da Il manifesto,
19/10/2005
Sinistra radicale Per assecondare l'Unione è stata persa la possibilità
di proporre una legge veramente proporzionale
ALBERTO BURGIO
CLAUDIO GRASSI
Si è discusso molto
e molto animosamente, in questi giorni, della nuova legge elettorale escogitata
dalla Casa delle libertà. Ora che la Camera l'ha approvata, cerchiamo di
mettere da parte invettive e anatemi e di ragionare su quanto è accaduto. Il
centrosinistra ha reagito unanime, bollando l'iniziativa della destra come una
truffa. E indubbiamente su molte critiche - a cominciare dalla denuncia del
carattere strumentale di una riforma tesa, se non a ribaltare i pronostici
delle elezioni politiche, comunque a ridurre le proporzioni di una sconfitta
preconizzata - non si può che concordare. Quanto alla strategia adottata
dall'opposizione, c'è invece molto da eccepire.
La nuova legge è pessima, soprattutto perché ingabbia gli
elementi di proporzionalismo in uno schema maggioritario e bipolare che li contraddice. Ma le sono state mosse accuse non sempre
giustificate, soprattutto se si considera il sistema elettorale dal quale
proveniamo. Si lamenta che, prevedendo in sostanza l'indicazione del candidato
alla presidenza del Consiglio, la nuova legge lede le prerogative del
presidente della Repubblica. È vero, ma c'è da chiedersi in che cosa questa
norma peggiori lo stato delle cose precedente: non è proprio così che ha
funzionato il Mattarellum,
strenuamente difeso dalla gran parte del centrosinistra? Ci si scandalizza per
l'eliminazione delle preferenze: si vuol forse sostenere che sinora le liste
elettorali sono state concordate con il corpo elettorale? Si grida giustamente
allo scandalo (da parte di alcuni) per l'istituzione di un cospicuo premio di
maggioranza: ma non è forse la legge sin qui vigente ad aver regalato alle
destre una maggioranza blindata in Parlamento, a fronte di tutt'altri rapporti di forza reali nel
paese? E non è
responsabilità del maggioritario avere promosso una degenerazione leaderistica della politica che alimenta
potenti pulsioni autoritarie a detrimento degli organi rappresentativi e del
pluralismo politico? Tutto ciò non rende per nulla meno perversi i prevedibili
effetti di questa «riforma». Resta il fatto che era assolutamente necessario un atteggiamento ben diverso da
parte dell'Unione - arroccatasi in difesa di un sistema maggioritario che ha
dato pessima prova di sé - e soprattutto da parte della sinistra di alternativa
che si è schiacciata su questa posizione, perdendo l'occasione di criticare il
maggioritario e di proporre una legge veramente proporzionale. In un recente
articolo sul manifesto, Raniero La Valle ha definito uno «sconcio» la
situazione prodotta dal sistema maggioritario. È un giudizio condivisibile, che
implica tuttavia - insieme alla necessità di reagire al colpo di mano della destra - il problema di uscire da
questo «sconcio». Invece non si è fatto altro che levare sterili lamenti,
appellandosi a un paese
sempre più disorientato e distante dalla politica. Perché?
Le motivazioni via via addotte vanno prese con grande cautela, poiché rimandano a logiche tra loro inconciliabili
(oltre che ad argomentazioni alquanto discutibili). Si è teorizzato, per
esempio, che Berlusconi debba essere battuto con lo stesso sistema che lo ha fatto vincere, ma
l'argomento è debole in quanto ciascuno potrebbe far valere la stessa clausola,
il che implicherebbe l'immodificabilità di ogni legge elettorale. Oppure si è assicurato che di legge
proporzionale si discuterà nella prossima legislatura, trascurando il fatto che la grande
maggioranza del centrosinistra non ne ha alcuna intenzione.
Ad ogni modo, questi ragionamenti non valgono per le forze
prevalenti in seno all'Unione. D'Alema e Prodi, Fassino e Rutelli hanno issato barricate, lanciando
allarmi per le sorti della democrazia italiana. E si sono appellati al «popolo», puntando tutto sui contrasti
interni alla Cdl. Senonché la ragione di tanta veemenza
(non espressa né contro le devastanti politiche sociali ed economiche di questo
governo, né contro l'ignominia della sua politica estera) non ha nulla a che
fare con le brutture e con gli scopi truffaldini della nuova legge. Essa
risiede nel fatto che i vertici di Ds e Margherita non vogliono nemmeno sentir parlare
di proporzionale, poiché rimangono legati al maggioritario, al quale
evidentemente non imputano alcuno «sconcio».
Anzi. Lo ritengono - come hanno sostenuto l'onorevole Parisi e il sindaco Veltroni - un sinonimo di democrazia.
Per questo l'onorevole D'Alemapretenderebbe che nel programma
dell'Unione (sempre che un programma verrà formulato in tempi utili per
consentire agli elettori di scegliere con cognizione di causa) fosse stabilito
il ritorno al maggioritario. Per questo Prodi ha dichiarato (in una recente intervista al Corriere della Sera)
che, nato politicamente col maggioritario, nel maggioritario intende restare e
continuare a vivere. E per questo, nella manifestazione di Roma, lo stesso Prodi (subito emulato da
Rutelli) ha criticato l'esiguità del premio di maggioranza previsto dalla nuova
legge, agitando lo spettro del ritorno in auge della «partitocrazia» (un
argomento - questo - da sempre proprio della peggiore destra).
Così stanno le cose, non prendiamoci in giro. Dietro una unità di facciata, lo scontro sulla
legge elettorale ha mostrato un centrosinistra spaccato tra proporzionalisti
(che hanno subìto una
strategia perdente) e impenitenti sostenitori del maggioritario. Il risultato è
che abbiamo perso tutti. Certo per colpa della destra,
ma soprattutto perché le opposizioni hanno abdicato a qualsiasi ruolo
propositivo, limitandosi a denunciare la strumentalità dell'operazione della destra e a prendere le difese di un sistema
elettorale ancor più fraudolento. In particolare chi
ritiene che il proporzionale sia l'unico sistema rispettoso dei principi
democratici e costituzionali e considera il maggioritario l'architrave del loro
stravolgimento avrebbe dovuto, oltre che criticare la nuova legge, anche
prospettare qualcosa di nuovo. Per smascherare la truffa della destra, avrebbe
dovuto proporre, in piena autonomia, una nuova legge realmente proporzionale (cioè senza premio di maggioranza), capace
di sanare i più gravi effetti distorsivi del Mattarellum (grazie ai quali - per fare solo un esempio - un partito che ha
ottenuto poco più del tre per cento dispone oggi di 65 parlamentari, a fronte
dei 14 rappresentanti di una forza politica che ha registrato il doppio dei
consensi). L'Unione si è invece attestata, compatta, su una ostinata difesa di un sistema iniquo
e perverso, che ha frantumato la rappresentanza, incoraggiato la corruzione,
accresciuto a dismisura i costi della politica, alimentato l'astensionismo,
regalato a Berlusconi l'opportunità di devastare la Costituzione e il Paese. E ha così lasciato al capo della destra,
dato prematuramente per finito, il bottino di una sonante vittoria. È
l'ennesimo errore di un'opposizione inadeguata e miope, largamente
corresponsabile della situazione nella quale ci troviamo. C'è solo da sperare,
per il bene di tutti, che sia anche l'ultimo.