www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 05-05-05

Mostri si nasce o si diventa?


di Enrico Penati

E finalmente i giudici della Cassazione sono arrivati alla verità. I diciassette morti di Piazza Fontana, quei diciassette corpi saltati in aria nel salone d’ingresso della Banca dell’Agricoltura in un giorno del dicembre 1969, sono stati uccisi, appunto, da una corrente d’aria. E la si smetta di parlare di bomba fascista e la si pianti lì una buona volta di parlare di Strage di Stato. Non c’è stata alcuna bomba - o. se c’è stata non era fascista - lo Stato non c’entra nulla, la si finisca di blaterare di depistaggi, di vergognosi insabbiamenti, di compromissioni fra la polizia, i servizi segreti e parti dello Stato.

La colpa era di quelli, morti o feriti che siano risultati, che si trovavano lì nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Tanto è vero che i giudici della Cassazione non hanno potuto fare a meno di addebitare agli eredi dei morti e dei feriti le spese sostenute da questo sollecito sistema giudiziario italiano che per oltre trentacinque anni  si è dato da fare - non risparmiando tempo, fatica, intelligenza e perle di saggezza da parte dei giudici di ogni ordine e grado - pur di arrivare a scoprire la verità. E tutti gli italiani di buoni sentimenti non potranno fare a meno di essere tentati di annotare su un particolare taccuino i nomi di questi sommi, dottissimi, impareggiabili magistrati - che tutto il mondo ci invidia - perché la loro memoria sia tramandata di generazione in generazione e consegnata a chi di dovere.

Ci fu un tempo, di poco successivo a quel dicembre 1969 e sempre nell’ambito di tutta quella congerie di fatti e di misfatti che passò, e ancora passa, sotto la generica indicazione di “Piazza Fontana”, Luigi Pintor scrisse su “il Manifesto” un fondo intitolato “I Mostri”, uno dei più significativi articoli di fondo apparsi su quel giornale - che pure ne abbondava - in quegli anni. Se non ricordo male l’occasione era fornita dall’inaugurazione dell’anno giudiziario, cerimonia alla quale i giudici di Cassazione partecipano travestiti con toga bordata di ermellino ma più ancora di boria e di ostentato disprezzo verso tutti coloro che aspettano giustizia e non messa in scena, esattamente come facevano quattro secoli fa i giudici inglesi ai tempi di Carlo primo, prima che Cromwell e gli altri Puritani prendessero la decisione che tutti sappiamo.

Luigi Pintor definì “mostri” quegli inverosimili personaggi che già alle prime battute della vicenda giudiziaria per “i fatti di Piazza Fontana” facevano capire benissimo che in prima pagina bisognava buttare un mostro e che quel mostro si doveva chiamare Pietro Valpreda.
Come a quasi tutti coloro che in Italia vogliono affermare la verità in faccia al potere, anche a Luigi Pintor capitò di essere denunciato per vilipendio. Ed un giorno, tanti anni dopo, e precisamente quel 25 aprile del 1994 nel corso di quella straordinaria manifestazione a Milano in risposta alla prima vittoria elettorale di Berlusconi, flagellati da una pioggia torrenziale, Pintor mi disse - riferendosi ad un’altra vicenda giudiziaria assai simile - che in Italia soltanto quei giornalisti che almeno una volta sono stati denunciati per vilipendio verso qualche potere di “questo” Stato, hanno il diritto di essere considerati giornalisti. Gli altri, tutti i “ben oui oui”, sono dei bravi impiegati, cosa che non deve suonare “vilipendio” per nessuno. Gli impiegati di concetto esistono, e sono loro.

Questa meravigliosa sentenza di Cassazione sui “fatti di Piazza Fontana”, che dovrebbe essere l’ultima ma essendo l’Italia la culla del diritto non si può mai dire, arriva quasi in contemporanea con la notizia delle attenzioni un poco pesanti che il signorino Angelo Izzo aveva avuto, pochi giorni fa, nei confronti di due ragazze. Per carità non parliamo di duplice assassinio,  nessuno può essere  definito colpevole se non dopo le tre sentenze di Tribunale, Appello e Cassazione. Specie per un fascista  - al quale ed in quanto tale la magistratura nel suo complesso, ma con le dovute eccezioni, assicura attenzione e rispetto - condannato in precedenza per l’omicidio di altre due ragazze (meno di due alla volta ci rimette) ed in semilibertà per decisione di solerti magistrati.

Vogliamo prevedere che questi stessi magistrati, così ben disposti nei confronti del signorino Angelo Izzo,  quando arriveranno - perché ci arriveranno - in Cassazione saranno pronti a confermare - se se ne presentasse l’occasione - che i responsabili di Piazza Fontana sono proprio gli eredi dei morti e dei feriti, esattamente con la stessa serietà con la quale avevano accertato che il signorino Angelo Izzo non era più un ripugnante seviziatore ed assassino di povere ragazze ma un bravo tipetto, pentito, tenero, affettuoso ed anche un poco mistico, quasi un chierichetto un poco cresciuto e che aveva appena avanzato domanda di iscrizione ai “Wojtyla boys”.