www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 17-06-06
da www.radiocittaperta.it
Un altro giro di giostra
Su economia e missioni militari, il governo vuole fare solo il suo gioco e gioca pesante. I parlamentari della sinistra terranno duro?Le anticipazioni del ministro Padoa Schioppa e del governo sull'economia, ci hanno fatto vivere – con un brivido lungo la schiena – la sensazione di essere intrappolati in una giostra infernale. Padoa Schioppa ha infatti dichiarato che la situazione dei conti pubblici italiani (debito e deficit) è simile e per alcuni aspetti peggiore di quella dei primi anni Novanta, quelli cominciati con la Legge Finanziaria d’urto di Amato (1992) che spianò la strada agli accordi concertativi del 1993. Si tratta delle scelte strategiche che avviarono la più gigantesca sottrazione di ricchezza sociale dai redditi di famiglie e lavoratori verso la fornace del risanamento dei conti pubblici e dei profitti per circa 550.000 miliardi di vecchie lire (circa 276 miliardi di euro) tra tagli ai servizi e nuove imposte. Un ministro democristiano di allora, Beniamino Andreatta, dichiarò pubblicamente che per rientrare del debito pubblico "dovremmo ridurre di almeno cinque milioni di lire il reddito delle famiglie”. I fatti ci dicono che ci sono riusciti alla grande. In questi quattordici anni, il lavoro ha perso sistematicamente punti a favore del capitale e delle rendite nella composizione del reddito nazionale. Se ricominciano a bastonare i redditi dei lavoratori e delle loro famiglie non solo ci troveranno poco da raschiare, ma si troverrebero a fare i conti con un legittimo diritto alla resistenza e al conflitto sociale.
Ma c'è dell'altro. Sulle scelte strategiche in materia economico-sociale e sulla politica internazionale (Iraq, Afganistan, Darfur, Palestina etc.) quello che potremmo definire il “nucleo duro” del governo - oggi l’Ulivo e domani Partito Democratico - ha in mano i centri decisionali dell’esecutivo ed ha relegato i partiti della sinistra o a rappresentanza super partes (Bertinotti) o in ruoli del tutto marginali. Qua e là vengono annunciati dei palliativi, magari sul piano dei diritti civili o sul piano di qualche ammortizzatore sociale in più. Sulle missioni militari nei teatri di guerra si naviga in una ambiguità che toglie valore e piacere alla decisione di far rientrare il contingente militare dall'Iraq e che esaspera i rapporti sposando l'escalation militare della NATO in Afganistan oggi, in Darfur domani e chissadove dopodomani.
Sul piano politico ci aspettano dunque mesi di frustrazioni, aspettative disattese, polemiche, disillusioni, affrontamento sociale in cui il nucleo duro del governo Prodi tirerà fuori tutti i volti della governance. Esauriti quelli della cooptazione “democratica e partecipativa” mostreranno la faccia feroce, quella che abbiamo visto all'opera negli anni Settanta o nella gestione della “guerra umanitaria” in Jugoslavia. Non proviamo alcuna invidia per i deputati e i senatori dei partiti della sinistra. Dovranno conciliare la lealtà al governo e la coerenza con la loro storia e il mandato che hanno ricevuto dai loro elettori. A occhio sembra già una missione impossibile, a meno che non prevalga l'opportunismo e le furbizie che esasperano gli animi e la litigiosità a sinistra. Se la giostra del governo diventa vorticosa già da adesso, sarà bene mandare subito un segnale chiaro e perentorio al "nucleo duro" dell'Ulivo. Un voto contrario al decreto che mantiene le missioni militari nei teatri di guerra, non "ucciderà il governo Prodi" ma potrebbe far capire al "nucleo duro" che la giostra non deve girare solo come vogliono i poteri forti, dalla NATO alla Confindustria, e un governo avvisato.......
Radiocittaperta