www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 18-01-06

Elezioni 2006. E’ difficile vincere, se si preferisce perdere


di Enrico Penati

La scadenza del voto non è lontana, mancano più o meno ottanta giorni, un tempo saremmo stati già in piena bagarre. Oggi sembra di essere in una campagna elettorale virtuale, come si ama ripetere di tutte le realtà che ci circondano e che non ci piacciono, che vorremmo esorcizzare, e delle quali, se proprio non possiamo fare a meno, parliamo con distacco, quasi con indifferenza.

No, questa campagna, virtuale o meno che sia, non ci piace.
Non ci piace prima di tutto per l’atteggiamento di buona parte dello schieramento che si dà per vincente, quello di centro-sinistra. A parte le componenti di sinistra dell’Unione - Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi - sia i DS sia i diversi “petali” della Margherita, che pure ha celebrato le sua “assise”, non hanno prodotto alcuna specie di programma, né ci risulta ne abbia proposto ufficialmente uno lo stesso Prodi. Intendiamoci, non è che noi si creda al potere salvifico di un programma elettorale ma perché offrire all’avversario anche la possibilità di sbeffeggiarti pubblicamente - con tutti i giornali e le TV che possiede - gridando ai quattro venti che il centro-sinistra non è neppure capace di presentare uno straccio di programma? E questo dopo essersi lasciati linciare e poi appendere ad una croce  per l’affare Unipol da un Berlusconi che da parte sua non è che sia  conosciuto in tutto il mondo quale presidente onorario dell’associazione internazionale per il rispetto delle regole, della legalità e della corretta conduzione societaria.

Eppure c’è un modo, ma uno solo, per l’Unione di presentare il proprio programma. Anche sulla carta stampata naturalmente, ma  quello che conta è annunciarlo solennemente, con rullo di tamburi, alla TV.
Una sera Romano Prodi, candidato ad assumere la presidenza del Consiglio all’indomani della vittoria elettorale, deve apparire sui teleschermi di tutte le case di tutt’Italia e dire:
“Il nostro programma, il programma del prossimo governo di centro-sinistra da me presieduto lo potete leggere da domani su tutti i giornali e ve ne parlerò diffusamente qui in TV nelle prossime sere. Ma questa sera vi voglio fare una indispensabile premessa: prima del programma noi dell’Unione ( e qui l’elenco di tutti i partiti e le formazioni presenti nella coalizione) sentiamo il dovere di prendere con voi, elettrici ed elettori, un solenne impegno, quello di spazzare via, di abrogare, di annullare. di stracciare - col  vostro aiuto, con il vostro appoggio, con il vostro consenso - tutte le leggi infami fatte approvare da Berlusconi nel corso della sua irresponsabile e demenziale presidenza.”

Segue elenco, purtroppo non breve, dalle innumerevoli leggi ad personam che gli hanno consentito di frodare il fisco, di imbrogliare il catasto, di infischiarsene della magistratura, di sconciare il paesaggio, a quelle di ben maggior impatto come le leggi sul falso in bilancio, sull’allargamento dei casi di legittima suspicione, dalla “salva Previti” alla legge Gasparri sulle emittenze, dalla legalizzazione della frode fiscale alla nuova legge sui cimiteri che l’indecente signorotto di Arcore ha voluto per poter traslare i resti di papà Luigi nel mausoleo annesso alla villa. Neppure Caligola ci aveva pensato.

Perché, almeno sinora, nessuno dei massimi esponenti del centro sinistra (ad eccezione di quelli di sinistra) ha  mai detto qualche cosa del genere? Ci riferiamo ad affermazioni precise, solenni, inequivocabili, ed a nome dell’intera coalizione.
Tanto per non far nomi, abbiamo atteso una presa di posizione del genere da Romano Prodi o da Massimo D’Alema o da Francesco Rutelli, da Piero Fassino o da qualche noto esponente dei Popolari o dei “prodiani”. Niente, almeno finora. Eppure  si tratta dell’unica posizione politica, che, se assunta dall’Unione, darebbe un senso, un segno, uno slancio eccezionali, e promuoverebbe una formidabile mobilitazione popolare per la campagna elettorale ed al voto del 9 aprile. In quale modo invece pensano i vari, forse troppi, leader del centro-sinistra di distinguersi dalla fogna di destra se non hanno neppure il coraggio di dire “col vostro voto abrogheremo Berlusconi nei primi tre mesi della prossima legislatura, a costo di tenere le Camere in seduta diciotto ore al giorno”.

D’Alema è sempre fermo a desiderare un Paese normale, ma così normale che è arrivato - nel corso di una amabile conversazione nel salotto di appuntamenti di Vespa a dire che no, la fucilazione di Mussolini la si poteva evitare e che sì, sarebbe stato meglio un regolare processo. Processo? E con quali giudici? Con quelli che c’erano  allora, cioè con giudici che avevano giurato fedeltà a Mussolini.
In una delle prossime riunioni nel salotto di appuntamenti di Vespa aspettiamo che il grande leader DS ci dica che anche la Resistenza la si poteva evitare, tanti lutti risparmiati, D’altra parte qualche anno fa non era stato un altro DS, allora si chiamavano in un altro modo ma erano già la stessa roba, l’on. Luciano Violante, ad iniziare la campagna del vogliamoci bene, siamo tutti figli di mamma, ricordando agli immemori ed a quelle canaglie di comunisti che tutto sommato anche quelli di Salò erano dei bravi ragazzi?

Si può vincere con leader di questo tipo? Con gente alla quale  repelle qualunque accenno, sguardo, pensiero, parola che abbia un qualche sapore di sinistra?
Abbiamo poi Francesco Rutelli il quale non ha fatto mistero che forse nelle leggi di Berlusconi (quelle che per chi scrive sono leggi infami) c’è anche qualcosa  di accettabile. Nel gruppo “dirigente” dell’Unione ci sono poi coloro che alle elezioni non ci pensano proprio, occupati come sono a preparare un altro pastrocchio che hanno già battezzato “partito democratico” con Billy Clinton e forse anche Tony Blair quali sponsor. Bruttissimo segno.

E probabilmente c’è dell’altro. C’è che, urgente almeno quanto l’abrogazione delle leggi infami, occorre una presa di posizione dell’Unione in relazione alla guerra in Iraq. Tempo fa Prodi si espresse  chiaramente per il ritiro puro e semplice delle truppe italiane dall’Iraq. Non lo ha più ripetuto. E non lo ha più ripetuto perché i pareri nel centro del centro-sinistra sono, guarda caso, divisi per non dire opposti. C’è chi sostiene, senza arrossire, che il nostro “disimpegno” deve essere graduale e negoziato con il governo iracheno, il che significa con il governo degli Stati Uniti. La vocazione al servilismo non si smentisce mai. Oppure c’è chi sostiene che se proprio vogliamo riportare a casa i soldati, lo si faccia ma in Iraq dobbiamo rimanere con tutti, riteniamo, i nostri potenti mezzi per aiutare gli iracheni nel difficile processo di ricostruzione. Il che, tradotto in italiano, vuol dire che è meglio stare là a vedere se ci scappa di arraffare qualche cosa possibilmente di carattere petrolifero.

Si possono vincere le elezioni avendo al vertice persone di questo genere? Gente che ha paura di prendere una posizione netta e precisa su questioni di enorme rilevanza? Di una tale codardia o di una tale cecità da impedire loro di rendersi conto che Berlusconi è politicamente un tumore e non un malessere passeggero. Ancora una volta, lo chiediamo: si può vincere quando si ha tanta voglia di perdere?

Una questione a parte, ma in una prospettiva migliore, è quella che si riferisce alla richiesta di referendum abrogativo contro i 52 nuovi articoli inseriti nella Costituzione italiana dalla attuale maggioranza di destra su specifico mandato a delinquere della Lega Nord. Il comitato cui è stato affidato il compito di raccogliere le firme necessarie e quello di dirigere tutta la campagna preparatoria sino alla fissazione della data per il voto, è presieduto dall’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. E questa è una buona notizia ed un buon segno. Ritengo che Scalfaro sia,  in assoluto, l’unico uomo politico italiano vivente, e di livello, che sia al tempo stesso pulito ed incorruttibile, un democratico ed un  antifascista senza se e senza ma. Una rarità, quasi una eccezione fra un personale pubblico di sconcertante bassezza e nel quale è anche difficile distinguere gli omuncoli dai quaquaraquà, come sapeva fare un personaggio di un noto romanzo di Sciascia. Sono molto più numerosi a destra, ma questa non è una grande consolazione.
E che Scalfaro, questa assoluta eccezione in senso positivo, sia un ex democristiano e non un ex iscritto al Pci non è il massimo che ci aspettavamo dalla vita. Ma evidentemente è la vita.

Milano 16 gennaio 2006