da www.radiocittaperta.it
Report della riunione nazionale per la Palestina
del 10 dicembre
Si è svolta sabato 10 dicembre
a Roma la riunione nazionale per discutere la proposta di una manifestazione
nazionale per la Palestina nei prossimi mesi. E’ stata una discussione
estremamente interessante e partecipata (21 interventi) con presenze dalla
Puglia alla Toscana, da Torino alla Sardegna, da Genova a Padova, segno
inequivocabile che questa esigenza era sentita e condivisa da molti.
E’ stata decisa la data del 18 febbraio come indicazione per la manifestazione
nazionale. Sui contenuti si è sviluppata una discussione propositiva e positiva
che ha sottolineato la continuità con le mobilitazioni e le piattaforme di
questi tre anni (dal 9 marzo del 2002 ci sono state ben quattro manifestazioni
nazionali e decine di iniziative locali sulla Palestina).
Anche la settimana internazionale contro il Muro dell’apartheid di quest’anno ha visto numerose iniziative locali che hanno
cercato di rimettere la Palestina al centro dell’iniziativa politica (dalla
questione dei prigionieri palestinesi al diritto al ritorno dei profughi, dalla
riuscita campagna di solidarietà con il sindaco di Marano attaccato per aver
dedicato una strada ad Arafat alla targa affissa a
Roma).
Ma è stato anche riconosciuto autocriticamente che
queste iniziative non hanno espresso la forza politica di una manifestazione
nazionale che – come negli anni scorsi – tenesse aperta la questione
palestinese nell’agenda politica dei movimenti e della sinistra. Tant’è che questo “buco politico” è stato subito riempito –
in negativo – dalla marcia pro-Israele organizzata da
Giuliano Ferrara e dalla presentazione pubblica di “Sinistra per Israele” che
introduce un elemento enorme di squilibrio nell’immagine e nella sostanza del
rapporto tra la sinistra italiana, la Palestina e il mondo arabo più in
generale. E’ un elemento preoccupante, anche perché se Berlusconi ha dato vita
al governo più filo-israeliano d’Europa (incluso un pericoloso accordo di
cooperazione militare con Israele), si manifesta il rischio concreto che il
prossimo possibile governo di centro-sinistra non introduca alcun fattore
rilevante di discontinuità con il governo delle destre su questo terreno.
Da ciò nasce l’esigenza di rimettere con forza i diritti del popolo palestinese
al centro dell’agenda politica nazionale ed internazionale. Lo richiede la
situazione sul campo (sia in Palestina che in Iraq), lo richiede l’urgenza di
demolire la pericolosa illusione che quella di Sharon
sia la prospettiva di pace e non il disegno di annessione definitiva di gran
parte della Cisgiordania e di liquidazione di uno
Stato palestinese effettivo e non formale.
Proprio per questo si è deciso di dare rilevanza nella manifestazione nazionale
alla richiesta di date certe per “uno Stato palestinese indipendente,
pienamente sovrano e sicuro nei confini del 1967 e con Gerusalemme Est capitale
adesso” che renda concreta e non liturgica la parola d’ordine dei due popoli per
due Stati, tra l’altro sarebbe utile ricordare che molti progressisti
palestinesi e israeliani da sempre sostengono la tesi di uno stato democratico
e laico per i popoli che vivono in quel territorio. Ma questo sembra essere un
processo storico più lungo e complesso di quanto auspicabile.
Il secondo punto aggiuntivo per la manifestazione nazionale è la richiesta di
revoca dell’accordo di cooperazione militare Italia-Israele
(insieme a quella del ritiro dei militari dall’Iraq) sia per l’attuale governo
che per il prossimo, come atti concreti di rottura con le politiche belliciste.
Nella discussione sono stati anche sottolineati altri temi, come quello dell’islamofobia dilagante nel nostro paese che –a differenza
dell’antisemitismo di cui vengono accusati tutti coloro che sostengono la causa
palestinese – non si limita alla sfera del pregiudizio ma è diventata un vero e
proprio sistema legale (con leggi e decreti ad hoc che discriminano e
sanzionano i cittadini arabi o di religione islamica nel nostro paese), o la
richiesta sanzioni-disinvestimento-boicottaggio verso
Israele a cui hanno fatto appello a luglio 162 organizzazioni palestinesi dei
territori occupati, dei campi profughi e dei residenti in Israele.
E’ stato fatto un invito pressante a preparare con cura a livello locale la
manifestazione nazionale del 18 febbraio, discutendo nelle prossime settimane
con tutte le realtà e sollecitando la ripresa di attenzione e confronto sulla
questione palestinese e le sue connessioni (vedi la guerra in Iraq, le minacce
di guerra contro Siria, Libano, Iran etc.). Si tratta di coinvolgere nella
preparazione e nella partecipazione alla riuscita della manifestazione. A tale
scopo verranno preparati un volantone e un manifesto
da distribuire a livello nazionale ed è stata riconvocata per domenica 15
gennaio una nuova riunione nazionale a Firenze (il luogo verrà comunicato al
più presto).