www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 01-09-05

Una breve nota sull’edizione del Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels, pubblicato da Liberazione e dato in omaggio ai suoi lettori, a luglio, con una introduzione del segretario del partito di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti.

Può esser utile riflettere anche su queste parole introduttive al celebre testo comunista per cercare di fare ancora più chiarezza sul senso della politica del partito sopra citato e delle primarie nel Centro-sinistra, che si terranno a metà ottobre, cui Bertinotti parteciperà e il cui interesse verso questa sua partecipazione per il partito di RC, nella sua parte maggioritaria, per i suoi vertici, sta montando sempre più.

Si sa, il Manifesto è un testo chiave per aprire un discorso di filosofia della storia in senso materialista, da parte dei due autori tedeschi. Marx ed Engels, con differenze tra loro di taglio teorico, hanno lavorato assieme tutta la vita. In queste poche pagine hanno condensato una sorta di vademecum teorico e pratico per un movimento comunista che voleva diventare qualcosa di più che una setta o un partito moralmente comunista ed approdare a lidi di una coscienza storica legata al farsi materiale della vita degli uomini.

Questo fondamentale e profondo senso dell'opera in oggetto non interessa Bertinotti il quale rifugge proprio dalla storia e dalla storia del comunismo così come essa si è venuta a sostanziare, dal Manifesto in poi. E’ chiaro che il cristallino cielo delle teorie non puzza mai. Tutto è bello. Anche il capitalismo, guidato dal liberalismo settecentesco, a livello teorico è puro e candido come un pargoletto. Vita, libertà, democrazia, pari opportunità, proprietà privata, felicità: tutti valori meravigliosi. I guai cominciano quando li si vuole mettere in pratica per tutti, rimanendo all’interno del recinto capitalista. Alla prova dei fatti quelle applicazioni non reggono, non hanno retto e non pare reggeranno in futuro, stando le condizioni in cui quegli stessi valori sono ora praticati.

E’ per questo che nasce la critica di Marx (ed Engels). E per questo che il pensiero filosofico esce dalle secche dell’idealismo tedesco del settecento/ottocento e si fa umano, con approcci materialistici, in primis quello di Feuerbach, che parla di corpo reale, di necessità corporee. Ed il corpo può puzzare, ammalarsi, marcire, incancrenirsi. Può essere, all’opposto, anche bello, profumato, attraente. Per queste ultime possibilità basterebbe, a volte potersi lavare spesso. Ma l’acqua diventa già un problema nel terso cielo liberale. Non cogliere questa radicale differenza, non assumere la storia dell’uomo, così come essa è stata fin’ora, e quindi la storia comunista, così come essa è stata fin’ora, come un segmento di un percorso che può naturalmente cambiare, migliorare, da quello che fin’ora è stato fatto, significa fraintendere il comunismo storico, il materialismo storico. Infatti Bertinotti, nella sua prefazione cita un cristiano, San Paolo, un liberale, Ralph Dahrendorff, un illuminista, Rousseau, uno scienziato, credente, Darwin, un catto-comunista italiano, Franco Rodano,  e solo una comunista, Rosa Luxemburg, ma pare per il solo fatto che questa si può configurare come una martire del comunismo

Non c’è Lenin, non c’è (brivido) Stalin , ne Mao, ne Castro, ecc. ecc. Il comunismo come sogno di riscatto. Ma se c’è una lezione che ci viene dal Manifesto è stata proprio quella di considerare la storia reale dell’uomo come luogo di vita di noi umani. Si parte o si riparte da lì. Altro non esiste, se non nelle fiabe, nei racconti, nelle utopie. Ma questa è un’altra storia, non è la storia dei comunisti, proprio a partire da Marx e da Engels, del resto mai preso in considerazione nella prefazione. Chissà perché.

Tiziano Tussi