Cronaca sul dibattito
“Informazione e Guerra” del 28 aprile 2006 a Cagliari con Giulietto Chiesa
di Alberto Liscia
CAGLIARI- Nel capiente teatro del dopo-lavoro ferroviario
si è svolta venerdì 28 aprile l’iniziativa
dal titolo “Informazione e Guerra” organizzata dal circolo cittadino
A.Gramsci del Prc. Ospite d’onore il
giornalista e parlamentare europeo
Giulietto Chiesa. L’assemblea-dibattito è stata coordinata da Marco Ghinolfi e ha visto tra gli oratori presenti sul palco il
segretario del circolo Gramsci, Gianni Fresu, e il capogruppo in regione del
Prc Antonello Licheri.
Giulietto Chiesa non ha certo bisogno di particolari
biglietti da visita o eclatanti
pubblicità sui giornali locali, che puntualmente non ci sono stati nel
reclamare l’evento, come ha sottolineato nella premessa Gianni Fresu. L’ex
corrispondente dell’Unità a Mosca e nei vari teatri di guerra degli ultimi decenni
ha un pubblico che ormai lo segue sul web, dove scrive regolarmente per il suo
sito e per una nuova pagina di contro-informazione “Megachip”, o viene a
conoscenza delle iniziative dove lui è ospite tramite passaparola o altri
canali informali, sms, blog e mail. Il
teatro si riempie nell’arco di qualche decina di minuti sino a saturarlo. Molti
presenti trovano posto in terra o in
piedi adagiati sulle pareti, tanto si
sa Giulietto Chiesa non è uno che annoia e fa venire il latte alle ginocchia,
anzi, la sua parlantina, a tratti lenta
e cadenzata, comunque molto “televisiva” conquista da subito la loro
attenzione.
La sua è quella che marxianamente si chiama un’analisi economicista della
realtà. Parte da semplicissime considerazioni: le risorse energetiche nel
pianeta si stanno esaurendo e conseguentemente il concetto relativo di “picco
del petrolio” è destinato a crescere da qui ai prossimi anni ininterrottamente.
D’altronde non passa giorno che ci
siano nuovi “record” nel borsino dell’oro nero. Il mondo occidentale,
sviluppato e industrializzato è un vorace consumatore di petrolio e derivati e
il prezzo del barile in continua ascesa è un problema anche e soprattutto dal
momento in cui ci sono nazioni come Cina, India e Brasile che nel lungo periodo
sono destinate ad evolversi e diventare grandi potenze industriali con le
conseguenti mutazioni sociali, tecniche e politiche annesse. Insomma taglia
corto Chiesa: “Non c’è più spazio per due americhe” e tutto ciò che sta
accadendo nel panorama globale in termini di geo-strategia è solo l’inizio del
dispiegamento di forze per la creazione di equilibri e postazioni militari in
direzione di una chiara ed evidente
guerra contro la Cina.
La sua attenzione si sposta quindi sul protagonista assoluto del gioco imperialista
occidentale: gli Stati Uniti d’America. La nazione nordamericana, da anni in bancarotta con debiti accumulati
di trilioni di dollari e titoli di stato in mano ad altre potenze come la Cina
stessa o i paesi sauditi è pronta ormai da anni al grande
conflitto. Forte del fatto che metà del
suo bilancio militare è segreto, in occasione del futuro scenario bellico,
fonti il Congresso e la stessa stampa sia liberal che neo-con, non si prepara solo all’uso di armi
convenzionali ma anche di testate atomiche avvalendosi di una rete di satelliti
(lo scudo stellare) in grado di controllare tutti gli spazi aerei e avere
l’occhio o il mirino sul mondo intero. Per rendere chiaro il concetto e
allinearlo su un percorso di più lungo respiro quale è stata la rivoluzione
neo-liberale degli ultimi venticinque anni cita l’ex presidente Ronald Reagan:
“Il tenore di vita del popolo americano non è negoziabile” e aggiunge lapidario
Chiesa “…se non è negoziabile vuol dire che si va in Guerra!”. E d’altronde
leninisticamente il suo ragionamento non fa una grinza, quando il capitalismo
finanziario entra in crisi ricorre sistematicamente e scientificamente al
conflitto per rilanciare se stesso in una spirale che è quella
guerra-capitalismo.
Delineato un quadro globale piuttosto terrificante e dagli esiti catastrofici
ma oggettivamente plausibili, Chiesa scende su un piano locale, e arriva a
parlare di Informazione o meglio, di Disinformazione nel nostro paese.
Partendo da una impietosa critica sulla dirigenza politica che non parla e non spiega alla popolazione ciò che le accade intorno sposta la propria attenzione sulla “grande fabbrica dei sogni e della menzogna” e sul funzionamento della televisione e della carta stampata, il principale strumento di egemonia del pensiero dominante su una utenza che è la quasi totalità della popolazione. Chiesa afferma “ non è che si dicono le bugie, semplicemente non si danno le notizie”. E’ così che la comunicazione ha cambiato la politica per cui ormai basta una sola battuta per ammazzare un discorso, una riflessione, un pensiero ben ponderato e spiegato. L’11 settembre è stato un esempio della manipolazione dell’informazione per convincere la massa mediatica dell’esistenza di un’internazionale terroristica e di un complotto mondiale ai danni dell’occidente. Così il crollo telecomandato di due torri e il misterioso attacco aereo del Pentagono, si trattava di un missile cruiser come provato da documenti ufficiali, sono stati spiegati da cinque sole parole “E’ stato Osama Bin Laden”.
La politica è cambiata perché è cambiato l’uomo, il cittadino, l’elettore o
meglio, il consumatore. Un passaggio sostanziale dall’ “Homo Ligens” all’ ”Homo
Videns”.
Con sottile ironia strappa un applauso al pubblico “di intellettuali raffinati” complimentandosi della loro presenza che altrimenti sarebbe stato a casa a guardare la televisione. Raccontando tutta una serie di aneddoti sulle sue presenze televisive a Porta Porta o in altre trasmissioni porta a conoscenza di tutta una serie di accorgimenti che lui ormai è costretto ad utilizzare per smontare le farneticazioni e falsità dei suoi avversari come ad esempio una semplice risata ben inquadrata dalla telecamera che, parafrasando Groucho Marx, seppellì letteralmente e televisivamente le colossali menzogne di Mario Landolfi, ministro di A.N. L’inquadratura spiega ormai è diventata più potente di qualsiasi messaggio lanciato nell’etere, non a caso questa è la società dell’immagine e volenti o nolenti tutti coloro che sono invitati a parlare in televisione, a maggior ragione i politici, devono prendere adeguate misure e non farsi fagocitare da quello che resta soltanto un mezzo di comunicazione, ma dalle potenzialità enormi e diaboliche. La conferenza di Giulietto Chiesa assume quasi il carattere di una lezione universitaria a degli studenti di un corso di tele-comunicazioni. Inevitabilmente si arriva a parlare del massimo esperto in Italia, e forse nel mondo, del mezzo televisivo: Silvio Berlusconi.
L’uomo di Arcore ha costruito il suo potere perché detiene materialmente le
antenne tv e perché con grande astuzia le ha imparate ad usare. Ancora un volta
Chiesa è implacabile e incredibilmente televisivo nell’affermare che
“Berlusconi è diventato il padrone delle menti di 30 milioni di italiani”. La
tv ha assunto ormai un ruolo di monopolio informativo per larga parte degli
italiani i quali si nutrono esclusivamente di essa non comprando quotidiani,
libri ed essendo la scuola e la famiglia istituzioni già inglobate dal tubo
catodico che ne ha ormai plasmato il “senso comune” in termini gramsciani.
Ancora una volta il giornalista è sferzante quando afferma che la gran parte
del dibattito politico anche in occasione delle ultime elezioni si sia
soffermato nell’invocare istericamente la par-condicio ma aggiungendo che tutto
ciò è assurdo dal momento in cui solo l’8% dei palinsesti è destinata
all’informazione (senza neanche altissimi picchi d’ascolto a dire il vero) e il
resto è riempito di pubblicità e intrattenimento che contribuiscono più o meno
subdolamente a creare falsi bisogni al paese e quindi influenzando
politicamente i suoi elettori di valori fatui distogliendoli da una percezione
sui problemi reali. Il riferimento di Chiesa all’austerità berlingueriana e
alla critica al consumismo è più che voluto, d’altronde di crisi petrolifera si
parlava anche trent’anni fa e da allora nulla è cambiato.
Insomma la sinistra anche se a parole è visceralmente anti-berlusconista rimane
ancorata a schemi mentali di lotta vecchi perché non riesce a leggere il mondo
contemporaneo. Così pur lottando contro Berlusconi ha accettato in tutto e per
tutto di subire il berlusconismo, consegnandosi mani e piedi ad esso quindi e
vivendo della sua luce riflessa nel suo habitat naturale che trasforma i
leaders in marionette dei salotti di Vespa ( la terza camera dello stato).
Dibattiti televisivi dove di politico ci sono i politici come immagine o
figuranti ma mai i temi più impellenti nel paese come il lavoro, la guerra, le
disparità sociali . In conclusione del suo intervento si sofferma sull’imminente
referendum costituzionale di giugno sulla devolution e sull’importante ruolo che gli italiani avranno nel salvarla da
questa degenerazione antidemocratica ma anche qui non è molto fiducioso nella
classe politica della sinistra nostrana che di fronte agli attacchi della
destra su una costituzione “vecchia” e
“sovietica” si troverà spiazzata a rincorrere l’avversario sul piano del
“riformismo” in nome di una moderazione politicamente corretta.
Amaro e spietato il giudizio sull’attuale sinistra incapace in passato di fare
anche solo una legge sul conflitto d’interessi tale da contrastare il monopolio
mediatico di Berlusconi, il dibattito si conclude con un auspicio che Chiesa
lancia accorato alla platea. L’augurio che si torni presto alla cultura, alla
politica dei cittadini e che da una costituente delle idee rinasca una sinistra
nuova , unitaria e socialista. Si apre un giro di domande dove la più semplice
e profonda è quella di un’insegnante che chiede disperatamente che ruolo può
giocare ancora la scuola nell’educazione delle nuove generazioni quando la
stessa è impartita largamente oggi giorno dalla mamma-tv. Chiesa puntualizza
l’importanza di riconquistare il primato dell’educazione da parte della scuola
e delle famiglie. Parla di un progetto che l’associazione Megachip sta portando
avanti nelle scuole dove gli stessi insegnanti si fanno promotori di impartire
ai bambini delle lezioni sull’educazione al linguaggio televisivo e
all’immagine mettendo in mano loro delle videocamere digitali e abituandoli ad
essere loro i registi e non i video-dipendenti.
Una lunga ovazione del pubblico degna dei più grandi oratori saluta Giulietto
Chiesa che per più di un’ora ha strappato qualche centinaio di cittadini alla
disinformazione televisiva e che solo nell’atto, molto televisivo ma anche
parecchio teatrale, dell’applauso trova
lo sfogo alla repressione culturale in corso e la speranza nel cambiamento
futuro. Grazie Giulietto.