Puzza, tanfo.
di Tiziano Tussi
“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante.” Marx-Engels, L’ideologia tedesca, 1845-1846.
Le prossime
elezioni politiche stanno già alzando, sin da ora, a quattro/cinque mesi di distanza, una melma culturale e politica
di grande spessore. Una puzza di vecchiume, latrina e via disgustando, che ci
deve preoccupare e molto. Questa particella pronominale, ci, è riferita alle
persone che ancora cercano di usare una logica semplice sino a coloro che
vorrebbero vivere bene e meglio nel nostro paese, in linea con il tempo storico
che si vede vivi, tentando anche di prefigurarsi scenari di miglioramento e di
progresso non inquinanti, a vari livelli. Insomma, non c’è bisogno di essere
comunisti ligi alla cultura di classe, basterebbe il buon senso per non
voltarsi verso e votare più né il centro destra, che veramente può solo avere
il favore di persone oramai cieche e corrotte, ma neppure il centro sinistra,
che viene votato ed accettato a volte per disperazione, perché non c’è altro di
meglio, perché gli altri sono pessimi. Non dovremmo accontentarci, noi, milioni
di uomini e donne, delle banalità e delle fandonie che vengono spese a piene
mani da troppi politicanti che ci parlano dalla televisione, dalla radio, dai
giornali e da internet.
Vi sono oramai troppi casi di imbecillità culturale, umana, e politica che provengono da entrambe gli schieramenti.
Sarebbe anche
simpatico cercare di stilarne un elenco esaustivo, ma lasceremmo sempre fuori
qualche cosa di importante, troppi sono i ritardi e le abnormità che ci
provengono dai due poli. Cominciando dalla totale ambiguità dei poli stessi, che
altro non sono che accozzaglie di uomini e sigle messi lì attorno al,
chiamiamolo così, leader, solo per stare in sella e lucrare stupendi e
prebende, corruzioni e bustarelle di numerosi milioni di euro, al parlamento
italiano, europeo, quando non regionale, e, scendendo nella scala delle
priorità, provinciale e comunale. Un esercito di nullafacenti che nulla sanno
fare, politicamente, se non riprodurre in continuazione un sistema
economico-sociale che accumula sempre più disparità e che fa vivere male sempre
più persone che si illudono però di vivere bene, in ogni caso, meglio di prima,
meglio di altri. E via rincagnendosi ed abbruttendosi in ogni maniera. Con
l’illusione di essere comunque puri e salvi.
Non c’è un’idea di alternativa reale nel centro sinistra verso la melassa tardo capitalista, verso il marciume della globalizzazione, con la fandonia della democrazia esportata ammazzando con ogni mezzo altri uomini - iracheni, afgani, ammalati di AIDS, poveri, senza acqua, e via elencando.
Nei paesi che
sono al di fuori di queste piacevolezze vi sono rigurgiti di razzismo
chiarissimo, porosità sociali e proposte di vita barbara per affamati e
sradicati che provengono da ogni parte del mondo che sperano di esserlo un po’
di meno in questi, per loro, nuovi luoghi di vita, dai quali pretendono
qualcosa che spesso non c’è, dato che, messi come siamo, non ce né per tutti, e
se questo qualcosa non viene cercano di prenderselo con ogni mezzo. Nel centro
sinistra non c’è un’idea che riesca a far sì che nelle nazioni ricche si trovi
un senso alla vita di chi ci vive; che non sia lo spandere soldi dalla
televisione ad ogni imbecille che compone un numero di telefono. Uno spandere
sogni di fama con concorsi di ogni tipo, mentre non si concedono aumenti di
stipendio ridicoli a milioni di lavoratori, che debbono perdere, in ore di
sciopero quanto avrebbero guadagnato in un aumento di stipendio che per altro
non viene dato neppure dopo averlo firmato, è il caso dei lavoratori della
scuola. Chiamati alla lotta salariale da sindacati che debbono però dimostrare
la loro moderazione ai capitalisti, allo stato, debbono dimostrare
responsabilità. Insomma una vita che oramai si tinge di barbarico, un rapporto
tra la barbarie dell’esistenza reale e la decenza dell’esistenza che si
vorrebbe, che non si colma.
Vi sono
zattere di bengodi che galleggiano su mari di sofferenza. E la loro forza è il
controllo del territorio fisico, con le forze dell’ordine, del loro ordine, e
mentale, con la frammentazione e lo sgretolamento della cultura, sempre
eversiva e rivoluzionaria, in una sottoproletarizzazione del sapere. La
distruzione della scuola pubblica ne è il segnale più reale e va di pari passo
con la distruzione dell’infrastruttura produttiva di merci: tutto si
esternalizza.
Ora, rivolgendomi a chi questi fenomeni li percepisce un poco o molto, cosa stiamo attendendo per fare qualcosa, assieme, per contrastare fattivamente tale lampante decadenza? A quando un rigurgito di intelligenze, che non sono, per fortuna, scomparse del tutto nel nostro paese?