www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 28-11-06
Da www.contropiano.org
Ho marciato per la Palestina
Giulietto Chiesa
Io ho marciato a Roma per la Palestina il giorno 19 novembre. Fossi stato a Milano avrei marciato a Milano: per la Palestina naturalmente. Io non so quanti eravamo, a Roma, non li ho contati. So che c'era un sacco di gente come me, che manifestava pacificamente. So anche che ci sono dei provocatori e degl'imbecilli, che lavorano per fare in modo che l'indomani altri imbecilli scrivano stupidaggini sulle prima pagine dei giornali, attribuendo ai manifestanti (molti) le provocazioni di pochi la cui provenienza è incerta (per alcuni) e la stupidità è invece certa (per altri). Ricordiamo tutti la storia delle dieci lattine di coca cola contro Fassino, che oscurarono una manifestazione di decine di migliaia di pacifisti dell'epoca. Così funziona l'informazione cialtrona. Io non ho marciato con i teppisti, come scrive delirando Miriam Mafai sulla prima pagina di Repubblica.
Ho marciato per la Palestina. Perchè io sono per due stati e due popoli, ma non sto "dalla parte d'Israele" - come ha detto Massimo D'Alema - mentre bombarda i palestinesi chiusi nella prigione di Gaza e nei territori occupati da Israele. Io ho marciato dalla parte dei più deboli, che hanno votato e si sono scelti legittimamente un governo e che, per questo, sono stati sottoposti al blocco. Io ho marciato perchè Israele restituisca 500 milioni di dollari dei palestinesi ai palestinesi. Io ho marciato contro la sperimentazione di nuove armi contro i civili palestinesi. Ho marciato perchè il muro di Israle, che ruba altra terra ai palestinesi, venga fermato e abbattuto. Ho marciato contro un' Europa ipocrita e pilatesca che non sa distinguere l'aggressore dall'aggredito.
Ho marciato e marcerò ancora, anche sapendo che i provocatori ci saranno di nuovo e ancora di nuovo. Ma non mi lascerò intimidire dai provocatori che, dalle pagine dei giornali del regime, vorrebbero che me ne stessi a casa, o manifestassi per dare ragione a loro.