www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 24-05-06

I Processi in tempo di guerra


di Alberto Liscia

Al telegiornale danno la notizia che l'ex vicepremier iracheno Tarek Aziz è stato convocato come testimone della difesa nel processo in corso a Bagdad contro l'ex presidente dell'Irak Saddam Hussein. Le immagini scorrono veloci, il tempo di una notizia, e mostrano un uomo dimesso, certamente malato e in pigiama. Il cronista tralascia sul perchè della sua condizione fisica e del suo "inusuale" abbigliamento.

In realtà scopro leggendo il Corriere della Sera di giovedì 25 che il signor Aziz ha lamentato eccome di fronte alla corte il trattamento che subisce costantemente nella sua carcerazione: violazioni fisiche e psichiche della sua persona compresa la negazione degli abiti borghesi da parte della polizia militare americana che ne cura la custodia penitenziaria. Dettagli d'una certa rilevanza degni almeno di una notazione di cronaca da parte del giornalista di una televisione pubblica di uno stato democratico ma in guerra. Appunto in stato di guerra.

Mi tornano così alla mente le immagini che vidi tempo fa in un documentario della trasmissione di Minoli su un altro processo. Si trattava di un documentario della propaganda nazista che riprendeva le immagini del processo agli attentatori del Complotto del 20 luglio 1944. Il colpo di stato fallito che prevedeva l'assassinio di Adolf Hitler con una bomba nel quartier generale della Wolfsschanze (la Tana dei lupi). Atto più rilevante della Resistenza al Nazismo nel cuore del Reich. Nato in seno allo stesso regime grazie a coraggiosi ufficiali della Wehrmacht quasi tutti di estrazione aristocratica e cattolica. Gli attentatori materiali (oggi come ieri "terroristi" o "banditen") furono arrestati ma non si scoprirono mai i veri mandanti e pianificatori tra cui pare ci fosse anche il generale Erwin Rommel (La volpe del deserto).
Forse perchè si temeva che un simile scandalo potesse turbare il Regime e destabilizzarlo più di un qualsiasi ordigno. L'Operazione Valchirie si concluse con lo scoppio dell'esplosivo che ferì lievemente il Fuhrer e con l'arresto dei congiurati tra i quali figuravano come capi del complotto Oberst Claus von Stauffenberg, il Generale Friedrich Olbricht, Oberst Albrecht Mertz von Quirnheim e il Tenente Werner von Haeften.

Dopo che il tentato golpe fallì per mancanza di coordinamento e per l'autonomia politica e militare delle Ss e della Gestapo, essi vennero catturati nella tarda serata e fucilati nel cortile del Bendler-Block (il Ministero della Guerra) dopo torture e un processo farsa dove gli stessi congiurati comparivano (almeno) in larghi abiti civili ma senza cintura, dentiera, protesi (dato che molti imputati graduati erano mutilati dalla prima guerra mondiale) mentre venivano derisi dal giudice e dal pubblico per il loro stato decadente, nè militare nè borghese.

Appunto di quel processo-farsa che vide almeno 5000 vittime stimate fu realizzato un documentario da cine-giornale della propaganda nazista comprendente anche le fasi della tortura e della fucilazione dei congiurati che però non venne mai reso pubblico proprio per la crudezza delle immagini che solo un grande giornalista come Minoli sa scovare dagli archivi della Bbc (scovati a loro volta negli archivi del Cremlino). Tarek Aziz così deriso ha ricordato un processo di un tribunale nazista per un dettaglio che in uno stato di guerra appare appunto come un dettaglio che scorre veloce ma che è indice della realtà democratica dei nostri tempi.