Ma non è tutto da ridere!
di Tiziano Tussi
Si avvicina il tempo delle elezioni che risultano essere sempre un momento
significativo tra i tanti della vita politica usuale. Un momento importante ma
che non riveste cariche epocali pur restando un elemento di disvelamento
istituzionale dell’impatto dei singoli partiti e delle coalizioni partitiche
sul paese.
In Italia si svolgeranno solo in modo apparentemente democratico – non
corrispondendo all’imperativo de una testa un voto, cardine della Rivoluzione francese
–, arzigogolato, palesemente perverso, specialmente dopo l’approvazione della
recente legge di riforma elettorale, chiamata, chissà perché, proporzionale.
Cosa sta accadendo alla sinistra che si presenta alle elezioni? Quello che non
poteva non accadere stando la situazione di pseudo bipolarismo che marchia il
panorama politico italiano.
I partiti che si richiamano a motivazioni ideologiche soffrono e soffriranno
sempre più, soprattutto in caso di vittoria elettorale, della vicinanza con gli
altri partiti dello schieramento che fanno della pratica politica il loro punto
forte. Gli scandali che stanno sconquassando
l’orizzonte nazionale stanno trascinando con loro un po’ tutti.
Genericamente, la gente, termine caro a Berlusconi e soci, non fa ormai
distinzione tra sinistra, centro sinistra e comunisti. Ed ecco che lo scandalo
Unipol viene visto, sempre genericamente, come uno scandalo di sinistra, dato
che vi è implicata la galassia delle cooperative una volta definite rosse, che
hanno però perso da tempo la loro anima solidaristica e proletaria. Coloro che
si interessano di questioni sociali ed economiche, di politica lo hanno
senz’altro registrato e non da oggi. Non bastano alcuni spot pubblicitari, tipo
la Coop sei tu e similari, per coprire una realtà oramai solidificata. La Lega
delle cooperative rappresenta oramai un punto assolutamente trainante, di
punta, del capitalismo italiano. Ora, sui media appaiono interviste di
esponenti politici del centro sinistra, che chiosano la deriva diabolica delle
Coop. Una delle più rappresentative, all’inizio di gennaio, è stata quella di
Fausto Bertinotti, sul Corriere della Sera
che ha ospitato anche una nutrita schiera di esponenti dei DS e del
mondo delle cooperative. Tutti in gara a ricordare il buon tempo che fu.
L’animo inconcusso del mondo cooperativistico rosso, la lezione di rigore ed
eticità di Enrico Berlinguer e via discettando. Ma la situazione attuale, con
manager cooperativistici che dichiarano di avere avuto decine di miliardi delle
vecchie lire a titolo di pagamento di prestazioni professionali da altri
pescecani del capitalismo, in stile Cesare Previti, non si sostanzia in breve
tempo. Il collateralismo dell’apparato DS non può essere una sorpresa. Il
collateralismo tra affari e politica non è sorprendente in sé. Sorprendente
sono i fini che in questa, come in altre occasioni, nulla hanno a che fare con
la tradizione proletaria da cui derivano le cooperative rosse. Tradizione
proletaria interrotta decisamente. Ognuno poi può pensare ad un momento critico
invece che ad un altro, ma almeno possiamo decidere nell’indicare in un
passaggio critico profondo, internazionale, per tutto il mondo che si
richiamava alla tradizione proletaria nell’abbattimento del muro di Berlino e
nella fine del campo sovietico.
Il mondo senza l’Urss, per linee generali, non è certo un mondo più bello, non
è certo un bel mondo. Se si pensava, ed alcuni democratici di sinistra lo
pensavano veramente, che fosse necessario abbattere il Moloch del burocratismo
comunista per avere poi via libera verso un periodo di democrazia e di libertà
maggiori, la dura realtà delle cose, metro indiscutibile di riferimento, ha
smentito tale illusione. Se posso ricorrere ad un ricordo personale: a cavallo
dei fatti di Tienanmen, fine anni ’80, intervistai per il Calendario del Popolo
alcuni sinologi. Edoarda Masi mi disse allora che l’azione di Gorbaciov andava
sostenuta perché vi era necessità di una radicale opera di pulizia dell’intero
campo sovietico. Poi si sarebbe ripartiti meglio, ecc. ecc. L’esempio non è
riportato per criticare la Masi ma solo per riportare un esempio di un modo di
pensare, di produrre analisi politiche che non tiene conto delle dure leggi
della lotta per il potere, a livello del potere stesso. Indebolirsi favorisce sempre
il nemico di classe. L’effetto Gorbaciov, lui cosciente o meno del problema ora
non interessa, produsse esattamente ciò che doveva produrre: la distruzione di
un campo di potere.
E’ quello che sta accadendo anche ora, in piccolo. Come chiamarsi fuori del
pantano che sta toccando i massimi dirigenti del partito dei DS, segretario e
presidente? come tirarsi fuori dall’azione cannibalesca che subito si è
scatenata, sotterranea e non, tra le file del centrosinistra? come fare capire
alla gente che “noi (comunisti, di sinistra) non siamo come loro”, dato che
neppure i militanti del partito diessino lo capiscono sino in fondo,”?
Avranno, ed hanno già avuto, un bel da fare, i vari Bertinotti e Cossutta nel dimostrarsi estranei ed alieni
politicamente a tele ragnatela di interessi.
Berlusconi va a nozze con questi guai ad intreccio economico-politico della
controparte, che “allora è come lui, anzi peggio, sono come tutti” ecc. ecc.
“Ma come – lo si sente già dire, lo ha già detto – proprio i comunisti – e per
lui sono tutti comunisti al di là del suo schieramento - che difendono il
proletariato hanno barche, partecipano a scalate finanziarie, ma come…”
Ci vuole tanto a capire che tale alleanza di centro sinistra è perversa? Cosa
hanno da spartire i comunisti con gente come Rutelli? Mastella? Ex
democristiani? Diniani? Gli attuali radicali? I socialisti di Borelli?
Fermiamoci qui per pietà d’animo.
Pensiamo solo al caso di Messina ed all’imbroglio personale e politico di quel
consiglio municipale! Cosa ci guadagnano i partiti che si richiamano al
comunismo da questa vicinanza?
E poi ad ogni magagna che scoppia o che scoppierà dovremmo attender un comico
alla Beppe Grillo che venga a svegliare le coscienze assopite.
Insomma un comico ci salverà? Oppure no!