Il risultato elettorale di Caserta della lista
Rifondazione-Comunisti Italiani:
Una positiva base di partenza per il
percorso
Qualche breve riflessione sul
risultato elettorale di Caserta della lista Rifondazione-Comunisti Italiani
Il dato elettorale delle amministrative di Caserta relativo alla lista
Rifondazione-Comunisti Italiani costituisce senza alcun dubbio un risultato
positivo che incoraggia i compagni casertani a continuare il percorso di unità
dei comunisti iniziato qualche mese addietro.
I 1916 voti (3,7%) ottenuti dalla lista comunista in questione potrebbero
sembrare poca cosa in assoluto e in percentuale, avendo Rifondazione ottenuto
nella nostra città meno di due mesi fa risultati ben più robusti, sia alla
camera, il 6,6% che al senato, il 6,4%.
Non è così.
A Caserta, come in tante altre città del sud di modeste dimensioni, c'è uno
scarto rilevante tra le elezioni comunali e quelle che riguardano
circoscrizioni più ampie come la provincia, la regione, il parlamento nazionale
e quello europeo.
Per fare un esempio, alle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di
Caserta del 1997, cioè prima della scissione, quando eravamo relativamente
forti, la lista di Rifondazione Comunista prese 1630 voti, pari al 3,49% (il
dato migliore in assoluto, prima di queste elezioni, della storia
elettorale del PRC alla amministrative del comune capoluogo avendo preso 1409
voti nel 1993, pari al 3,27%, e 1348 voti vel 2002, pari al 2, 6%).
Ebbene appena pochi mesi prima delle comunali del 97, cioè alle elezioni
politiche del 1996 Rifondazione otteneva nella città più dell'8% e alle
provinciali della stesso anno addirittura il 9,1%.
La differenza dunque tra il voto per il comune e quello per le politiche
risultò di circa 5 punti in percentuale - più del doppio - , mentre addirittura
di 6 punti fu la differenza con le provinciali.
Ora abbiamo avuto un risultato che, in condizioni difficilissime sulle quali
ritornerò più avanti, va al di là della somma che hanno ottenuto i due partiti
componenti la lista alle ultime elezioni dello stesso tipo, cioè le già
menzionate comunali del 2002.
In quella occasione Rifondazione ottenne - ripeto - 1348 voti (2,6%), mentre i
Comunisti italiani si presentarono alleati di Di Pietro in una lista denominata
Lavoro, Legalità, Ambiente che ottenne 530 voti (1,1%). Pur comprendendo
l'apporto di Di Pietro, la somma delle due distinte liste considerate sopra non
arriva al dato del 28 e 29 maggio.
Se invece consideriamo, come è giusto fare, che la lista Di Pietro in altre
occasioni è sempre stata almeno pari a quella del PdCI, dobbiamo dedurre che i
530 voti di Lavoro; Legalità, Ambiente siano stati portati per metà dall'uno e
per metà dall'altro dei due partiti componenti il cartello elettorale.
Così otteniamo che la somma delle preferenze ottenute dal PRC e dal PdCI nelle
scorse elezioni comunale del 2002 è uguale a 1348 più 265 e cioè 1613.
In queste elezioni del 28 e 29 maggio 2006 abbiamo ottenuto, come lista
Rifondazione-Comunisti Italiani, 1916 voti, ben 303 in più della citata somma,
cioè un incremento del 20% e in condizioni non certo favorevoli.
Infatti ci siamo trovati in una competizione elettorale, contro una destra
forte e unita, in cui le forze dell' Unione si sono presentate divise in due
coalizioni: una, la nostra, che ha appoggiato il legittimo vincitore delle
primarie casertane fatte il 12 marzo, Nicodemo Petteruti, composta, oltre che
da noi, da Verdi, Rosa nel Pugno, Italia dei Valori, MRE, Caserta è libera ;
l'altra, composta da DS, Margherita, Udeur, Caserta per Alois, con candidato a
sindaco Gianfranco Alois, ex assessore alla regione Campania, che, già
sconfitto alle primarie, non ha voluto riconoscerne l'esito; quest'ultimo si è
fatto forte del sostegno di Bassolino, il quale ha fatto breccia anche tra
qualche nostro dirigenti regional-nazionale che ci ha fatto sentire chiaro e
forte il suodissenso sulla nostra collocazione. Siamo stati molto in difficoltà
per questa situazione che ci ha anche impedito di pescare nell'elettorato
diessino e negli iscritti CGIL che si sono trovati a sostenere una diversa
coalizione.
Come se ciò non bastasse, dopo che è stato pubblicato con risalto sulle pagine
nazionali del "Corriere della sera" il simbolo di unità comunista con
il quale Rifondazione e Comunisti Italiani di Caserta si sono presentati
alle elezioni con un commento che accennava al processo unitario in corso dal
basso, è stato annullato il già annunciato comizio che Franco Giordano, neo
segretario nazionale del PRC, avrebbe dovuto tenere nella nostra città.
Non solo non è più venuto Giordano, ma nell'ultima settimana di campagna
elettorale, cioè nei giorni decisivi, non è venuto nessun dirigente regionale o
nazionale a sostenere la nostra lista, cosa che non è mai successa in tutte le
passate competizioni. Inoltre è stato criticato duramente il simbolo adottato
da noi, definito "retrò" in quanto - hanno detto - chiaramente
si richiama alla prescissione.
A parte il fatto che il simbolo coniato per l'occasione guarda avanti e non
indietro, cioè guarda all'inevitabile processo di unità dei comunisti, non vedo
perché dovremmo disprezzare un pezzo di storia importante del nostro partito,
quando avevamo consensi che andavano ben al di là di quelli attuali.
Forse perché allora eravamo "Il cuore dell'opposizione" e adesso non
lo siamo più, anzi ora siamo al governo?
Forse perché il processo di unità dei comunisti non può andare a braccetto con
la costruzione del Partito della Sinistra Europea? O perché non si sopporta
l'idea che un percorso può cominciare anche dal basso, laddove "quelli che
stanno in alto", per dirla con Brecht, non riescono ad individuare la
strada giusta?
Comunque sia qui a Caserta siamo stati trattati a pesci in faccia. Dobbiamo
dire grazie al nostro compagno Gian Luigi Pegolo se, almeno nella settimana
precedente la fase elettorale finale, non siamo rimasti completamente soli.
Il compagno Pegolo si è reso disponibile, come sempre ha fatto, ed è venuto a
Caserta a tenere un comizio organizzato in forma spartana con i nostri
poverissimi mezzi. Per il resto non abbiamo avuto nemmeno il conforto dei
nostri riferimenti nazionali.
Non fa niente.
Il risultato elettorale ottenuto è certamente positivo e lo è ancora di più se
considerato nel contesto descritto.
Assai significativa è stata poi anche la verifica degli ottimi rapporti che
abbiamo stabilito con la stragrande maggioranza dei compagni del PdCI
constatando, quasi sempre, che, al di là dei colpi di sciabola o di fioretto
che si scambiano i nostri massimi dirigenti, abbiamo un sentire comune ed è
forte il bisogno di stare insieme.
Perciò faremo di tutto per proseguire un cammino che abbiamo cominciato con
qualche esitazione ma che poi, nella pratica concreta, abbiamo individuato
essere il cammino.
Francesco Rozza, segretario cittadino di Caserta del PRC, dell'area Essere
Comunisti.
A Caserta si ricompone l’Unione e la destra viene battuta.
La vittoria di Petteruti, candidato dell’Unione ricompostasi
dopo il primo turno, al quale aveva partecipato divisa in due schieramenti, al
ballottaggio contro il candidato del centro destra Maddaloni sancisce, tra
l’altro, la giustezza del percorso politico-elettorale fatto dal PRC a Caserta.
Un percorso segnato da tre tappe fondamentali: le primarie del 12 marzo; il
primo turno del 28 e 29 maggio; il ballottaggio dell’ 11 e 12 giugno. In queste
tre tappe fondamentali il nostro partito ha sempre avuto la barra dritta
sull’obiettivo principale di battere lo schieramento di destra molto forte
nella nostra città. Pur in presenza di opinioni e sensibilità diverse relative
a vari aspetti, abbiamo saputo individuare la rotta principale: grande tensione
unitaria del partito, rapporto privilegiato con la sinistra di alternativa,
ricerca della più ampia alleanza elettorale possibile costruita su importanti
opzioni politico-programmatiche. Abbiamo portato avanti così il primo obiettivo
che era quello di individuare, anche attraverso un’opera di inchiesta e
consultazione le priorità programmatiche e la figura di candidato a sindaco.
Siamo arrivati, dunque, ad elaborare un profilo programmatico fondato su dieci
principali capisaldi, che avrebbero rappresentato l’ossatura del programma del
sindaco, oltre che, naturalmente, di quello di tutti i partiti e le forze della
nostra alleanza. Contemporaneamente si sviluppava la discussione circa
l’individuazione del candidato sindaco. A tal riguardo, dopo alcuni incontri
molto animati, si è deciso di fare ricorso alle primarie, volute soprattutto
dai partiti della sinistra alternativa e da altri partiti minori dell’Unione, che,
oltre a invocare fortemente la partecipazione popolare per individuare il
candidato sindaco, erano determinati ad ostacolare la spartizione a tavolino
che stava avvenendo a livello regionale per accaparrarsi i sindaci dei
capoluoghi di provincia da parte di DS, Margherita e Udeur. Dopo alterne
vicende si è arrivati alle primarie del 12 marzo segnate da una grande
partecipazione popolare: più del doppio rispetto alle già partecipate primarie
nazionali dell’ottobre 2005. E’ prevalso, seppure con uno scarto esiguo,
Nicodemo Petteruti, uomo di sinistra senza tessera di partito, su Alois,
candidato dei DS, Ciontoli della Margherita e l’indipendente Gazzillo.
Noi del PRC in quell’occasione, insieme al PdCI e ai Verdi, non avevamo
presentato un nostro candidato, né dato
una precisa indicazione di voto in quanto le nostre priorità programmatiche
erano state accettate da tutti e quattro i concorrenti. L’esito delle primarie
però non è stato riconosciuto dai tre partiti maggiori, DS, Margherita e Udeur,
che si sono coalizzati ed hanno espresso il loro candidato sindaco nella figura
di Alois, fortemente appoggiato dal presidente Bassolino. Le forze della
sinistra di alternativa unitamente alla Rosa nel Pugno e Italia dei valori
hanno dichiarato il loro rispetto per il verdetto popolare delle primarie e
dunque il loro sostegno al vincitore Petteruti. L’Unione si è così divisa in
due ed ha indebolito le possibilità di sconfiggere la forte e arrogante destra
casertana, ormai certa di una vittoria
al primo turno, come d’altronde era accaduto nel 2002.
Ma così non è stato. Non solo la destra non ha vinto al primo turno, cosa che
lo stesso Berlusconi era venuto a vaticinare con grande supponenza pochi giorni
prima delle elezioni, ma la coalizione “minore”, nella quale c’è stata
l’interessantissima esperienza della lista unitaria Rifondazione-Comunisti
Italiani, trascinata dalla
determinazione, dalla combattività e dal forte spirito unitario, cementato
dalla condivisione di importanti discriminanti programmatiche, che soprattutto
la sinistra di alternativa è riuscita a mettere in campo, ha portato Petteruti
prima al ballottaggio, vanificando in tal modo l’obiettivo della vittoria della
destra al primo turno e superando in termini di preferenze il candidato della
sinistra “maggiore”, e poi a vincere in
maniera netta e definitiva anche il secondo turno contro il
candidato-prefetto-vice commissario prefettizio al comune di Caserta,
espressione di AN, Forza Italia, CCD, repubblicani e due o tre partitini
fascisti. Al secondo turno abbiamo saputo ricomporre, tale era il nostro
obiettivo principale, l’unità delle forze democratiche, cosa non facile per le
serie lacerazioni che avevano segnato il precedente percorso
politico-elettorale. Perciò abbiamo vinto.
La nostra esperienza ha ribadito l’insegnamento che non solo uniti si vince, ma
che l’unità bisogna conquistarsela costruendola su basi solide e praticandola
ai livelli possibili.
Il percorso del P.R.C. di Caserta – unità del partito, unità dei comunisti, unità della sinistra alternativa, unità delle forze democratiche e progressiste – ha avuto successo. Caserta non sarà più governata dalla destra, come per il decennio trascorso, ma ci sono le premesse per un reale cambiamento della politica amministrativa.
La nostra lista sarà rappresentata da due consiglieri comunali nella massima
assise della città e, inoltre, con molte probabilità, avrà anche un assessore
che potrà far sentire in maniera ancora più forte e chiara la voce della nostra
gente.
Francesco Rozza, segretario cittadino di Caserta del PRC