di Tiziano Tussi
L’esito del referendum sulla procreazione assistita ha dato un risultato che
può essere letto in molti modi. Una serie di variabili analitiche sulla
composizione socio-economica dei votanti, e quindi degli astensionisti;
sull’incidenza della chiesa e dei suoi appelli, ancora oggi, in materia di puro
interesse politico, più o meno tradotto su un piano etico; sulla validità dello
strumento referendario; sulle divisioni nei due schieramenti politici di centro
destra e di centro sinistra; sulla complessità dei quesiti referendari; sulla
poca attinenza degli stessi con la grande maggioranza di italiani. Vi sono
anche aspetti più leggeri: alcune donne, testimonial della campagna referendaria
per il Sì, che non sono neppure andate a votare, come a dire che neppure loro,
che lo proponevano, credevano a quel voto – Simona ventura, Afef, la Bellucci,
Sabrina Ferilli; ed ancora, la solitudine nella quale, assente il marito,
Miriam Bartolini, cioè Veronica Lario, attuale moglie del più conosciuto Silvio
Berlusconi, è andata a votare, dichiarando pure di non condividere gli inviti
all’astensione da parte della politica.
E qui sta il cuore del nostro ragionamento.
Votare ed esprimersi alle competizioni elettorali viene considerato come un
diritto-dovere: articolo 48, capitolo IV° della nostra Costituzione. Il diritto
deve essere esercitato, il dovere consiste nell’esercitarlo. In altre
situazioni abbiamo registrato percentuali anche alte di non votanti. In molte
occasioni un’alta percentuale di astensionisti si ha nel secondo turno della
nuova modalità elettorale, che è in vigore da circa 15 anni. Nel maggioritario,
può capitare che i due contendenti rimasti al secondo turno, non coprano
l’intero arco di preferenze tra gli elettori o quando il tutto viene visto come
uno scontro già deciso. Certo si dovrebbe andare a votare. C’è sempre la scheda
bianca, oppure l’annullamento del voto. Pratiche ammesse, su cui fra l’altro, a
livello popolare si moltiplicano, ogni volta, fantasie di brogli, nascondimenti
di voti, sospetti di favorire il più forte cui quelle schede sarebbero
attribuite. Naturalmente solo fiabe metropolitane. Ma l’astensione è comunque
molto presente e non viene colta come un segnale di assoluto disinteresse
sociale. Assume anche caratteristiche politiche connotate.
Per il referendum in questione l’analisi è sicuramente più complicata e
diversa. Gli aspetti della legge sulla procreazione assistita in questione non
interessavano certo una grande mole di società. Ma lo stesso poteva dirsi per
l’aborto e per il divorzio. Seppure per numeri diversi, abortire e separasi non
è certo attività quotidiana di tutti gli italiani. Insomma si tratta in tutti
questi casi di quesiti che richiamano espressamente valori etici, di civiltà.
In altre situazione il quorum non era neppure in discussione, nell’ultima
occasione ora è diventato una probabilità. Ed è per questo che la chiesa ha
reputato di spingere in questa situazione, nell’abbassare quella probabilità.
Poteva infatti invitare i fedeli ad andare a votare e votare no, oppure
astenersi con scheda bianca. Ma evidentemente aveva fatto bene i calcoli
politici di tendenza. Infatti sul 25,9 % di votanti, quasi uguale per tutti i
quattro quesiti, con un leggero spostamento al ribasso per l’ultimo, sulla
fecondazione eterologa, il 90 % circa degli elettori che ha votato, ha risposo
Sì. Ognuno certo fa i suoi conti e tira le sue somme. Spiace però ora leggere
affermazioni di stampo chiesastico che inneggiano alla maturità del popolo
italiano che non andando a votare si sarebbe così espresso. Curioso
ragionamento intorno ad un comportamento negativo spacciato per il suo
contrario.
Ma quello che spiace ancora di più, che ha sorpreso, e che la solitudine della
signora Berlusconi fa apparire più penoso, è che vi sono stati troppi uomini
politici, per di più responsabili di uffici altissimi nell’infrastruttura
istituzionale, che hanno espressamente fatto campagna elettorale per
l’astensione. Chi in modo più aperto, chi più signorile, ma la seconda e la
terza carica dello stato, il Presidente del Senato, Marcello Pera, ed il
Presidente della Camera dei Deputati, Pierferdinando Casini, hanno chiaramente
preso patrizio per il fronte astensionista. Fronte che si è servito
politicamente di rappresentanti politici trasversali ai due schieramenti di
centro destra e di centro sinistra. Fra loro vi erano anche ministri,
sottosegretari. Insomma importanti cariche di governo. Lo stesso Primo ministro
non è andato a votare defilandosi all’orizzonte, in Sardegna, dicendo e non
dicendo rispetto al suo comportamento. Non mancando però subito dopo di
attribuire il merito del voto ai moderati espressamente rappresentati dal suo
Polo politico.
Il vulnus costituzionale non appare però così leggero. Infatti tutti questi
signori sono ai posti di responsabilità che occupano proprio grazie ad una
votazione andata a buon fine, ad elezioni politiche ed amministrative. Se si
pensa che anche il ministro per gli italiani all’estero, Mirko Tremaglia, in
pratica ha esultato per il basso numero di italiani che hanno votato nei paesi
di residenza e comunque non se ne è lamentato in modo chiaro, non ha tuonato
come è solito fare contro la burocrazia.
Un desolante panorama di cannibalismo politico, di coccodrillismo elettorale.
Chissà, forse i grandi politici non hanno capito – siamo magnanimi! – cosa
stavano facendo, quale falla stavano aprendo fra loro ed il paese che li ha
votati una volta. Se nel prossimo futuro, elezioni politiche del 2006, non fossero
votati perché nessuno si recherà ai seggi, cosa direbbero allora degli
italiani; chissà il “buon “ Tremaglia cosa intonerebbe, quale peana di
scoramento verso i nostri connazionali all’estero che non si sono recati alle
ambasciate per esprimere i propri pronunciamenti. Un altissimo numero di
astensionisti, e basterebbe uguagliare quelli di questo ultimo referendum, come
sarebbe analizzato dai grandi politologi, alla Giuliano Ferrara, anche lui
imbarcato nel carro “stai a casa che ti conviene”? come un disastro? un segno
dei tempi? qualunquismo? lassismo post-moderno?
Allora il grido “alle urne, alle urne”, risuonerebbe massiccio, con ovvia
benedizione da parte della chiesa?