di Enrico
Penati
La scadenza del voto non è lontana, mancano più o meno ottanta giorni, un
tempo saremmo stati già in piena bagarre. Oggi sembra di essere in una campagna
elettorale virtuale, come si ama ripetere di tutte le realtà che ci circondano
e che non ci piacciono, che vorremmo esorcizzare, e delle quali, se proprio non
possiamo fare a meno, parliamo con distacco, quasi con indifferenza.
No, questa campagna, virtuale o meno che sia, non ci piace.
Non ci piace prima di tutto per l’atteggiamento di buona parte dello
schieramento che si dà per vincente, quello di centro-sinistra. A parte le
componenti di sinistra dell’Unione - Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi -
sia i DS sia i diversi “petali” della Margherita, che pure ha celebrato le sua
“assise”, non hanno prodotto alcuna specie di programma, né ci risulta ne abbia
proposto ufficialmente uno lo stesso Prodi. Intendiamoci, non è che noi si
creda al potere salvifico di un programma elettorale ma perché offrire
all’avversario anche la possibilità di sbeffeggiarti pubblicamente - con tutti
i giornali e le TV che possiede - gridando ai quattro venti che il
centro-sinistra non è neppure capace di presentare uno straccio di programma? E
questo dopo essersi lasciati linciare e poi appendere ad una croce per l’affare Unipol da un Berlusconi che da
parte sua non è che sia conosciuto in
tutto il mondo quale presidente onorario dell’associazione internazionale per
il rispetto delle regole, della legalità e della corretta conduzione
societaria.
Eppure c’è un modo, ma uno solo, per l’Unione di presentare il proprio
programma. Anche sulla carta stampata naturalmente, ma quello che conta è annunciarlo solennemente,
con rullo di tamburi, alla TV.
Una sera Romano Prodi, candidato ad assumere la presidenza del Consiglio
all’indomani della vittoria elettorale, deve apparire sui teleschermi di tutte
le case di tutt’Italia e dire:
“Il nostro programma, il programma del prossimo governo di centro-sinistra da
me presieduto lo potete leggere da domani su tutti i giornali e ve ne parlerò
diffusamente qui in TV nelle prossime sere. Ma questa sera vi voglio fare una
indispensabile premessa: prima del programma noi dell’Unione ( e qui l’elenco
di tutti i partiti e le formazioni presenti nella coalizione) sentiamo il
dovere di prendere con voi, elettrici ed elettori, un solenne impegno, quello
di spazzare via, di abrogare, di annullare. di stracciare - col vostro aiuto, con il vostro appoggio, con il
vostro consenso - tutte le leggi infami fatte approvare da Berlusconi nel corso
della sua irresponsabile e demenziale presidenza.”
Segue elenco, purtroppo non breve, dalle innumerevoli leggi ad personam che gli
hanno consentito di frodare il fisco, di imbrogliare il catasto, di
infischiarsene della magistratura, di sconciare il paesaggio, a quelle di ben
maggior impatto come le leggi sul falso in bilancio, sull’allargamento dei casi
di legittima suspicione, dalla “salva Previti” alla legge Gasparri sulle
emittenze, dalla legalizzazione della frode fiscale alla nuova legge sui
cimiteri che l’indecente signorotto di Arcore ha voluto per poter traslare i
resti di papà Luigi nel mausoleo annesso alla villa. Neppure Caligola ci aveva
pensato.
Perché, almeno sinora, nessuno dei massimi esponenti del centro sinistra (ad
eccezione di quelli di sinistra) ha mai
detto qualche cosa del genere? Ci riferiamo ad affermazioni precise, solenni,
inequivocabili, ed a nome dell’intera coalizione.
Tanto per non far nomi, abbiamo atteso una presa di posizione del genere da
Romano Prodi o da Massimo D’Alema o da Francesco Rutelli, da Piero Fassino o da
qualche noto esponente dei Popolari o dei “prodiani”. Niente, almeno finora.
Eppure si tratta dell’unica posizione
politica, che, se assunta dall’Unione, darebbe un senso, un segno, uno slancio
eccezionali, e promuoverebbe una formidabile mobilitazione popolare per la
campagna elettorale ed al voto del 9 aprile. In quale modo invece pensano i
vari, forse troppi, leader del centro-sinistra di distinguersi dalla fogna di
destra se non hanno neppure il coraggio di dire “col vostro voto abrogheremo
Berlusconi nei primi tre mesi della prossima legislatura, a costo di tenere le
Camere in seduta diciotto ore al giorno”.
D’Alema è sempre fermo a desiderare un Paese normale, ma così normale che è
arrivato - nel corso di una amabile conversazione nel salotto di appuntamenti
di Vespa a dire che no, la fucilazione di Mussolini la si poteva evitare e che
sì, sarebbe stato meglio un regolare processo. Processo? E con quali giudici?
Con quelli che c’erano allora, cioè con
giudici che avevano giurato fedeltà a Mussolini.
In una delle prossime riunioni nel salotto di appuntamenti di Vespa aspettiamo
che il grande leader DS ci dica che anche la Resistenza la si poteva evitare,
tanti lutti risparmiati, D’altra parte qualche anno fa non era stato un altro
DS, allora si chiamavano in un altro modo ma erano già la stessa roba, l’on.
Luciano Violante, ad iniziare la campagna del vogliamoci bene, siamo tutti
figli di mamma, ricordando agli immemori ed a quelle canaglie di comunisti che
tutto sommato anche quelli di Salò erano dei bravi ragazzi?
Si può vincere con leader di questo tipo? Con gente alla quale repelle qualunque accenno, sguardo,
pensiero, parola che abbia un qualche sapore di sinistra?
Abbiamo poi Francesco Rutelli il quale non ha fatto mistero che forse nelle
leggi di Berlusconi (quelle che per chi scrive sono leggi infami) c’è anche
qualcosa di accettabile. Nel gruppo
“dirigente” dell’Unione ci sono poi coloro che alle elezioni non ci pensano
proprio, occupati come sono a preparare un altro pastrocchio che hanno già
battezzato “partito democratico” con Billy Clinton e forse anche Tony Blair
quali sponsor. Bruttissimo segno.
E probabilmente c’è dell’altro. C’è che, urgente almeno quanto l’abrogazione
delle leggi infami, occorre una presa di posizione dell’Unione in relazione
alla guerra in Iraq. Tempo fa Prodi si espresse chiaramente per il ritiro puro e semplice delle truppe italiane
dall’Iraq. Non lo ha più ripetuto. E non lo ha più ripetuto perché i pareri nel
centro del centro-sinistra sono, guarda caso, divisi per non dire opposti. C’è
chi sostiene, senza arrossire, che il nostro “disimpegno” deve essere graduale
e negoziato con il governo iracheno, il che significa con il governo degli
Stati Uniti. La vocazione al servilismo non si smentisce mai. Oppure c’è chi
sostiene che se proprio vogliamo riportare a casa i soldati, lo si faccia ma in
Iraq dobbiamo rimanere con tutti, riteniamo, i nostri potenti mezzi per aiutare
gli iracheni nel difficile processo di ricostruzione. Il che, tradotto in
italiano, vuol dire che è meglio stare là a vedere se ci scappa di arraffare
qualche cosa possibilmente di carattere petrolifero.
Si possono vincere le elezioni avendo al vertice persone di questo genere?
Gente che ha paura di prendere una posizione netta e precisa su questioni di
enorme rilevanza? Di una tale codardia o di una tale cecità da impedire loro di
rendersi conto che Berlusconi è politicamente un tumore e non un malessere
passeggero. Ancora una volta, lo chiediamo: si può vincere quando si ha tanta
voglia di perdere?
Una questione a parte, ma in una prospettiva migliore, è quella che si
riferisce alla richiesta di referendum abrogativo contro i 52 nuovi articoli
inseriti nella Costituzione italiana dalla attuale maggioranza di destra su
specifico mandato a delinquere della Lega Nord. Il comitato cui è stato
affidato il compito di raccogliere le firme necessarie e quello di dirigere
tutta la campagna preparatoria sino alla fissazione della data per il voto, è
presieduto dall’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. E questa è
una buona notizia ed un buon segno. Ritengo che Scalfaro sia, in assoluto, l’unico uomo politico italiano
vivente, e di livello, che sia al tempo stesso pulito ed incorruttibile, un
democratico ed un antifascista senza se
e senza ma. Una rarità, quasi una eccezione fra un personale pubblico di
sconcertante bassezza e nel quale è anche difficile distinguere gli omuncoli dai
quaquaraquà, come sapeva fare un personaggio di un noto romanzo di Sciascia.
Sono molto più numerosi a destra, ma questa non è una grande consolazione.
E che Scalfaro, questa assoluta eccezione in senso positivo, sia un ex
democristiano e non un ex iscritto al Pci non è il massimo che ci aspettavamo
dalla vita. Ma evidentemente è la vita.
Milano 16 gennaio 2006