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da Liberazione del 06/05/2006

Sassuolo, quando i padroni hanno mano libera e scatenano la guerra tra poveri


di Marcello Graziosi

Le immagini sono quelle sfocate di un telefonino, ma la sequenza è inequivocabile: due carabinieri malmenano in strada un ragazzo, con ogni probabilità straniero, già ammanettato. I colpi sono pesanti, con ogni evidenza sproporzionati rispetto al rischio che avrebbe potuto costituire il giovane. Di lì a poco, mentre le immagini facevano il giro di giornali e televisioni, si è saputo che i due carabinieri erano già stati trasferiti ad altra sede e che il ragazzo pestato era un pregiudicato nordafricano. Apriti cielo: la grande maggioranza delle forze politiche a fare la gara ad esprimere solidarietà all'Arma, oltre diecimila firme raccolte e tremila lettere inviate a Ciampi, con la stampa locale mobilitata a dovere. Un clima potenzialmente esplosivo, difficile da immaginare, anche solo in teoria, nella terra della "coesione sociale" per antonomasia, l'Emilia-Romagna, ed in una ricca provincia come Modena.
Sassuolo, 41.746 abitanti, costituisce il cuore di una sorta di "Piastrella Valley", il centro del "distretto ceramico" sorto a cavallo tra le province di Modena e Reggio Emilia. La parte modenese del distretto, il "comprensorio", annovera, oltre a Sassuolo, altri tre comuni, superando così i 100mila abitanti su un totale provinciale di 659.858.

Se la densità abitativa costituisce uno dei parametri in base ai quali valutare la vivibilità di un territorio, il dato che emerge non lascia adito a dubbi: a Sassuolo vivono 1.079 abitanti per Kmq, contro una media di 981 nel comune di Modena e di 245 a livello provinciale. Il processo di concentrazione abitativa a Sassuolo è stato e continua ad essere funzionale allo sviluppo del distretto ceramico nelle diverse epoche, una sorta di calamita in grado di richiamare grandi quantità di manodopera a basso costo e scarsamente sindacalizzata ad uso e consumo del capitale, confinata in quartieri periferici che hanno presto assunto la connotazione di veri e propri "ghetti". Se in una prima fase l'esodo verso Sassuolo ha coinvolto la montagna circostante, a partire dai primi anni '60 si assiste ad una massiccia immigrazione dal sud dell'Italia, così come nell'ultimo quindicennio dai paesi extraeuropei. Con la conseguenza, da indagare a fondo, che in uno dei comuni maggiormente industrializzati della provincia di Modena e della Regione Emilia-Romagna la presenza organizzata delle forze della sinistra (a partire dal Pci e dalla Cgil) si è rivelata e continua rivelarsi assai più debole che altrove.


Il "distretto ceramico"
Il comparto ceramico si sviluppa a Sassuolo grazie ad un'ampia disponibilità di materie prime (cave di argilla) e, come detto, di manodopera a basso costo a cavallo tra gli anni '50 e '60 del secolo scorso, senza alcun elemento di pianificazione territoriale ma solamente a partire dalle esigenze del capitale e del mercato.

La sostituzione della "bicottura" con la "monocottura" nei primi anni '70 costituisce la prima, grande innovazione sul piano tecnologico e produttivo che investe l'industria ceramica, aumentando i margini di guadagno e creando i presupposti per l'export. Contemporaneamente, dalla seconda metà degli anni '70 ha inizio un massiccio processo di concentrazione della produzione, in linea con le tendenze strutturali del sistema capitalistico, tanto che nel 2002 14 dei primi 15 gruppi, che detengono oltre il 70% dell'intera produzione italiana, sono ubicati all'interno del distretto. Nel 2004 sono 315 le imprese del settore a livello provinciale (2,6% del totale dell'industria manifatturiera modenese), con 18.805 addetti (il 15,4% degli occupati in Provincia), con un fatturato pari a 3.494 milioni di euro (13,8% del totale provinciale) ed un export di 1.960 milioni di euro (21,1% del totale provinciale).

Insieme alla concentrazione ed alla nascita dei grandi gruppi si determinano tanto un'ulteriore innovazione nel prodotto, il grès porcellanato, quanto un primo, significativo processo di internazionalizzazione. Nonostante questo, i produttori italiani hanno perso quote di mercato a favore non solo della Spagna, ma anche di altri esportatori emergenti, mentre nel distretto si sono di fatto esaurite le materie prime e l'intero sistema ambientale e sociale è al limite della tenuta (a partire da quelle che in gergo vengono definite "diseconomie da agglomerazione").

Tanto che ragionare di "qualità della vita" e di tutela del territorio in quel di Sassuolo e dintorni è semplicemente un non-senso.


Migranti e "nuova" classe operaia
Gli stranieri residenti a Sassuolo costituiscono l'8,4% della popolazione (3.525 su oltre 41mila abitanti), media di poco superiore a quella provinciale. Anche considerando una presenza fisiologica di stranieri clandestini, si può tranquillamente affermare che dai numeri non risulta alcuna "emergenza immigrati" a Sassuolo, mentre ad essere al limite è, semmai, l'intero sistema, nel quale si sono inseriti, ultimi in ordine di tempo, i migranti.

Dai dati diffusi dall'Osservatorio sul Mercato del Lavoro della Provincia riguardanti il 2005 emergono con nettezza due elementi:
1) la presenza di lavoratori immigrati non solamente è in crescita, ma tende sempre più ad assumere carattere strutturale ed a caratterizzarsi come uno degli elementi determinanti per la tenuta del sistema economico e produttivo, inteso nel senso più ampio del termine;
2) aumentano decisamente le forme di lavoro precario: su oltre 52mila avviamenti nel primo semestre 2005, solo il 27,4% riguarda forme contrattuali a tempo indeterminato (percentuale che scende al 21,9% per le donne), contro il 36,2% nel 2001, mentre le forme atipiche si estendono.

Sassuolo non costituisce certamente, da questo punto di vista, un'eccezione. Secondo un recente studio dell'Università di Modena e Reggio, la presenza significativa di migranti è diventata «una componente della quale le imprese del comparto ceramico non possono più fare a meno, in quanto vitale allo stesso funzionamento del sistema produttivo. Tali lavoratori sono diventati degli attori importanti del settore ceramico anche perché si distinguono per la grande disponibilità ad effettuare prestazioni straordinarie e ad accettare turni ed orari atipici».

Su questo terreno si gioca una delle partite decisive per il prossimo futuro: o i comunisti e, più in generale, le forze della sinistra sono in grado di far proprie e sostenere con coerenza le lotte e le rivendicazioni di questo "nuovo proletariato" oppure esso è destinato a rimanere alla mercé del capitale, finendo per favorire una sorta di "guerra tra poveri" a tutto vantaggio del capitale ed a scapito del lavoro.

La responsabilità della crisi del settore ceramico e del costante logoramento delle condizioni di vita e di lavoro all'interno del comprensorio non è certamente dei migranti, anche se questi ultimi rappresentano l'anello più debole e, di conseguenza, quello più esposto e più facile da colpire e criminalizzare. I responsabili, però, andrebbero cercati, semplicemente, altrove.