18/7/06
Il nuovo governo di centrosinistra, costituito da una parte significativa di sinistra, è una potenziale opportunità per avanzare una scelta di politica estera più rispondente ai profondi sentimenti della popolazione che, scottata da precedenti incaute alleanze e avventure neocoloniali, edotta dalla Costituzione, conosce e apprezza, nella sua semplicità, il valore della pace e resta nel profondo ispirata alla propria morale. Prova orrore e imbarazzo per il comportamento che gli Usa tengono nei vari teatri di guerra, che spesso va oltre le inevitabili atrocità militari e sconfina in gratuita crudeltà e in ingiustizie che gridano vendetta e invitano appunto a prendere le distanze da simili alleati. E, sempre nella sua semplicità, non riesce a vedere giustificazioni possibili agli enormi esborsi che le insensate avventure belliche comportano, specie di fronte alle strette finanziarie che si profilano. (Il solo rifinanziamento per la missione in Afganistan costa ‘una finanziaria’, 488 milioni, di cui 18 restano senza copertura e andranno cercati tagliando accantonamenti vari, a partire dal sostegno per mutilati e invalidi …).
Zapatero in Spagna, pur incontrando una durissima opposizione da parte dei militari, ha agito con una felicità e rapidità decisionale che ci ha lasciati basiti; l’esempio deve incoraggiare anche il nostro Governo ad esprimere una posizione più coerente con il sentimento popolare e portare finalmente l’Italia sulla via di un progressivo affrancamento dai diktat imposti dagli Usa.
La costante ipoteca statunitense sulla politica nazionale percorre la nostra storia dal dopoguerra, alternando favori economici a pressioni esercitate con ogni tipo di espediente: mafia, criminalità organizzata, sette, separatismo, tentati golpe, strategia della tensione attuata con ‘infiltrazioni’ e organizzazioni paramilitari. Le vittime mietute per decenni dal terrore americano non hanno ancora avuto giustizia: con il tempo affiorano verità di cui nessuno osa più chiedere conto, e i fatti vengono archiviati come rispondenti alla necessità superiore della difesa di democrazia e libertà.
Se questo sia vero lo vediamo oggi. Mentre stiamo ancora qui a interrogarci sull’esistenza di patti segreti- estranei ai parametri di democrazia e libertà- che portano inevitabilmente varie componenti dello Stato ad essere nemiche dello Stato stesso: corpi estranei che ancora operano all’interno di istituzioni nazionali, combattuti e intralciati nel loro agire dagli apparati integri, fedeli alla Repubblica, che pure resistono. La stampa registra ormai quotidianamente l’insofferenza crescente alle pesanti ingerenze degli Usa.
Il mondo militare è il braccio operativo che esegue le politiche decise dal Governo, tuttavia esprime la propria linea politica, che attualmente è quella di voler affermare la nostra sovranità, la nostra indipendenza politica: “l’Italia potrebbe e dovrebbe ambire ad essere costruttiva e autonoma, rivendicando il proprio diritto di dissociarsi di fronte a crimini contro l’umanità”.
Secondo chi ha dovuto toccare con mano, sul campo, la realtà, il profondo sbilanciamento a favore di un rapporto con una parte della classe dirigente americana- che sta diventando minoritaria proprio per la qualità delle sue idee- è sterile e ritualistico. L’identificazione strumentale dell’amministrazione Bush con i ‘valori dell’Occidente’ promuove atteggiamenti di sfida e di violenza contro ciò che è originale e diverso; questo non è naturale per la cultura e la politica del nostro paese, che invece includono il contrasto all’imperialismo e al neocolonioalismo. L’identificazione della politica italiana con quella dell’amministrazione americana ci allontana inoltre dall’Europa, dal mondo arabo e persino da gran parte del mondo intellettuale degli Usa. Dobbiamo correggere lo sbilanciamento che mina la credibilità del nostro paese e limita così la nostra utilità in ambito internazionale a contribuire a costruire pace e stabilità.
Napolitano, che ha fatto la scelta di non parlare per tutti, nel ‘far politica’ dovrebbe tuttavia tenere conto delle voci provenienti dall’apparato del quale è stato messo in conseguenza a capo.
Bf