdotti meccanismi pesantissimi per il livello economico di vita degli italiani: l’entrata nell’area Euro, il pacchetto Treu, che decideva l’introduzione dei lavori flessibili, ora alle stelle.

Insomma non pare esserci una vera alternativa di fondo tra i due schieramenti. Per ora i peggiori stanno a destra, ma staremo a vedere. L’anno prossimo ci sono le elezioni politiche nazionali.

In pubblicazione sul quindicinale brasiliano Inverta - www.inverta.com.br