Tiziano Tussi
Le recenti ed importanti elezioni regionali amministrative che si sono svolte
all’inizio di aprile hanno aperto numerosi varchi nel panorama politico
italiano. La sconfitta della compagine del premier Silvio Berlusconi è apparsa
netta e chiara a tutti, anche a lui. Uno spostamento di voti verso il centro
sinistra ed addirittura un’elezione in Puglia, regione del profondo sud, di un
rappresentante di Rifondazione Comunista, il partito di Fausto Bertinotti, che
si ritiene esser all’estrema sinistra del panorama politico parlamentare; un
rappresentante comunista e per di più noto omosessuale. Insomma una vera e
propria rivoluzione culturale, un terremoto in piena regola.
Problemi per il futuro. Per il Polo di destra di Berlusconi appare sempre più
improbabile tenere in mano il paese solo con continue promesse e con un nulla
di fatto. In sintesi un governo che ha teso molto di più a difendere rendite di
ricchezza e la posizione giudiziaria ed economica del leader, le cui aziende,
anche quest’anno hanno macinato profitti da capogiro. Le reazioni all’esito del
voto sono state di presa di coscienza del fatto solo per alcuni esponenti del
Polo di Berlusconi.
Altri, compreso lo stesso leader, si sono limitati a ripetere la solita litania
dell’anticomunismo, della sudditanza culturale dalla sinistra, dell’egemonismo
sociale della stessa a livello di poteri forti. E’ stata tirata in ballo anche
la morte del Papa? Tutte dichiarazioni che hanno portato la cosiddetta Casa della
Libertà a perdere anche queste elezioni, dopo altre situazioni elettorali
negative, ma parziali, che si sono registrate del 2001 in poi. Il governo è
apparso cotto. Con nessun argomento politico da mettere in campo. Insomma
queste elezioni, che sono state quasi nazionali, quattordici regioni su venti
alle urne, altre il Polo le aveva già perse l’anno scorso, hanno mostrato tutti
i limiti dello schieramento al governo.
L’incapacità e la difficoltà di muoversi con intelligenza hanno sfondato anche
nell’elettorato. Un unico vincente, la Lega Lombarda di Bossi, che ha permesso
al Polo di confermare la Lombardia ed il Veneto, due regioni ricche e che sono
ora l’unico feudo del partito razzista nordista, la cui presa però non aumenta
ma si limita a resistere soprattutto nella provincia profonda delle città, nei
paesi a ridosso delle Alpi. Ma questo risultato è il segnale più forte della
sconfitta del centro destra. Infatti se Berlusconi riesce a tenere solo
alleandosi fortemente a Bossi si dovrà rassegnare a diventare un rappresentante
locale, ultra locale? Troppo poco per chi tratta da pari a pari con Bush, con
Putin ecc.
I problemi per il centro sinistra all’opposto sono per ora solo di prospettiva.
La vittoria è avvenuta anche perché il Paese si è impoverito ed allora gli
elettori hanno deciso di “provare” gli altri. Ma una compagine dove assieme
alle ali più radicali, quali appunto Rifondazione Comunista ed il Partito dei
Comunisti Italiani di Armando Cossutta, vi sono anche ali assolutamente
moderate e pronte al compromesso, ali cattoliche, durerà fatica a proporre un
programma condiviso. E del resto, quando gli stessi hanno governato, alla fine
degli anni ’90, sino al 2001, sempre con Romano Prodi alla leadership, tornato
ora alla politica nazionale, dopo la parentesi europea, da presidente del
Consiglio europeo, sono stati introdotti meccanismi pesantissimi per il livello
economico di vita degli italiani: l’entrata nell’area Euro, il pacchetto Treu,
che decideva l’introduzione dei lavori flessibili, ora alle stelle.
Insomma non pare esserci una vera alternativa di fondo tra i due schieramenti.
Per ora i peggiori stanno a destra, ma staremo a vedere. L’anno prossimo ci
sono le elezioni politiche nazionali.
In pubblicazione sul quindicinale brasiliano Inverta - www.inverta.com.br