Lettera inviata da
un militante comunista
alla mailing list della federazione di Torino del PRC sul caso Ferrando
Cari
compagni,
Vorrei
approfondire anch'io un aspetto del "caso Ferrando", che rischia di
rimanere sotto traccia nel nostro dibattito.
Nell'affrontare
l'episodio, il rischio che si corre è quello di ridurre la disputa alla sola
questione del "metodo" (anch'essa sicuramente importantissima) che il
nostro segretario ha adottato per risolvere una manifestazione di dissenso,
limitandosi a rivendicare per le minoranze interne un diritto di rappresentanza
che viene grossolanamente violato (alla faccia dello statuto, sempre invocato
quando si ritiene che faccia comodo) . E di dimenticare la vera sostanza del
contendere, che ha a che fare proprio con gli argomenti che Ferrando ha
toccato: l'analisi della presenza coloniale straniera negli scenari di guerra e
il giudizio da esprimere nei confronti delle forze che all'invadenza coloniale
e alle politiche di aggressione imperialista si oppongono, usando i
tradizionali metodi della lotta partigiana.
Orbene, Ferrando non ha certo esaltato nè il terrorismo, nè le ambigue
organizzazioni di fanatici islamici tipo Al Qaeda. Ferrando si è limitato a
definire legittima la lotta contro la presenza militare straniera (italiana
nella fattispecie, con le sue ambizioni imperialistiche), rilevandone le
caratteristiche di supporto alla rapina coloniale e di braccio armato degli
interessi di gruppi economici, interessati al controllo del petrolio. Ferrando
ha detto cose che qualcuno (in questo caso non il sottoscritto) potrà anche non
condividere, ma che non ha il diritto di demonizzare e di
"espellere", ma semmai di contrastare con la battaglia delle idee.
Ferrando
ha toccato in questo caso un nervo scoperto. Ha lasciato intendere che, nel
nuovo parlamento e, ancor più in presenza di un nuovo governo, sulle questioni
della lotta antimperialista e della collocazione dell'Italia nell'ambito delle
alleanze imperialiste, potrebbero esserci "quelli che non ci stanno".
E '
proprio su questa specifica questione, che ai nostri alleati è andato il sangue
alla testa. Pensate: proprio nel momento in cui Rutelli andava a rassicurare
l'alleato sionista dell'assoluta e incondizionata fedeltà a tutte le prossime
mosse di Israele (compreso un colpo di stato contro la decisione democratica
del popolo palestinese e un'aggressione all'Iran, che vengono considerati
imminenti da numerosi osservatori internazionali).
A
questo punto, il PRC doveva dare un segnale preciso. Doveva conquistarsi un
attestato di affidabilità. Ed ecco che tutto il ciarpame ideologico (niente a
che fare con la profondità di Gandhi o di Capitini) sulla "non
violenza", secondo cui gli oppressi dovrebbero farsi
"impallinare", piuttosto che ribellarsi con mezzi efficaci e portatori
di liberazione, è venuto a pennello. Di qui la mossa del segretario. Di qui, i
complimenti sperticati di tutti i "liberal" filo-imperialisti (a
cominciare dal Riformista, passando per il generale della NATO Emma Bonino)
alla "coerenza riformista" di Bertinotti, additato ad esempio. Ce ne
sarebbe a sufficienza per provare vergogna.
E
allora, tutti devono avere chiaro che il segnale che l'attuale maggioranza del
nostro partito ha voluto lanciare, dentro e fuori del PRC, non si presta ad
equivoci. Colpendo il dissenso rispetto alle future ipotesi di governo, si è
voluto lasciare intendere che, in politica estera (alla vigilia di una più che
probabile nuova stagione di guerre, nel momento in cui gli stessi
"democratici" americani accusano Bush di "mollezza") non si
ha alcuna intenzione di disturbare il manovratore, "omologando" con
la forza, se necessario, anche le riluttanti minoranze.
Come
già ai tempi del PCI, la politica estera balza in primo piano. L'accettazione
del quadro di compatibilità imposto dall'imperialismo rappresenta la cartina di
tornasole del grado di affidabilità di una forza politica che aspiri a
governare il paese. O si accetta questo quadro di compatibilità, rassegnandosi
al ruolo di "sinistra" (impotente) dello schieramento "democratico",
oppure si è cacciati dal consesso civile e si è bollati di infamia.
Una versione aggiornata e corretta della strategia scalfariana a suo tempo
adottata nei confronti del "fattore K" ai tempi del PCI. Ve lo
ricordate? Che ebbe il suo epilogo nella Bolognina. E oggi nel "Partito
della Sinistra Europea" (che, non a caso, trova la sua legittimazione
nella piena osservanza delle compatibilità imposte dagli statuti dell'Unione
Europea).
Perciò,
in questa circostanza ritengo non solo doveroso, ma soprattutto utile per una
piena comprensione delle ragioni della sua esclusione (vergognosamente
antidemocratica e umiliante per tutto il partito, che è costretto ad obbedire
agli ordini della scuderia di centro-sinistra), che si debba esprimere piena
solidarietà, senza se e senza ma al compagno Ferrando.
Occorre
avere ben presente che l'attacco nei suoi confronti rappresenta solo
l'anticipazione di un attacco più complessivo a tutti coloro che potrebbero non
essere disposti ad accettare improponibili, umilianti e malintese discipline
(come nel partito di Cossutta a suo tempo), qualora si fosse chiamati a scelte
funzionali alla "vocazione" coloniale e imperialista
dell'"Italietta".
In
tal caso, sia ben chiaro fin da ora, io non ci starò.
Grazie
per l'attenzione.
Mauro
Gemma