www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 19-02-06

Lettera inviata da un militante comunista
alla mailing list della federazione di Torino del PRC sul caso Ferrando

Cari compagni,

Vorrei approfondire anch'io un aspetto del "caso Ferrando", che rischia di rimanere sotto traccia nel nostro dibattito.

Nell'affrontare l'episodio, il rischio che si corre è quello di ridurre la disputa alla sola questione del "metodo" (anch'essa sicuramente importantissima) che il nostro segretario ha adottato per risolvere una manifestazione di dissenso, limitandosi a rivendicare per le minoranze interne un diritto di rappresentanza che viene grossolanamente violato (alla faccia dello statuto, sempre invocato quando si ritiene che faccia comodo) . E di dimenticare la vera sostanza del contendere, che ha a che fare proprio con gli argomenti che Ferrando ha toccato: l'analisi della presenza coloniale straniera negli scenari di guerra e il giudizio da esprimere nei confronti delle forze che all'invadenza coloniale e alle politiche di aggressione imperialista si oppongono, usando i tradizionali metodi della lotta partigiana.

Orbene, Ferrando non ha certo esaltato nè il terrorismo, nè le ambigue organizzazioni di fanatici islamici tipo Al Qaeda. Ferrando si è limitato a definire legittima la lotta contro la presenza militare straniera (italiana nella fattispecie, con le sue ambizioni imperialistiche), rilevandone le caratteristiche di supporto alla rapina coloniale e di braccio armato degli interessi di gruppi economici, interessati al controllo del petrolio. Ferrando ha detto cose che qualcuno (in questo caso non il sottoscritto) potrà anche non condividere, ma che non ha il diritto di demonizzare e di "espellere", ma semmai di contrastare con la battaglia delle idee.

Ferrando ha toccato in questo caso un nervo scoperto. Ha lasciato intendere che, nel nuovo parlamento e, ancor più in presenza di un nuovo governo, sulle questioni della lotta antimperialista e della collocazione dell'Italia nell'ambito delle alleanze imperialiste, potrebbero esserci "quelli che non ci stanno".
E ' proprio su questa specifica questione, che ai nostri alleati è andato il sangue alla testa. Pensate: proprio nel momento in cui Rutelli andava a rassicurare l'alleato sionista dell'assoluta e incondizionata fedeltà a tutte le prossime mosse di Israele (compreso un colpo di stato contro la decisione democratica del popolo palestinese e un'aggressione all'Iran, che vengono considerati imminenti da numerosi osservatori internazionali).

A questo punto, il PRC doveva dare un segnale preciso. Doveva conquistarsi un attestato di affidabilità. Ed ecco che tutto il ciarpame ideologico (niente a che fare con la profondità di Gandhi o di Capitini) sulla "non violenza", secondo cui gli oppressi dovrebbero farsi "impallinare", piuttosto che ribellarsi con mezzi efficaci e portatori di liberazione, è venuto a pennello. Di qui la mossa del segretario. Di qui, i complimenti sperticati di tutti i "liberal" filo-imperialisti (a cominciare dal Riformista, passando per il generale della NATO Emma Bonino) alla "coerenza riformista" di Bertinotti, additato ad esempio. Ce ne sarebbe a sufficienza per provare vergogna.

E allora, tutti devono avere chiaro che il segnale che l'attuale maggioranza del nostro partito ha voluto lanciare, dentro e fuori del PRC, non si presta ad equivoci. Colpendo il dissenso rispetto alle future ipotesi di governo, si è voluto lasciare intendere che, in politica estera (alla vigilia di una più che probabile nuova stagione di guerre, nel momento in cui gli stessi "democratici" americani accusano Bush di "mollezza") non si ha alcuna intenzione di disturbare il manovratore, "omologando" con la forza, se necessario, anche le riluttanti minoranze.

Come già ai tempi del PCI, la politica estera balza in primo piano. L'accettazione del quadro di compatibilità imposto dall'imperialismo rappresenta la cartina di tornasole del grado di affidabilità di una forza politica che aspiri a governare il paese. O si accetta questo quadro di compatibilità, rassegnandosi al ruolo di "sinistra" (impotente) dello schieramento "democratico", oppure si è cacciati dal consesso civile e si è bollati di infamia.
Una versione aggiornata e corretta della strategia scalfariana a suo tempo adottata nei confronti del "fattore K" ai tempi del PCI. Ve lo ricordate? Che ebbe il suo epilogo nella Bolognina. E oggi nel "Partito della Sinistra Europea" (che, non a caso, trova la sua legittimazione nella piena osservanza delle compatibilità imposte dagli statuti dell'Unione Europea).

Perciò, in questa circostanza ritengo non solo doveroso, ma soprattutto utile per una piena comprensione delle ragioni della sua esclusione (vergognosamente antidemocratica e umiliante per tutto il partito, che è costretto ad obbedire agli ordini della scuderia di centro-sinistra), che si debba esprimere piena solidarietà, senza se e senza ma al compagno Ferrando.

Occorre avere ben presente che l'attacco nei suoi confronti rappresenta solo l'anticipazione di un attacco più complessivo a tutti coloro che potrebbero non essere disposti ad accettare improponibili, umilianti e malintese discipline (come nel partito di Cossutta a suo tempo), qualora si fosse chiamati a scelte funzionali alla "vocazione" coloniale e imperialista dell'"Italietta".
In tal caso, sia ben chiaro fin da ora, io non ci starò.
Grazie per l'attenzione.

Mauro Gemma