da l'Unità del
30/11/2005
Canfora, censura russo-tedesca
di Bruno Gravagnuolo
Il Canfora censurato. Sì, di censura bella e buona si è trattato, nel caso del
volume La democrazia di Luciano Canfora. Rifiutato dall’editore tedesco Beck,
in spregio agli accordi con Laterza e dopo che a una prima lettura il volume
era stato «approvato». Infatti, come prendere per buoni gli argomenti di Beck?
Ovvero le «mancanze clamorose» su Stalin, e i giudizi «inaccettabili» su
Adenauer che recupera pezzi dell’estabilishment nazi? Quelli sono a tutti gli
effetti giudizi «storiografici». Opinabili oppure no. Manchevoli oppure
esaustivi. Ma in ogni caso giudizi. Di cui porta la responsabilità l’autore, e
nell’ambito di un discorso che parte da Pericle e arriva alla globalizzazione.
Non certo apologie di reato o incitazioni all’odio. E nemmeno svarioni
filologici tali da compromettere l’immagine dell’editrice. La verità è
un’altra: ha agito in quel caso una particolare correctness ideologica. Di
destra. Infastidita dai richiami alla continuità tedesca col passato al tempo
di Adenauer. Punto.
Ed ora un post-scriptum. Sul dibattito che s’è svolto sul Corsera a riguardo.
Eccolo. Ebbene ci rallegra che Pierluigi Battista abbia difeso il diritto leso
di Canfora a venir pubblicato. E che lo abbia fatto contro l’intolleranza di
Viktor Zavslavski. Evviva! Finalmente anche lì al Corsera si sono accorti che
il bravo Zaslavsky - della premiata coppia con Aga Rossi - è per così dire un
tantino intollerante e inquisitorio. Non propriamente sereno ed equo insomma.
Talché, quando ha a che fare con Pci e comunisti, perde la trebisonda. E subito
decreta «stalinismi», doppiezze, finte «svolte di Salerno», oppure debolezze
sul Gulag della cultura di sinistra e quant’altro. Fino ad applaudire la censura
su Canfora. Peccato. Perché Zaslavsky è studioso di valore. E noi che su
l’Unità lo intervistammo e recensimmo fra i primi in Italia - quando pochi lo
conoscevano - ne abbiamo anche apprezzato la vena satirica. Suo infatti è un
delizioso volume di racconti Sellerio di sapore gogoliano: Il dottor Petrov
parapsicologo. Dove si mettono in burla scienziati, burocrati e censori di
quell’Urss da cui lo studioso dovette emigrare e di cui in un bel saggio del
Mulino previde il disfacimento. Morale: è un po’ come se il destino si fosse
vendicato. E trascorsi gli anni il censurato, emigrato da Leningrado in Canada
e poi in Italia, è divenuto inquisitore. Quasi al modo di una sorta di «homo
sovieticus» interiore, da cui non riesce a liberarsi. Un consiglio a Zaslavsky:
si rilegga il suo Dottor Petrov. Si calmi e si faccia due risate.