dal mensile
Galatea - 18-1-06
Unipol: il nodo
venuto al pettine
di Giulietto Chiesa
Si sono autoassolti tutti, i DS, all'unanimità, perchè - si direbbe, o almeno
così hanno detto loro - il fatto non costituisce reato. E, infatti, a
quanto se ne sa al momento, non c'è stato reato. Giovanni Consorte e il
fido Sacchetti hanno tentato una scalata bancaria e loro hanno fatto il
tifo. Punto e basta. Che c'è di male? Niente se D'Alema e Fassino fossero
dei banchieri. Sfortunatamente per la sinistra , e per il
centro-sinistra, non lo erano e non lo sono.
In altri termini è vero fino a prova contraria che il fatto non costituisce
reato, ma potrebbe essere un misfatto. Ed è anche vero che non tutti i
misfatti sono reati. Ma se è stato un misfatto non si può essere assolti, o
autoassolversi, politicamente, perchè politicamente esso resta tale.
E il misfatto cui assistiamo ormai da anni - e che ora è venuto al pettine - è
la perdita progressiva dell'insediamento popolare, della rappresentanza
storica che i DS impersonavano. E' andata perduta, irrimediabilmente,
irreversibilmente, la diversità berlingueriana, ed è stata imboccata una
china il cui punto terminale non è ancora stato raggiunto, ma di cui alcune
tappe, alcune pietre miliari sono già state segnate e compiute, tra cui -
eminente per la sua sesquipedale evidenza - la piena e totale riabilitazione di
Bettino Craxi.
Non è un incidente di percorso, del resto. Si scivola in giù non perchè
trascinati da una qualche forza di gravità inesorabile. Si usano, al contrario,
le racchette, si spinge. Sono anni che questo slalom è in corso, sempre più
veloce. L'unico rallentamento, ogni tanto, è rappresentato dalla necessità di
non perdere del tutto il contatto con il proprio elettorato, che non riesce a
capacitarsi della deriva, non se la sa spiegare, ma non sa neppure
rinunciare alla propria storia, e quindi non può credere di essere stato
abbandonato. Questione di generazione e di vischiosità della storia.
Naturalmente le generazioni passano e si succedono, gli anziani se ne vanno a
miglior vita, e sono quelli che reggono le bandiere, finchè possono. Ai giovani
non si ha più niente da dire, da proporre, e quindi non vengono. Il saldo netto
è sempre negativo. Ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, o
come si dice a Genova, "nu se pò sciurbì e sciuscià intu mèshimu
tempu", non si può espirare e aspirare nello stesso tempo.
Loro lo sanno, perchè sono abbastanza scafati da rendersene conto, e indorano
le pillole. E va detto che sono riusciti a contenere entro limiti
accettabili l'emorragia elettorale. Così come sono riusciti a
traghettare, seppure con fatica, una parte del loro elettorato là dove il
coro dei revisionisti storici, capitanati da Paolo Mieli, Barbara
Spinelli e Giuliano Ferrara, li spingeva.
Così tra scarpe da due milioni di vecchie lire, e leggi che introducono il
precariato di massa, e barche in leasing, e telefonate e incontri con i vari
Colaninno, Gnutti, e consorterie varie ed eventuali, sperando che altre
registrazioni non vengano fuori col contagocce, o magari tutte insieme a
dieci giorni dal voto, non si può poi pretendere che funzioni l'ancoraggio
morale con la sensibilità dei propri elettori.
Come scriveva quel geniale matusalemme di Carlo Marx, l'uomo è il punto
d'intersezione dei suoi rapporti sociali. Che è una versione epica del buon
vecchio proverbio secondo cui "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei".
E allora se dialoghi nei modi che adesso sappiamo, in piccola parte, con
l'amico degli amici dei furbetti del quartiere, e anche, direttamente, proprio
con i furbetti del quartiere, allora non puoi pretendere di rappresentare
quella grande parte della società italiana che vive con 1200 euro al mese, più
o meno.
Non è che li si vuole poveri e vestiti col saio, questi leader. E nemmeno
l'elogio del pauperismo. Basterebbe che sapessero quanto costa al mercato
un chilo di cavoli e un etto di salame, o l'affitto di una casa. Perchè
se lo sapessero non andrebbero nel salotto di Vespa a parlare con i
lanzichenecchi che hanno occupato il potere come se fossero dei gentiluomini
con cui si può trattare un'intesa che garantisca la convivenza civile.
Tutti capiscono che è un dialogo impossibile, che non porterà a nulla se non
alla delegittimazione della sinistra: tutti tranne loro. Ma questo è solo il
punto terminale di una lunga scivolata. Cominciata quando si decise, cioè
decisero loro, che il partito pesante non serviva più, e che andava sostituito
con quello leggero, altrimenti detto "d'opinione". Il crollo del comunismo
sovietico li aveva sorpresi, folgorati sulla via di Damasco, e decisero che
bisognava andare a Washington, anzi a Londra, da Clinton e da Tony. Furono
loro, per primi a tirare fuori l'idea del partito democratico, tanto per
imitare il modello americano di bipartitismo perfetto, costituito - come ha ben
spiegato Gore Vidal - da due ali, entrambe destre.
Furono loro a tirare fuori il sistema maggioritario, che avrebbe dovuto
consentire la modernizzazione e la governabilità di cui tanto aveva parlato il
defunto in odore di santità tardiva Bettino Craxi. Tutto ciò - passando per la
splendida trovata dei "ragazzi di Salò", del grande Luciano Violante
- senza darsi conto che nelle nuove condizioni sarebbe stata la
televisione a decidere "l'opinione" dei più. E senza avere ben
realizzato che proprio il loro nuovo punto di riferimento ideale, cioè
Bettino Craxi, aveva qualche tempo addietro regalato le televisioni a
Berlusconi. Per cui la massima di Platone secondo cui "i pochi controllano
i molti attraverso l'opinione" sarebbe stata applicata non da loro
ma da Berlusconi.
Di conseguenza, poichè una ciliegia tira l'altra, si trovarono a non avere più
i soldi per fare andare avanti un grande partito e neanche avendo più le
televisioni di stato, che avevano conquistato con orgogliosa baldanza,
infarcendole di clienti del nemico nella speranza di conquistare il centro. I
clienti del nemico hanno fatto i clienti del nemico e loro si sono
trovati a fare gli ospiti nel salotto di Vespa, cioè a fare gli attori
nelle soap opera dell'avversario.
Conclusione provvisoria: diventava inevitabile fare patti per avere soldi e
garantirsi spazi nell'universo televisivo. Che è esattamente quello che è
avvenuto. Una volta capito questo insieme di dettagli, diventa
improvvisamente chiaro perchè Fassino va alle manifestazioni
"unitarie" in Piazza del Campidoglio, insieme a Fini, e a Sandro
Bondi. O si siede allo stesso tavolo con Berlusconi per salvare gli
ostaggi in Irak, o pencola non sapendo che dire circa i motivi della guerra
afghana, e poi l'appoggia, ma si trova in difficoltà con la guerra
irachena, sebbene tutto sia chiaro fin dall'inizio: che era tutta una bufala
colossale inventata da Dick Cheney, e Osama bin Laden più o meno come
l'11 di settembre del 2001.
Se ci aggiungi l'inciucio dell'elezione del Consiglio
di Amministrazione della Rai, realizzato con la visita di Petruccioli,
presidente allora della Commissione Parlamentare di Vigilanza, nella residenza
privata del capo del Governo e padrone della concorrenza, da cui Petruccioli
esce insignito della carica di presidente della Rai, si può immaginare, sebbene
con qualche repulsione (perchè il troppo è troppo), la quantità di patti
bipartisan che sono stati siglati all'insaputa del colto e dell'inclita
in questi anni.
Nessuno stupore, dunque, se la capacità e la voglia di mobilitazione di questo
centro-sinistra è così scarsa e assente. Basti vedere come tutte le sue
componenti si siano dimostrate incapaci di gestire perfino la raccolta
delle firme per il referendum che - si spera ancora - dovrebbe abrogare la
demolizione della Costituzione repubblicana. I lanzichenecchi ci stanno
portando via la democrazia, nientepopodimeno, e l'opposizione - che ha regalato
loro la schiacciante maggioranza nelle due Camere - non è nemmeno capace di
sollevare le piazze per impedire il martirio della Costituzione.
Che altra prova occorre per completare la dimostrazione scientifica che questa
classe politica ha ormai raggiunto lo stato fisico caratteristico
dell'oligarchia? Cioè di un gruppo definito di persone che, a prescindere
da cosa li divide, sono accomunate dalla cura di impedire alla gente che
le ha elette di ficcare il naso negli affari loro, cioè negli affari pubblici.
Ma la crisi italiana ha galoppato comunque, nonostante l'oligarchia bipartisan.
Siamo al si salvi chi può e i patti, più o meno segreti, stanno saltando
ad uno ad uno. Se Berlusconi perde è chiaro che la famosa Casa delle Libertà si
scioglierà come neve al sole. Malignamente qualcuno che scritto che a Forza
Italia succederà Forza Milan e la vecchia Democrazia Cristiana suonerà le
trombe dell'adunata richiamando le truppe cammellate che si erano
disperse provvisoriamente nei due campi. Alle quali si aggiungerà il neo
democristiano Rutelli, sotto le stesse bandiere di Casini, Follini, Mastella
and company. Una previsione attendibile è che, cioè, anche il centro
sinistra avrà vita breve, nella sua attuale forma, dopo la fine del
"nemico", cioè con il tramonto dell'equivoco rappresentato da
Berlusconi.
En attendant le ulteriori, possibili, anzi probabili, registrazioni telefoniche
di questo e di quello, senza alcuna speranza che questo o quello dei leader DS
si dimetta prima dell'arrivo della bufera, non ci resta che attendere
l'uscita dei conigli ancora sconosciuti che Silvio Berlusconi - che non intende
arrendersi - dichiara di avere nel suo cappello a cilindro.
L'avanspettacolo della politica italiana continua. Non per niente lui
intratteneva gli ospiti sulle navi da crociera.
di Giulietto Chiesa
dal mensile Galatea