www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 08-05-06

Nuovo Presidente e Costituzione

di Tiziano Tussi


Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che faceva riferimento ai cardini della nostra vita associativa, è già stato commentato più volte come un preciso testamento politico dell’uomo che ad ottantasei anni lascerà lo scenario politico per “fare il bisnonno”, come da lui stesso annunciato.

Un nonno che ha chiuso il suo settennato con un discorso che riprende i temi a lui cari, e che ha più volte indicato in questi anni: Risorgimento, Resistenza e Repubblica. Temi che si possono trovare in numerosi testi storici e discorsi di uomini politici. Ma sulla bocca del Presidente della Repubblica, specialmente in questi ultimi tempi, durante e dopo la ricorrenza del Sessantesimo della Resistenza e la grande manifestazione di Milano, il 25 aprile 2005, proprio alla presenza del Presidente Ciampi, insistere su tali tematiche appare significativamente un discorso che esprime grande rigore e grande lucidità di indipendenza di analisi. Ed ancora si impone proprio per la deriva presa dalla lotta tra i partiti in Parlamento in queste ultime settimane, dopo le elezioni politiche. Anche una figura un po’ guardinga ed attenta come Ciampi, al di là dei suoi atti che possono essere, alcuni, criticati o non piacere, è risultata scomoda per troppo facili accomodamenti od allegre distorsioni culturali.

Risorgimento: insistere su quella grande epopea, con un richiamo ai valori di unità e partecipazione popolare emersi allora in ogni parte della penisola, fa logicamente piazza pulita di ogni tendenza verso la divisione e la frammentazione nazionale che si annidano in alcuni componenti del nostro governo attuale, vedi naturalmente il caso della lega Nord di Umberto Bossi. La recente legge sulla devolutionha portato ad un limite pericoloso l’unione nazionale faticosamente raggiunta con il lungo Risorgimento che parte dal biennio dei popoli, 1848/49, ed arriva sino alla fine della Prima Guerra mondiale, 1918. In questi lunghi settant’anni si sono intersecate forze, spinte politiche, lotte ideologiche, temi che hanno comunque avuto come risultato finale l’unità completa d’Italia nel suo orizzonte geografico per tutti i territori al di qua dello spartiacque alpino.

Resistenza: il continuo rimando al secondo momento della costruzione dell’Italia, individuato in modo saldo nella lotta di Liberazione, è ancor di più che il precedente punto un ancoraggio di controcorrente. In una situazione in cui si sprecano i libri che infangano e strattonano i temi resistenziali, libri che mettono sullo stesso piano le vittime ed i carnefici in un gioco perverso nel quale si vorrebbero invertire le parti e fare diventare vittime i carnefici o metterli sullo stesso piano delle vere vittime.

Ecco perciò anche spiegati i tentativi, rinviati si spera per sempre, di tradurre in legge l’equiparazione tra il cosiddetto “esercito di Salò”, bande più o meno illegali di uomini armati, ed i partigiani combattenti. Logicamente ad un tale tentativo di malversazione storica servono benissimo tutte quelle semplificazioni campate per aria che i libri cui abbiamo sopra accennato offrono terreno favorevole. Ciampi parla sempre e solo di Resistenza, non specificando, non cercando di sottilizzare e di insinuare, ma all’opposto volendo riproporre tale momento, difendendolo ed esaltandolo come fase insopprimibile della nostra fenomenologia democratica.

Repubblica: una Costituzione, una ed unica, promulgata nel gennaio 1848 e che è stata in parte riscritta ma che deve ora sopportare un pericolo importante che vorrebbe scompaginare le sue delicate alchimie. La legge sulla riforma costituzionale ha da poco completato il suo iter parlamentare in doppia lettura, dopo una “pensata” di pochi giorni, un intenso studio quindi di quattro uomini del centro destra, che, nel 2003, definitisi legislatori, in due settimane d’estate, in una baita sulle Alpi orientali, tra una polenta e l’altra, hanno messo in piedi una nuova costituzione, riformando profondamente quella esistente. Pochi uomini, di cui nessuno particolarmente versato negli studi giuridici, hanno approntato una riforma che ora, a bocce ferme, lascia sul terreno troppi interrogativi.

Il Capo dello stato, riferendosi sempre a quel momento storico, alla Costituzione del 1948, vuole perciò sottolineare l’importanza di quell’atto di cui egli si rende garante. E proprio a tale chiaro rimando si rivolgono i propositori di un referendum abrogativo che vuole cassare tale tentativo di riforma, gruppo di sigle ed uomini di cui l’Anpi ha fatto parte. La raccolta delle firme ha permesso proprio l’indizione di un referendum abrogativo, che si svolgerà nel prossimo giugno, che intende riportare l’impianto strutturale della nostra Costituzione alla intenzioni dei padri costituzionali che dopo un anno e mezzo di lavoro, in un numero che oltrepassava le cinquecento unità, hanno partorito allora la nostra attuale Carta costituzionale. Solo dai numeri dei costituzionalisti e dal tempo da essi impiegato alla formulazione giuridica, si può capire la differenza di decenza e di impegno, tra quel momento e l’attuale.

Un discorso quindi, quello del nostro Presidente della repubblica, di grande impatto etico e statuale. Una lezione di rigore e di chiarezza che non può che essere recepito da tutti noi come un monito ed un invito per i tempi futuri. L’elezione del prossimo Capo dello Stato avrà anche questo discorso, questo commiato di fine anno, tra le indicazioni utili per scegliere un degno successore di Carlo Azeglio Ciampi.

Tiziano Tussi