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Privatizzazione Alitalia: il governo Prodi prosegue ed ultima le scelte del precedente esecutivo
 
06/12/2006

Una pericolosa decisione che ribadisce la volontà bipartisan  della politica italiana di cancellare l’intervento pubblico nell’economia

Nonostante la promessa pre-elettorale di avviare, ancor prima di qualsiasi intervento sugli assetti proprietari, il risanamento della Compagnia, il Governo in continuità con il precedente Esecutivo decide di ritirare la mano pubblica dall’Alitalia. Dopo la privatizzazione degli aeroporti italiani - caso più unico che raro in Europa - adesso  è la volta dell’Alitalia: quanto prima il Governo Prodi avvierà una sorta di bando pubblico per favorire l’investimento di privati che dovranno acquistare il 30,1% del pacchetto azionario della Compagnia oggi nelle mani pubbliche (49,9%).
  
Sono molti gli esponenti politici ed istituzionali che hanno espresso la preferenza verso acquirenti “italici” (come se il made in italy fosse una garanzia di rigore, di etica o di estraneità a operazioni di natura meramente speculativa), ma a  tutt’oggi la più accreditata sembra essere Air France, così come è sempre stato negli ultimi 3 anni. Il tutto si fa prima di riuscire a varare un progetto di rilancio della Compagnia e, come promesso, a sterzare rispetto al ridimensionamento nonché alla frammentazione dell’Alitalia che, invece, restano ancora all’ordine del giorno, come le societarizzazioni dell’amministrazione, dell’informatica e del call-center, come la vendita dell’handling e come la polverizzazione delle manutenzioni.

Ciò nonostante sono in molti a plaudire alla scelta di privatizzare l’Alitalia: una scelta effettuata dal Governo in assoluta autonomia di giudizio, senza che venisse imposta né dall’Europa né dalle sue regole sulla libera concorrenza. al contrario di quanto affermano falsi profeti e improvvisati esperti.La UE consente, infatti, investimenti dello Stato a patto che questo si comporti come un imprenditore privato che intende rilanciare la propria azienda e che, quindi, tenta di trarre profitto per il suo investimento di capitale (cosa ben diversa dall’Aiuto di Stato che rappresenta una sorta di intervento a fondo perduto). Peraltro ad Alitalia, oggi, manca solo un serio Piano industriale di rilancio e un management capace: non certo la liquidità, il mercato, le professionalità.

La CUB Trasporti ritiene che l’Alitalia è un bene pubblico e tale dovrebbe restare, a tutela dell’interesse collettivo e del rilancio di un settore strategico dell’economia del nostro Paese nonché a difesa delle condizioni dei lavoratori che saranno presto pesantemente colpite dai processi in atto.

La CUB Trasporti presto indirà una prima manifestazione dei lavoratori Alitalia contro la liquidazione, contro lo smembramento della Compagnia e per il ritiro immediato di tutte le cessioni delle attività di terra a partire da quelle già avviate.