www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 15-06-05

Sull’esito del referendum sulla procreazione assistita


di Tiziano Tussi

L’esito del referendum sulla procreazione assistita ha dato un risultato che può essere letto in molti modi. Una serie di variabili analitiche sulla composizione socio-economica dei votanti, e quindi degli astensionisti; sull’incidenza della chiesa e dei suoi appelli, ancora oggi, in materia di puro interesse politico, più o meno tradotto su un piano etico; sulla validità dello strumento referendario; sulle divisioni nei due schieramenti politici di centro destra e di centro sinistra; sulla complessità dei quesiti referendari; sulla poca attinenza degli stessi con la grande maggioranza di italiani. Vi sono anche aspetti più leggeri: alcune donne, testimonial della campagna referendaria per il Sì, che non sono neppure andate a votare, come a dire che neppure loro, che lo proponevano, credevano a quel voto – Simona ventura, Afef, la Bellucci, Sabrina Ferilli; ed ancora, la solitudine nella quale, assente il marito, Miriam Bartolini, cioè Veronica Lario, attuale moglie del più conosciuto Silvio Berlusconi, è andata a votare, dichiarando pure di non condividere gli inviti all’astensione da parte della politica.

E qui sta il cuore del nostro ragionamento.
Votare ed esprimersi alle competizioni elettorali viene considerato come un diritto-dovere: articolo 48, capitolo IV° della nostra Costituzione. Il diritto deve essere esercitato, il dovere consiste nell’esercitarlo. In altre situazioni abbiamo registrato percentuali anche alte di non votanti. In molte occasioni un’alta percentuale di astensionisti si ha nel secondo turno della nuova modalità elettorale, che è in vigore da circa 15 anni. Nel maggioritario, può capitare che i due contendenti rimasti al secondo turno, non coprano l’intero arco di preferenze tra gli elettori o quando il tutto viene visto come uno scontro già deciso. Certo si dovrebbe andare a votare. C’è sempre la scheda bianca, oppure l’annullamento del voto. Pratiche ammesse, su cui fra l’altro, a livello popolare si moltiplicano, ogni volta, fantasie di brogli, nascondimenti di voti, sospetti di favorire il più forte cui quelle schede sarebbero attribuite. Naturalmente solo fiabe metropolitane. Ma l’astensione è comunque molto presente e non viene colta come un segnale di assoluto disinteresse sociale. Assume anche caratteristiche politiche connotate.

Per il referendum in questione l’analisi è sicuramente più complicata e diversa. Gli aspetti della legge sulla procreazione assistita in questione non interessavano certo una grande mole di società. Ma lo stesso poteva dirsi per l’aborto e per il divorzio. Seppure per numeri diversi, abortire e separasi non è certo attività quotidiana di tutti gli italiani. Insomma si tratta in tutti questi casi di quesiti che richiamano espressamente valori etici, di civiltà. In altre situazione il quorum non era neppure in discussione, nell’ultima occasione ora è diventato una probabilità. Ed è per questo che la chiesa ha reputato di spingere in questa situazione, nell’abbassare quella probabilità. Poteva infatti invitare i fedeli ad andare a votare e votare no, oppure astenersi con scheda bianca. Ma evidentemente aveva fatto bene i calcoli politici di tendenza. Infatti sul 25,9 % di votanti, quasi uguale per tutti i quattro quesiti, con un leggero spostamento al ribasso per l’ultimo, sulla fecondazione eterologa, il 90 % circa degli elettori che ha votato, ha risposo Sì. Ognuno certo fa i suoi conti e tira le sue somme. Spiace però ora leggere affermazioni di stampo chiesastico che inneggiano alla maturità del popolo italiano che non andando a votare si sarebbe così espresso. Curioso ragionamento intorno ad un comportamento negativo spacciato per il suo contrario.

Ma quello che spiace ancora di più, che ha sorpreso, e che la solitudine della signora Berlusconi fa apparire più penoso, è che vi sono stati troppi uomini politici, per di più responsabili di uffici altissimi nell’infrastruttura istituzionale, che hanno espressamente fatto campagna elettorale per l’astensione. Chi in modo più aperto, chi più signorile, ma la seconda e la terza carica dello stato, il Presidente del Senato, Marcello Pera, ed il Presidente della Camera dei Deputati, Pierferdinando Casini, hanno chiaramente preso patrizio per il fronte astensionista. Fronte che si è servito politicamente di rappresentanti politici trasversali ai due schieramenti di centro destra e di centro sinistra. Fra loro vi erano anche ministri, sottosegretari. Insomma importanti cariche di governo. Lo stesso Primo ministro non è andato a votare defilandosi all’orizzonte, in Sardegna, dicendo e non dicendo rispetto al suo comportamento. Non mancando però subito dopo di attribuire il merito del voto ai moderati espressamente rappresentati dal suo Polo politico.

Il vulnus costituzionale non appare però così leggero. Infatti tutti questi signori sono ai posti di responsabilità che occupano proprio grazie ad una votazione andata a buon fine, ad elezioni politiche ed amministrative. Se si pensa che anche il ministro per gli italiani all’estero, Mirko Tremaglia, in pratica ha esultato per il basso numero di italiani che hanno votato nei paesi di residenza e comunque non se ne è lamentato in modo chiaro, non ha tuonato come è solito fare contro la burocrazia.

Un desolante panorama di cannibalismo politico, di coccodrillismo elettorale. Chissà, forse i grandi politici non hanno capito – siamo magnanimi! – cosa stavano facendo, quale falla stavano aprendo fra loro ed il paese che li ha votati una volta. Se nel prossimo futuro, elezioni politiche del 2006, non fossero votati perché nessuno si recherà ai seggi, cosa direbbero allora degli italiani; chissà il “buon “ Tremaglia cosa intonerebbe, quale peana di scoramento verso i nostri connazionali all’estero che non si sono recati alle ambasciate per esprimere i propri pronunciamenti. Un altissimo numero di astensionisti, e basterebbe uguagliare quelli di questo ultimo referendum, come sarebbe analizzato dai grandi politologi, alla Giuliano Ferrara, anche lui imbarcato nel carro “stai a casa che ti conviene”? come un disastro? un segno dei tempi? qualunquismo? lassismo post-moderno?
Allora il grido “alle urne, alle urne”, risuonerebbe massiccio, con ovvia benedizione da parte della chiesa?