8/7/2005
Servizi
segreti
Bf
A qualche decennio dal sequestro Moro, finalmente, l’ex vicesegretario Dc
Galloni, parla della presenza certa di agenti Usa infiltrati nelle Br,
rammaricandosi della mancanza di dialogo: “Se solo ne fossimo stati avvertiti,
avremmo potuto trovare i covi”. Intanto sull’incomunicabilità con cui i servizi
US svolgono le proprie operazioni nel nostro e in altri paesi, si moltiplicano
le domande.
Certo lo stato di guerra permanente, unilateralmente proclamato, porta gli US a
dover calpestare la sovranità nazionale e i diritti umani nei molti paesi
considerati per qualche verso nemici. Ma rispetto un paese che figura tra gli
alleati più zelanti, si suppone che la Cia dovrebbe chiedere per le sue azioni
un qualche tipo di consenso, se non tecnico almeno politico. Come succede in
altri paesi alleati, in Gran Bretagna con l’M16, in Francia con la Dgse, dove
la “Base Alliance” è uno strumento di scambio tra le due intelligence il cui
‘buon funzionamento’ contraddice il resto dei rapporti tra i due paesi. In
Italia, al contrario, mentre i rapporti intergovernativi sembrano andare a
gonfie vele, quelli tra i servizi continuano a peggiorare.
Nigergate
Ancora all’inizio della guerra all’Iraq, l’Italia ha dimostrato di essere un
paese del tutto remissivo, i cui servizi segreti, sponda della politica
filo-statunitense, collaboravano come sempre a operazioni in sostegno
dell’alleato-padrone. L’intelligence nazionale produceva normalmente marketing
politico, usato come strumento per distorcere le informazioni e lavorare ad un
prodotto, e stendere il velo della segretezza piuttosto che cercare
informazioni.
Infatti l’Amministrazione US ha pensato di rivolgersi proprio a Roma per far
passare un falso, malamente confezionato, per convincere l’opinione pubblica
della pericolosità di Saddam Hussein, attribuendogli l’intenzione di comprare
uranio dal Niger per fabbricare armi di distruzione di massa. Questo dossier su
ipotetiche 500 ton. di yellowcake, che avrebbe sostanziato e legittimato le
bugie di Bush in ordine alla necessità dell’intervento militare, è stato fatto
passare tramite Rocco Martino, ex cooperatore della Cia nel Sid degli anni ‘70.
Nell’autunno 2002, venne poi effettivamente utilizzato da Bush, nel discorso
all’Unione per l’attacco all’Iraq. Inorridito dal modo di agire, il diplomatico
Joseph Wilson smontò da subito le accuse strumentali fatte attraverso il falso
dossier ‘italiano’ a Saddam; rimediando da parte di Karl Rove il siluramento
della propria moglie, Valerie Palme- sulla questione si è poi innescato negli
US il successivo scandalo, al momento in corso, nel quale il massimo valore
morale pare rappresentato dall’omertà verso il potere.
Una prima considerazione confortante, nel senso che conferma che tutto il mondo
è paese, è che non mancano contrasti anche all’interno degli stessi servizi
Usa. Porter Goss, diventato il nuovo direttore Cia, ha inaugurato la carica
smascherando i falsi di Tenet di fronte alla Commissione del Senato US. Nei
servizi si sono individuate due fazioni: da un lato i più tradizionali Cia e
Pentagono, e dall’altro i più fantasiosi alla Larry Franklin, che sguazzando
tra Mossad, P2, Iran Contra, distorsioni deliberate dei rapporti con prove
false, bufale e servizi compiacenti (come fu quello italiano) in funzione della
politica più spudorata, instaurò la prassi di costruire embrioni di strutture
terroristiche ‘nemiche’, impiantare commerci di droga per finanziare le guerre
coperte (Laos, Centramerica, Afganistan) e poi reprimere il tutto con le
squadre della morte. Sono altresì in atto scontri tra Negroponte, messo a capo
del nuovo mega-coordinamento di tutti i servizi e la Cia, gelosa della propria
individualità. Qualcosa alla fine forse non funziona benissimo; lo testimonia
il fatto che negli ultimi mesi Bush sia già stato trasportato di fretta nel
bunker per almeno tre volte!
I sequestri in Iraq
Con la guerra in Iraq qualcosa sembra maturato nei servizi italiani; già nel
Febbraio 2004 vediamo che i servizi che operano sul terreno di guerra non
seguono più passivamente ‘la linea’.
- Con i primi italiani presi in ostaggio in Iraq si è aperto uno squarcio su
realtà inconsuete. E adesso sul fenomeno dell’esfiliazione di uomini, a vario
titolo mercenari, sono in corso indagini per arruolamento non autorizzato al
servizio di uno stato straniero (l’art. 288 proibisce l’attività in armi in
aree di guerra). Spinelli, Valeria Castellani, Giordano, Simeone e un’altra
ventina di persone sono indagati. Tale Malcom, della Bearing Point, tramite la
società Presidium, con sede alle Seychelles, assoldava mercenari di bassa forza
nel barese, allettati da uno stipendio 4 volte i regolari e con il permesso di
agire molto più liberamente di loro; e con l’esca di essere ‘armati come gli
angloamericani’, con pistole e mitra MP1. La Presidium ricorreva per
l’addestramento alla STTA, con istruttori israeliani, facente capo
all’Ufficiale di Marina Pinasco, addestratore a sua volta di sommozzatori
‘Stremsud’ ad Olbia, che mise insieme lo sfortunato gruppo Delta, capeggiato da
Stefio (7.000 $ al mese e 1.000 per la Presidium). Nel Settembre del 2004 nel
campo aeronautico militare di Bellavista, nell’Ogliastra, ebbe luogo persino un
esproprio di armi (anche mitra S70) senza trovare opposizione.
- Nel sequestro successivo, delle ‘2 Simone’, il Sismi riuscì ad ottenere sul
posto la collaborazione dei servizi siriani, patteggiando attraverso tale
agente Kulla, albanese appartenente al consiglio Nato, con Kuftaro, figlio del
gran muftì sunnita, in relazione con i servizi siriani e con esponenti della
resistenza irachena di Al Douri (ai quali era già stata passata una lista
taroccata, al veleno, di soggetti scomodi da sequestrare). La collaborazione
con la Siria, senza il permesso degli US, impegnava l’Italia ad un diverso
atteggiamento nella guerra in Iraq, allo scambio di moglie e figlie di Al
Douri, sequestrate a loro volta, e all’appoggio alla Siria nella politica del
ritiro delle truppe.
Ma, dopo la liberazione delle Simone il governo italiano pare non abbia onorato
i patti dei servizi di stato. Gli US hanno cominciato ad essere netti,
chiedendo espressamente: “Solo l’opzione militare e una delega da Roma per
operazioni sul terreno” e così la Siria ha aspettato invano dall'Italia gli
appoggi promessi sulla risoluzione 1559 Onu, relativa alle modalità del ritiro
dei 15.000 soldati siriani, a suo tempo delegati dall’Onu stessa a mantenere la
pace in Libano. Le parenti di Al Douri sono rimaste sequestrate a Bagdhad. E la
riconoscenza di Damasco sarà bruciata per i successivi sequestri che il destino
ha in serbo.
Il 21 Ottobre 2004 c’è un attentato al tritolo all’Ambasciata italiana di
Beirut. Jumblatt, che, invecchiando, ha sposato la causa ‘indipendentista’
anti-siriana, parla di una sceneggiata dei servizi italiani e locali per
affermare il proprio potere. L’evento
costa comunque la vita ad Ismail al Khatib, mentre in carcere è sottoposto alle
torture di qualche servizio che cerca di costringerlo a confessare,
addebitandogli invano attentato e partecipazione all’assalto a Nassirija.
A Beirut c’è un gran lavorio di servizi, italiani e non, che cercano di
accreditarsi anche con individui come Miquati, capo dell’ambiguo gruppo dei
fanatici Dhinniyya, sempre attivo a rafforzare le campagne della destra. Gli
US, crescentemente preoccupati della tenuta dell’alleato italiano di fronte ai
sequestri, iniziano ad essere più intransigenti, nel succedersi di casi più o
meno eclatanti. Nel Febbraio 2005 viene ucciso l’interprete dei militari di
Nassirya. Sempre a Febbraio l’attentato ad Hariri fa precipitare la situazione
in Libano; i siriani si ritirano quasi subito oltre frontiera e contestualmente
i loro servizi stringono un patto con il capo dei servizi iraniano Alì Yunesi.
Assad, rimuove il capo dell’intelligence militare Khalil. Infine il giovane
Hariri, erede della potente famiglia, facendo un evidente sgarbo alla
diplomazia italiana, paga la cauzione a 3 (+2 in procinto) autori
dell’attentato del Settembre 2004 all’ambasciata italiana a Beirut, tra cui
Miquati, per farli uscire di prigione. E il capo del commando dell’attentato,
Abu Omar, viene zittito per sempre in carcere. Il giovane fantoccio degli Stati
Uniti può trattare malissimo gli operatori italiani in Libano.
- Nel successivo sequestro Sgrena i servizi italiani si muovono ancor più nettamente
in modo indipendente dal volere dei padroni del campo americani. ‘Fuori dalle
regole e dai compiti pattuiti’. Ma innegabilmente in diretta telefonica con il
vertice del governo italiano, che ci teneva tantissimo a dare al notizia in
diretta al festival di San Remo. Dando massimo risalto ad un’operazione
coperta. Risultato: ‘Servizi intercettati per la grave imprudenza dell’uso di
cellulari’ ha commentato Luttwak. Gli US sparano raffiche sull’auto individuata
e uccidono Calipari, ufficiale del Sismi. Si mostrano seccati per il
comportamento dell’Italia che invece continua ad aspettarsi spiegazioni, scuse
e condoglianze. Segue una frettolosa inchiesta, subito chiusa. Con due
attentati ai commissari di inchiesta in sopralluogo sul posto della sparatoria,
entrambi con bombe a mano. Il 26 maggio ben 25 soldati US mettono a soqquadro
la sede italiana ICS di Baghdad (che raggruppa 60 ong italiane, abbastanza
‘governative’) e sequestrano i computer.
Anche in questo sequestro pare che i patti non siano stati rispettati e che gli
8 milioni di euro, di cui si è parlato, non siano usciti dall’Italia.
I sequestri degli US
In Italia intanto la Digos indaga su ripugnanti sequestri di persona operati
dalla Cia, che mostrano il lato oscuro degli Stati Uniti, in piena regressione
autoritaria.
Attraverso l’Aero Contractors, con 26 aerei di 7 società di comodo (tra cui la
Tepper e la Pegasus che hanno interessato l’Italia) gli US hanno trasportato
prigionieri in carceri privi di controllo al Cairo, a Baghdad, Kabul, Taskent.
In Italia vengono prelevate almeno 3 persone: Jemel Elmenshani, pediatra,
portato nel lagher di Lazoughli; da Vigevano, nel Settembre 2003 sparisce
Mohamed Morgan, ammazzato nelle segrete di al Tora; Hassan Nasr (Abu Omar), il
17/2/03 viene pestato ad Aviano e trasportato anch’egli in Egitto, dove resta
in carcere, paralizzato alle gambe. Gli agenti US, che per le operazioni si
appoggiano ad agenzie cammuffate, che figurano ‘private’, risultano essere
stati addestrati ad azioni super-rapide a Camp Peary.
Il pericolo che ora gli US devono scongiurare a seguito dei circa 150 blitz
arbitrari operati, è che si attivi l’Europol a dare la caccia ai loro agenti e
che li arresti. Situazione gravissima sul piano diplomatico. In Italia sono
indagati 23 cittadini americani, tra cui il comandante del 31° squadrone ad
Aviano Joseph Romano, ora promosso al Pentagono, settore 31P, dopo aver
spadroneggiato in Italia arrestando e sequestrando persone; 19 agenti Cia, i
movimenti dei quali sono stati dettagliatamente seguiti sui telefonini
(rubati): quello del coordinatore dell’azione Bob Seldon Lady è ‘andato’ in
Egitto e ‘tornato’, mentre la Digos perquisiva la casa dell’agente vicino ad
Asti.
L’armonia US e Italia sui rispettivi servizi è attualmente compromessa.
A leggere la trafila della procedure, la Cia pare più burocratica del previsto:
nel 2002 Jeffrey Castelli, (quello che ora potrebbe cadere in disgrazia) idea
l’operazione del sequestro di Abu Omar; Jim Pavitt incanala la pratica a Tenet,
che la porta a livello di Consiglio per la sicurezza, a Hadley e alla Rice, e
al presidente in capo. Quanto al versante del paese alleato, l’Italia, la Digos
di Milano è tenuta all’oscuro del fatto (si sa, gli organismi sul terreno
vengono tenuti fuori) ma si trova ad indagare per conto proprio. Tra i due
paesi possono invece esserci stati contatti non a livello tecnico ma politico;
gli US sono soliti parlare con il consigliere diplomatico del governo, cioè
Gianni Castellaneta, futuro ambasciatore a Washington.
Ora la presidenza del Consiglio nega che l’Italia sapesse alcunché dei
rapimenti americani. Il casino è scoppiato perché la cosa doveva restare
segreta. E invece in Italia c’è ancora qualcuno che fa il suo dovere. Colpa del
potere giudiziario indipendente in Italia ma anche della superficialità e della
sicumera con cui è stata condotta l’operazione dai servizi americani: cellulari
al posto di ricetrasmittenti con ripetitori ad hoc, alberghi a 5 stelle invece
della permanenza in un alloggiamento ‘sterilizzato’ intestato ad un inesistente
cittadino non americano ma europeo... ‘Servizi intercettati per la grave
imprudenza dell’uso dei cellulari’, direbbe Luttwak.
I sequestri sono comunque avvenuti su territorio italiano, sotto il naso delle
nostre forze dell’ordine. La Digos, se sapeva, non ha ‘disturbato’ ne evitato
il rapimento; ma è un fatto che abbia poi operato con correttezza e indagato
con indubbia professionalità. Il governo ripete di non aver mai fatto
concessioni sulla sovranità nazionale e il chiarimento Sembler-Berlusconi
sembra un nuovo strappo tra i due paesi.
Il 4 Luglio, alla tradizionale festa a stelle e strisce a Villa Taverna, altro
imbarazzante incontro, presenti tutti i protagonisti dei pasticci Cia-Sismi.
Fugace la presenza del capo del Sismi Pollari (reduce da aver piantato un ulivo
della pace in memoria di Calipari a Forte Braschi, in presenza della redazione
del Manifesto), che molto presto, pare sarà sostituito dall’attuale capo della
Marina, l’ammiraglio Biraghi; l’ambasciatore Sembler, anche lui già mezzo
sostituito dal subentrante Spogli, grande sponsor dell’elezione di Bush; il
consigliere diplomatico del governo Castellaneta. Nella necessità di voltare
presto pagina non si sa come, si intravedono già un nuovo Sismi, una nuova
ambasciata Usa. Anche Castellaneta, il possibile interlocutore politico della
Cia al centro delle incomprensioni, sta per diventare l’Ambasciatore di
Berlusconi a Washington, dove la sua maggior funzione sarà quella di seguire le
cospicue vendite di armi di produzione italiana agli Usa. Figura infatti come
l’artefice delle commesse di Finmeccanica, lanciatissimo gruppo di stato, che
dall’America potrà parteciperà da vicino alle nuove aste per 33 aerei e 200
elicotteri. Sarebbe questa, alla fine, la contropartita per la fedeltà nella
guerra all’Iraq?
Servizi ‘parificati’
Anche Pisanu, come Bush, decide di
unificare i servizi che non collaborano al meglio . Dato atto alla polizia per
la collaborazione scrupolosa alle indagini, comincia a divagare, facendo
emergere un parallelo caso di 24 indagati per associazione a delinquere, dei
servizi ‘parificati’ del Dipartimento studi strategici antiterrorismo, di Saya
e Sindoca, allievi piduisti dell’ex direttore piduista del Sismi Santovito, che
avevano un qualche accesso a i livelli degli alti comandi di polizia,
carabinieri e finanza. Costoro hanno diffuso false informazioni agli ignari
cittadini creando terrore. Millantando di aver sventato un attentato ‘islamico’
a Linate e uno nel Duomo di Milano, segnalato all’Arma di via Moscova,
rimediano varie imputazioni: usurpazione di funzioni, illecito utilizzo di
dati, procurato allarme, intralcio al lavoro delle forze dell’ordine...
Frequenti i contatti della Dssa monitorati dagli ottimi funzionari Digos Manso
e Truppo, con Panorama, Libero e Gente. E ripetuti i passaggi delle loro bufale
sui Tgcom Mediaset.
Il Dssa, (Nuovo Movimento Sociale Italiano), operava con l’‘Unione Nazionale
Forze di Polizia’, dell’ispettore di polizia Scarano (movimento Destra
Nazionale), che ha affermato “ insieme cercavamo di attaccare le istituzioni,
creando ad esempio una spaccatura tra carabinieri e polizia”. Dalle indagini
affiora tutto un mondo di associazioni eversive che si dichiarano con orgoglio
fasciste e razziste, cui aderiscono alcuni elementi dall’ambiente della
sicurezza regolare, in congedo e non, trovati anche in possesso di pistole con
matricola abrasa, così come teste calde dell’estrema destra. Anche i fondatori
della finanziaria di Forza Nuova, Easy London, Ruffino e Marin, vengono beccati
per traffico di armi con gli US (bombe, lanciarazzi, fucili) e per rapine in
banca. Effettivamente la Digos stava indagando da tempo su questo ambiente di
‘centri studi’ vari; finanziati e tollerati, per essere all’occorrenza
utilizzati o bruciati. Adesso è venuto il momento del Dssa.
Le indagini in corso mostrano l’inclinare positivo verso una maggiore
chiarezza, con due considerazioni
- Un accresciuto livello di democratizzazione negli apparati: le deviazioni nei
decenni passati erano promosse dall’alto ora invece si tratta di deviazioni
velleitarie (anche se utilizzate, come nella gestione dei mercenari in Iraq). I
servizi e gli apparati di stato mostrano che non dovrebbe poi essere una follia
sperare che possano rispondere fedelmente allo stato, prima che all’esecutivo o
ad altri stati - come invece sembrava pacifico che avvenisse nei decenni
passati.
- Altra lezione è che la Guerra al Terrore ne esce malissimo. Appare, quale è,
costruita su disinformazione e menzogne,
deliberatamente programmata dall’intelligence US; screditata.
Ogni tentativo di correzione democratica della situazione è bloccato dal
proseguire degli eventi, con gli attentati a Londra, che rigettano la politica
nelle convulsioni dell’irrazionalità.