da
http://www.lavoropolitico.it/lpnr14vendolismo.htm
Per una fenomenologia del "Vendolismo"
Red.
pugliese Nuova Unità
Ci sono
alcuni tratti della vittoria di Niki Vendola in Puglia che andrebbero
analizzati con il rigore laico dell’analisi politica, senza farsi prendere né
da euforie fuori luogo né da disfattismi inconcludenti. E’ indubbio che la
vittoria è stata conquistata sulla speranza: la speranza di un cambiamento, di
una trasformazione radicale dell’esistente dopo la troppo lunga notte della destra
di Fitto al potere. La destra dei poteri forti, delle lobbies affaristiche,
delle cricche politiche arroganti, del disprezzo delle istanze popolari (vedi
lo sciagurato piano di riordino ospedaliero), del conflitto permanente nei
confronti dei lavoratori precari, dell’assenza di misure atte allo sviluppo
occupazionale ecc…
In Vendola
dunque s’è concentrata l’aspettativa di molti per una sterzata vigorosa
rispetto alle modalità autoreferenziali di un ceto politico chiuso nelle stanze
del potere e sordo alle reali sofferenze materiali della popolazione pugliese.
Ha giocato senz’altro la personalità di Vendola: l’immagine è stata quella di
un personaggio nuovo, legato alle lotte, dalla forte personalità autonoma,
coraggioso e spregiudicato. Una vittoria dunque di cui essere contenti, se non
fosse che queste stesse ragioni, indagate con metro marxista, lasciano alquanto
preoccupati. Una vittoria conquistata non con una politica, ma su un
personaggio, non su un effettivo radicamento sociale, ma su un’immagine personale.
Tant’è che contemporaneamente Rifondazione Comunista in Puglia non può dire di
essere soddisfatta del proprio risultato, in flessione in voti assoluti e in
percentuale.
Ma non è questo il punto: in realtà il meccanismo che ha portato alla vittoria
del centro-sinistra assomiglia molto a quello che in altre situazioni e in
altri contesti porta, specie al Sud, alla vittoria del centro-destra. E’ il
meccanismo della delega, del riporre speranze non in una partecipazione
diretta, cosciente e responsabile, in uno sviluppo di una coscienza critica, in
una reale demistificazione degli assetti del potere capitalistico e delle sue
strutture riproduttive, ma piuttosto nel personaggio carismatico, forte,
simpatico e vincente a cui rimandare la soluzione dei propri problemi come
fossero problemi individuali e non collettivi. E’ uno dei drammi del
Mezzogiorno questa depoliticizzazione costante della vita sociale, a cui
Vendola forse tenterà di dare risposte più avanzate (anche se alcuni suoi atti,
come concordare nella volontà di intitolare il nuovo aeroporto di Bari
“Giovanni Paolo II” o gli omaggi sperticati al nuovo papa Ratzinger la dicono
lunga sul messaggio di ‘rassicurazione ecumenica’) ma inficiate comunque dalle
modalità stesse con cui è avvenuta la conquista delle fortune elettorali.
Fortune che, basate appunto sulla caducità leaderistica, sono alterne e, come
insegnava Machiavelli, non solo su di essa può basarsi la politica del
“principe”, che rischia ad ogni istante di essere travolto dalle stesse speranze
che aveva contribuito a stimolare. Se non che, per noi comunisti, cosa di buono
potrà nascere dall’ennesima delusione di massa, semmai questa seguisse
all’accesa speranza?
Ta, maggio 2005