La "Babilonia" del ritiro italiano dall'Iraq: come, dove, quanti...
I vertici militari, a differenza di quelli politici, parlano chiaro su ritiro e
futuro della missione “Antica Babilonia”.
Giorno dopo giorno i generali rilanciano: i 600 soldati ipotizzati dall’ex
governo di centrodestra divengono 800 nelle parole dell’attuale Capo di Stato
Maggiore dell’Esercito, generale Filippo Cecchi.
Ora, sulle pagine del Corriere della Sera, il Generale Cabigiosu, ex
responsabile delle truppe nella regione di Nassirya, parla di 1.000 militi,
cioè 10 per ogni civile italiano impegnato nella futura missione “Nuova
Babilonia”. Più che di ritiro che si parli di “riadeguamento”, unica vera
ipotesi fuor di retorica, consiglia il generale in pensione.
La politica in questo momento non da numeri, intenta com’è a ridefinire
il ruolo, la “mission” della Patria in terra irachena.
Stiano tranquilli gli azionisti ENI: non ci sarà un dietrofront alla Zapatero,
ma una riconversione della missione in “Istitutional building”, come dicono
Massimo D’Alema e Arturo Parisi, rispettivamente ministro degli Esteri e della
Difesa sempre dalle pagine del Corriere, organo di punta dell’attuale compagine
governativa.
Mentre in Afghanistan le truppe italiane entro l’anno raddoppieranno, sostituendo
gli statunitensi nelle aree dove la guerra infuria, la presenza in Iraq
probabilmente si ridimensionerà senza cambiare la sostanza dei suoi obiettivi e
della sua deterrenza.
La montagna del centro sinistra sta partorendo un topolino armato fino ai
denti.
Comitato nazionale per il ritiro dei militari italiani dall'Iraq
info: viadalliraqora@libero.it