L’aspetto che unisce i referendum sulla Costituzione Europea e sulla fecondazione assistita
di Tiziano Tussi
C’è un aspetto che unisce i due accadimenti politici che hanno segnato queste
ultime settimane.
Da una parte i referendum sulla Costituzione europea in Francia ed Olanda e
dall’altra il referendum prossimo venturo in Italia, sulla legge di
fecondazione assistita.
I risultati numerici sono presi come segno di giustezza di linea politica,
quando sono utili e comunque sempre un poco manipolati, mentre quando non sono
confortanti sono considerati come un inutile ostacolo sulla via della necessità
politica da seguire.
I risultati dei referendum francese ed olandese sono stati inequivocabilmente
di critica e di rifiuto della Costituzione europea. Molto diversificati nelle
motivazioni dei no hanno comunque reso chiaro che dell’Europa non tutti hanno
un’idea eccelsa.Vi è anche da considerare l’affluenza ai seggi, alta per la
Francia e addirittura del cinquanta per cento più alta in Olanda rispetto alle ultime
elezioni politiche, il 63 ora contro il 39 per cento di allora. Tutto a
dimostrazione che l’Europa va stretta a troppi cittadini europei. Ma nonostante
questo chiaro disegno di disaffezione, il ceto politico europeo ed italiano ha
tenuto a considerare ciò che è accaduto come un incidente, un caso fortuito,
una noia, un problema da superare in altro modo.
Lo stesso dicasi per il referendum che tra pochissimi giorni si avrà in Italia.
Cariche istituzionali importanti hanno invitato a non votare. La seconda e la
terza carica dello stato, il presidente del Senato e quello della Camera ei
deputati, Pera e Casini, si asterranno, lo dicono, lo sostengono.
Anche altri esponenti eletti in Parlamento e nelle istituzioni locali stanno
facendo lo stesso. Lasciamo perdere le divisioni nei due poli, il discorso si
farebbe specifico ed altro da quello che stiamo analizzando, il caso Rutelli su
tutti.
Ma è proprio la contraddizione che non interessa chi, eletto da votazioni dalla
“gente”, non vuole che la stessa “gente” si esprima , come invece ha ritenuto
più che opportuno in un’altra forma di elezione, quella che ha favorito proprio
lui.
Come dire che va bene se ci si indirizza ai seggi quando si ha da eleggere Pera
e soci, mentre per altre modalità elettorali, la democrazia, la partecipazione,
la libertà di voto, diventa solo un’insofferenza, un fastidio. Meglio non
andare a votare. Naturalmente attendendo la prossima volta sinché vi sarà da
eleggere Pera e soci.
Un po’ troppo furbesco, un po’ troppo utilitaristico. Un po’ troppo misero. Ma
il bene della cosa pubblica, dello Stato, della verità?
Improvvisamente la verità non interessa più neppure chi si inginocchia ad ogni
piè sospinto verso papi e vescovi; la verità può aspettare. La politica, la mia
politica, il mio interesse – dicono Pera e soci -, in definitiva, no.