www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 25-12-06

Nell'area "Essere Comunisti" del PRC si è aperta una fase di vivace dibattito in vista della preparazione dell'imminente Conferenza di organizzazione di "Rifondazione Comunista" e in coincidenza con la fase costituente della "Sinistra europea".
Riteniamo utile la pubblicazione (permettendo così di conoscere tutte le posizioni che si confrontano in questa fase difficile dell'esistenza di un'importante area comunista italiana e che hanno portato ad una differenziazione nel voto al CPN) di parte dei materiali disponibili a riguardo, a cominciare da alcuni interventi e dichiarazioni pronunciati nel corso dell'ultimo Comitato Politico Nazionale del PRC che ha approvato il documento per la Conferenza di organizzazione.
La redazione di "Nuove Resistenti"
 

 
Perchè abbiamo votato il documento della Segreteria nazionale
 
Intervento di Claudio Grassi, Coordinatore nazionale di "Essere comunisti"
 
L’area Essere Comunisti ha deciso di votare il documento proposto dalla Segreteria nazionale. Quali sono i motivi di questa scelta? Sono diversi e cercherò di riassumerli.
 
1) La Conferenza d’organizzazione non è un congresso. Il prossimo Congresso nazionale del partito si terrà tra un anno e in quella sede si confronteranno le varie opzioni politiche. Oggi, con un partito in gravi difficoltà politiche e organizzative, riteniamo del tutto inutile riproporre, per la Conferenza di organizzazione, un meccanismo congressuale con documenti contrapposti che si risolverebbe in una conta. È invece opportuno dare a tutti i compagni e a tutte le compagne, soprattutto nei circoli, la possibilità di portare il loro contributo, al di là delle rigide appartenenze ad aree congressuali, per migliorare lo stato organizzativo del partito.
 
2) Il documento che ci viene proposto è un documento che può essere emendato, sia dal Comitato politico nazionale sia dalle varie istanze del partito. La possibilità, nel partito, di affrontare le nostre discussioni con questa modalità è sempre stata una nostra richiesta. Infatti all’ultimo Congresso avevamo criticato la maggioranza che aveva imposto un confronto a documenti contrapposti. Riteniamo positivo che si ritorni a un metodo dove non vige più la logica del “prendere o lasciare”, e grazie al quale è invece possibile entrare nel merito, portare contributi, fare sintesi.
 
3) Questo significa che condividiamo tutto quanto sta scritto nel documento della Segreteria nazionale? Assolutamente no. Proprio per questo abbiamo già presentato alcuni emendamenti integrativi e sostitutivi che speriamo possano costituire un primo contributo al dibattito dei circoli. In particolare, sulla scelta politica di costituire la sezione italiana della Sinistra europea – scelta su cui confermiamo un netto dissenso – riteniamo debba essere approfondita la discussione del partito, e per questo abbiamo formulato un’ampia proposta alternativa che presentiamo in forma di emendamento sostitutivo. Così come abbiamo preparato contributi sulla democrazia interna, sul rapporto tra circoli territoriali e circoli tematici, sul quotidiano «Liberazione», sulla centralità dei temi del lavoro e della questione meridionale. È indicativo e positivo il fatto che già in sede di Cpn alcuni nostri emendamenti siano stati accolti e inseriti nel documento e che altri, da noi proposti siano stati votati da compagni che non sono della nostra area. Altrettanto positivo consideriamo il fatto che noi abbiamo votato emendamenti di altri compagni di cui abbiamo condiviso i contenuti. Se questo metodo si estenderà in tutti i circoli, potremo fare un dibattito proficuo e utile per tutto il partito.
 

 
Dichiarazione di voto di Fosco Giannini, direttore di "L'Ernesto"
 
La carenza più significativa del documento di maggioranza sta nel fatto che esso elude completamente la questione del governo Prodi, costituendo così un quadro surreale entro il quale spariscono due questioni centrali: primo, un’analisi del vasto e grave disagio sociale e, secondo, la relazione tra il pericolo governista e la crisi profonda delle nostre organizzazioni di base.
 
L’assunzione, nel documento di maggioranza, della categoria della “crisi della politica” quale nuova ed esaustiva “griglia di lettura” della realtà sociale e politica, con la conseguente dismissione di un’analisi di classe e materialista, produce, nel documento, una sorta di “realtà stravagante”, nella quale evaporano l’ analisi del governo Prodi, la questione dell’ uscita dall’Afghanistan, il carattere non sociale e non redistributivo della Finanziaria, la cancellazione della Legge 30, la chiusura dei CPT, la legge sulla democrazia nei posti di lavoro e la lotta contro la “fase 2” chiesta dai padroni, da Rutelli e Fassino, che vede al primo posto l’attacco alle pensioni e nuovi processi di liberalizzazione e privatizzazione.
 
Il pericolo è che tale linea possa, da una parte, tagliarci il respiro ( non possiamo più porre gli obiettivi di una tassazione più dura ai redditi alti, alle rendite finanziarie e immobiliari, ai patrimoni ?) e , d’altra parte, essere l’anticipazione dell’essenza politica e culturale della “sinistra europea”.
 
Il pericolo è che si possa essere stabilito un nesso tra questo estraniamento dalla realtà, il progetto della “sinistra europea” e la debole proposta di riorganizzazione del Partito.
 
Il rilancio di Rifondazione dovrebbe poggiare sulla messa in campo di una organizzazione comunista fortemente radicata nei territori, nei luoghi dei lavori e degli studi , dalla forte inclinazione conflittuale, che si ponga le questioni – inedite – di quale lotta e quale forma partito siano oggi atte a divenire punto di riferimento, oltre che del movimento operaio complessivo, del nuovo e vasto proletariato metropolitano, punto di riferimento per la lotta degli immigrati e fucina per la costruzione dell’unità di un nuovo proletariato bianco e nero. Occorre cioè una forte creatività organizzativa, una sperimentazione all’interno della nuova produzione frammentata. Ad esempio: come i comunisti si radicano nelle aree della precarietà? Come lavorano per l’unità di classe tra lavoro precario e “garantito”? Come nel movimento sindacale ? Temi del tutto assenti nel documento.
 
Come assente è la questione del ripristino pieno della democrazia interna, sia come cancellazione del verticismo, del leaderismo e del burocratismo, che come base materiale del rilancio di una vasta, libera, coinvolgente ricerca politico culturale ( non “impiccata” al voto congressuale , ma dalla pulsione unitaria ) che, attraverso il rifiuto di ogni nostalgia acritica e di ogni liquidazionismo strumentale, si ponga l’obiettivo originario di Rifondazione : la sintesi alta delle varie “scuole” comuniste e la costruzione di un partito comunista all’altezza dei tempi e dello scontro di classe, culturalmente autonomo, dai caratteri anticapitalisti e antimperialisti, volto, anche nei territori, ad analizzare scientemente il mondo del lavoro – generale e circostante - e radicarvisi; connesso gramscianamente alla società, ai movimenti, motore del conflitto e alla testa della lotta contro la guerra.
Un partito che rilanci l’obiettivo strategico, nella prassi e nel senso comune, del socialismo e del comunismo, partendo da un proprio stile di lavoro ( spesso tradito) che ne rappresenti l’anticipazione.
 
Ma la proposta strategica, segnata dal disegno di un “nuovo soggetto politico” dal carattere partitico – “ la sinistra europea ” – fa si che si indebolisca di molto sia il rilancio del progetto di rifondazione comunista che il progetto sociale e politico della costituzione della sinistra d’alternativa, che di tutto ha bisogno, per stare in campo, meno che di tale precipitazione organizzativistica, precipitazione che di per sé non include, ma al contrario esclude forze e movimenti.
 
Tutto ciò contraddice anche la promessa del mantenimento dell’autonomia comunista, che non può essere solo una dichiarazione simbolica, ma una teoria, un progetto strategico, una prassi nazionale e internazionale.
 
Queste sono le principali ragioni per cui dichiaro di non poter votare il documento di maggioranza, ma che parteciperò nelle forme possibili dando il mio contributo alla Conferenza di organizzazione.
 

 
Dichiarazione di voto dell'area "Ottobre" (schieratasi all'ultimo congresso del PRC a favore del documento di "Essere comunisti")
 
Noi compagni dell’Area Ottobre non voteremo a favore del documento presentato dalla segreteria per diversi motivi che qui intendiamo spiegare, in estrema sintesi.
 
Primariamente, esso elude la questione oggi fondamentale della nostra partecipazione al governo.
 
Una collocazione organica che sta comportando una sempre maggiore perdita di autonomia del partito ed un progressivo declassamento della sua identità programmatica su posizioni centriste.
 
La situazione oggi è gravida di rischi: registriamo una regressione populistica dei ceti non parassitari, favorita dalla delusione che molti provvedimenti governativi stanno provocando nello stesso elettorato di centrosinistra.
 
Dobbiamo avere consapevolezza che in altri tempi proprio l’affievolimento dei riferimenti di classe, l’indebolimento della sinistra, oltre che una studiata deriva populista, favorita da tendenze centriste, sono state tra le condizioni che hanno originato lo sbocco autoritario del nazismo e del fascismo.
 
Il documento presentato dalla segreteria dunque non parte da una analisi della situazione ma al tempo stesso indica una prospettiva: ripropone e accelera il processo di diluizione del PRC nella Sinistra Europea.
 
Un percorso politico realizzato con forze che hanno già “storicizzato” l’esperienza comunista e che si pongono oggi su un piano di compatibilità con le nuove dimensioni del capitalismo. Un percorso quindi che va oggettivamente nella direzione di cancellare nella sostanza il riferimento comunista necessario alla prospettiva dell’alternativa di sistema.
 
E’ indispensabile prendere atto della situazione ed avviare da subito nelle realtà di militanza nei territori, nei circoli, la verifica della linea del partito, costruendo dal basso contributi e analisi, affinché la Conferenza di organizzazione costituisca un momento di crescita e di rafforzamento del partito reale.
 
E’ necessario, infatti, oggi operare salvaguardando la nostra autonomia e il peso organizzativo e di mobilitazione a partire dai territori, costruendo convergenze programmatiche con le forze che nella loro autonomia, si contrappongono alle destre, convergenze che sbarrino la strada alla deriva populista, caratterizzandosi visibilmente come riferimento alternativo.
 
E’ questo l’impegno prioritario delle sensibilità coerenti con le motivazioni fondanti del PRC, le quali certamente, qualunque sia la conclusione del tentativo in atto di “storicizzare” l’esperienza comunista, non si fermeranno nel perseguire, nelle forme necessarie, il cammino del processo di una coerente rifondazione comunista.
 
Pasquale D’Angelo 
Guido Benni 
Matteo Malerba 
Antonello Manocchio 
Claudia Rancati 
Marco Trapassi
 

 
Intervento di Bruno Steri al CPN del PRC del 15-16 dicembre 2006
 
Abbiamo scelto come area “Essere comunisti” la strada emendativa, accogliendo quella che è secondo noi l’esigenza principale posta alla base di questa Conferenza d’organizzazione: quella di affrontare una vera discussione intorno alla nostra struttura politico-organizzativa e di intervenire su alcuni gravi processi involutivi che hanno caratterizzato la vita del partito in questi ultimi anni, evitando di prefigurare - con documenti alternativi posti preventivamente in competizione e con la relativa conta - gli schieramenti congressuali. Votiamo quindi il documento proposto dalla maggioranza, ben sapendo che non è il nostro documento: un documento che avremmo certamente potuto scrivere, optando per un percorso più agevole per noi ma di scarsa utilità per il partito e le sue esigenze di rilancio. Sarebbe stato il quinto documento presentato in questa Conferenza e avremmo in tal modo sanzionato - a poco più di un anno dal congresso vero e proprio - una sorta di pre-congresso mascherato, con relative discussioni e votazioni già scontate in partenza sulla base delle rispettive appartenenze.
 
Rispondendo alla suddetta esigenza - che tra l’altro corrisponde a quella che è stata una delle componenti fondanti la cultura politica della nostra area - siamo certi di incrociare le aspettative di una grande parte del corpo militante del Prc. E’ evidente infatti che le motivazioni di tale scelta fanno tutt’uno con una grande preoccupazione sullo stato e sull’immediato futuro di Rifondazione Comunista. Abbiamo espresso un giudizio critico sull’azione del governo e sugli orientamenti di fondo che hanno ispirato la manovra finanziaria: qualche recente sondaggio che sembra premiare l’azione di contrasto del Prc non deve creare pericolose illusioni e far dimenticare i fischi dei lavoratori di Mirafiori, i quali restano al contrario un monito per tutti. E, nell’immediato, ci attende una fase politica se possibile ancor più densa di difficoltà.
 
Occorre dunque un partito che sia davvero in grado di produrre tutto il potenziale politico e la capacità di mobilitazione necessari: l’efficacia organizzativa diviene, mai come in questa fase, un fattore immediatamente decisivo dell’azione politica complessiva. Che il documento proposto alla discussione nomini caratteri degenerativi quali la tendenza all’istituzionalizzazione, il verticismo, la separatezza dei gruppi dirigenti, gli elementi di involuzione elettoralistica – nonostante l’assenza di autocritica riguardo alle palesi violazioni della democrazia e del pluralismo interni – è comunque un fatto significativo da cui ripartire per una netta inversione di tendenza. Che, al contrario, lo stesso documento resti silente sul versante dell’analisi sociale e del lavoro è lacuna grave, solo parzialmente compensata da uno dei nostri sei emendamenti, accolto solo per la sua prima parte, e da un nostro emendamento sul Mezzogiorno, accolto integralmente. Su altri temi (su tutti: Sinistra Europea o Sinistra di alternativa?) le nostre opinioni divergono: alla discussione quanto meno il compito di circoscrivere con maggiore precisione i confini della divergenza.
 

 
Intervento di Gianluigi Pegolo al CPN del PRC del 15-16 dicembre 2006
 
Non vi è dubbio che vi fosse la necessità di convocare una conferenza di organizzazione, se non altro per lo stato - a me pare preoccupante - in cui versa il partito.
 
E’ anche vero che questa conferenza ha avuto una genesi singolare. Doveva essere il luogo di discussione sulla sinistra europea, una sorta di assise costituente. e alla fine è diventata, almeno in parte, un’altra cosa. Il punto tuttavia non è questo. Perché anche con questi limiti essa potrebbe svolgere una funzione positiva, ma io dubito seriamente che sarà così.
 
In primo luogo per il percorso che si è scelto. Quando ho sentito che si voleva fare una conferenza che non riproducesse schematiche divisioni congressuali mi sono illuso che vi fosse la possibilità di un confronto vero, animato dall’esigenza di rilanciare l’attività del partito. Per questo, come ho anche detto intervenendo alla scorsa riunione della direzione, auspicavo un documento aperto, che raccogliesse i contributi di tutte le varie sensibilità. Non sono ingenuo, so bene che vi sono fra noi serie differenze, sia sull’analisi della fase sia sulla proposta, ma ritenevo e ritengo che fosse possibile quantomeno partire da un’analisi rigorosa e documentata sullo stato del partito, per avanzare una serie di proposte, magari espresse per formulazioni alternative. Un percorso - insomma - aperto e partecipato.
 
Non è stato così. La scelta di porre alla base della discussione un documento di maggioranza preclude questo percorso. Non solo, una volta fatta questa scelta si è, di fatto, sollecitata la simmetrica presentazione di altri documenti. Cosa in sé comprensibile, dato che quel documento, non solo non è un documento di sintesi, ma neppure ha tentato di esserlo. Il fatto, poi, che non vi sarà il classico meccanismo di conta congressuale mi consola molto poco. Semplicemente perché partendo con queste limitazioni il confronto sarà inevitabilmente blindato o condizionato da scelte di posizionamento, anziché dall’esigenza di un confronto rigoroso. Esprimo qui, quindi, in primo luogo un dissenso di metodo.
 
Accanto a questo vi è però anche un dissenso di merito rispetto all’impostazione e ai contenuti del documento proposto dalla maggioranza. Mi aspettavo - quanto meno - uno sforzo di apertura, ma questa non vi è stata. Il documento appare sostanzialmente autoassolutorio, non sviluppa una vera analisi dello stato del partito e rimanda gli elementi critici a ragioni di natura metapolitica, senza affrontare le precise responsabilità derivanti dalle scelte fatte. Non solo, ma si imputano le nostre evidenti carenze all’incomprensione delle proposte innovative introdotte a suo tempo. Si ripete, così, un argomento che per troppe volte ho sentito in questi anni. In altre parole, di fronte all’innovatività del gruppo dirigente si porrebbe un partito poco ricettivo e forse - ma non so se questo pensino i compagni che l’hanno scritto - delle minoranze che costituiscono un insopportabile piombo nelle ali. Su questa base è assai difficile produrre sintesi, ma anche semplicemente convergenze. Ma al di là di quest’impostazione generale vi sono alcuni nodi che rendono questo documento non condivisibile.
 
Il primo - e per molti verso il più paradossale - è che in questo documento la riorganizzazione del partito viene totalmente decontestualizzata dalla realtà sociale e politica del paese. In questo documento il fatto che siamo impegnati in un ruolo di governo passa sostanzialmente in secondo piano. Che questa esperienza stia incontrando una preoccupante perdita di consensi, non viene neppure richiamata? Che si stia per aprire una fase ancora più difficile in cui sono evidenti le propensioni di settori importanti della maggioranza ad imprimere una svolta in senso moderato all’azione di governo, non viene neppure considerato. E, soprattutto, che questo contesto influenzi non poco il partito dal punto di vista dei consensi e dell’iniziativa appare del tutto irrilevante. Su che basi - mi chiedo - si può allora discutere? Come non vedere che la crisi della militanza, la tendenza all’istituzionalizzazione, la difficoltà di relazione con parte dei movimenti trovano in questa situazione una sollecitazione? E ancora, su che basi si può ragionare del partito oggi in questo contesto se non si considera la distanza che separa la condizione materiale di milioni di cittadini rispetto a quanto noi – anche a prezzo di uno sforzo encomiabile – riusciamo ad ottenere attraverso l’impegno di governo?
 
Accanto a questa decontestualizzazione, vi è nella proposta una reticenza sostanziale ad affrontare le questioni fondamentali di questo partito, anche per ciò che concerne la sua organizzazione. Ne affronterò solo una. E’ inutile discutere di verticismo, sclerotizzazione delle componenti, centralismo se non si affronta seriamente un nodo e cioè la scarsa democrazia che vige nel partito. Siamo un partito che non si presenta particolarmente virtuoso a tale riguardo. Su 60 e più parlamentari le minoranze ( che rappresentavano all’ultimo congresso il 40 % dei voti) hanno ottenuto 6 rappresentanti.
 
O qui qualcuno ci dimostra che le risorse di cui dispone il partito non sono concentrate nella quasi totalità nelle fila della maggioranza e di figure comunque indicate dalla maggioranza o ci troviamo di fronte ad un enorme problema democratico. E’ per me molto triste ricordare qui che ieri ci siamo trovati a discutere della rimozione di una compagna che doveva essere esclusa dal suo incarico perché facente parte di un’area che non ha appoggiato la finanziaria. Per fortuna la proposta della segreteria è stata poi ritirata in virtù di un pronunciamento corale dei compagni. Ma il problema resta ed è per me motivo di grande inquietudine ricordare che nella stessa riunione si è deciso, dopo aver tentato di commissariare il regionale del Molise, di commissariale la federazione di Campobasso, rea non si capisce bene di cosa. Alcuni lamentano comportamenti scorretti, altri richiamano i cattivi risultati elettorali del partito. Io mi limito a constatare che si tratta di una delle poche federazioni rette dalla minoranza. Non credo che con queste scelte faremo passi avanti. E penso sarà molto difficile per il gruppo dirigente rassicurare il partito - in questa conferenza – che l’agibilità politica è garantita anche a chi non si colloca nella maggioranza.
 
Ma vi è infine un terzo elemento, politicamente decisivo, che riguarda la terza parte di quel documento, il giudizio cioè che si da della Sinistra europea, il percorso che si ipotizza e il suo sbocco. Cari compagni, una discussione sul partito ha senso se l’obiettivo è far durare il partito, rafforzarlo ed espanderlo. Ma se non è dato sapere cosa ci attenderà di qui a qualche mese o a qualche anno, come pensiamo di impegnare i compagni in un rilancio dell’organizzazione? So bene che nel documento si ribadisce il mantenimento di Rifondazione Comunista, ma questo non è sufficiente, perché i segnali che provengono da settori della maggioranza e dallo stesso gruppo dirigente non sono per nulla tranquillizzanti. Non mi pare che parlare della Sinistra Europea alludendo ad un soggetto politico d’ispirazione socialista sia particolarmente rassicurante. Non mi pare che rivendicare per la Sinistra Europea un proprio simbolo e una propria lista sia molto incoraggiante per chi dovrebbe impegnarsi a sostenere il rilancio del partito. In questo scenario resta intatto il sospetto che si voglia ripercorrere la strada di Izquierda Unida e cioè il mantenimento formale del partito e il suo svuotamento sostanziale. Il documento non ci dice nulla di chiaro a proposito.
 
Ho concluso compagni. Come dicevo, avrei voluto un percorso unitario e partecipato intorno ad un obiettivo comune esplicito e cioè un vero rilancio del partito. In questo percorso non trovo a tale riguardo delle garanzie. Per questo, non aderirò al documento della maggioranza, neppure per presentare degli emendamenti, come invece hanno deciso di fare la maggioranza dei compagni che aderiscono alla mia stessa area. Credo sia la prima volta che assumo una posizione diversa e proprio il legame che mi tiene unito ai compagni della mia area mi spinge a non presentare un documento alternativo. Ma il mio dissenso di merito e di metodo resta sostanziale. Nell’ambito di questa conferenza cercherò di fornire anch’io un contributo e mi auguro che nel corso della stessa conferenza sia possibile coinvolgere compagni di tutte le sensibilità in uno sforzo unitario, ma il passaggio che stiamo per compiere in questo comitato politico nazionale richiede l’esplicitazione di posizioni chiare e l’adozione di comportamenti lineari.
 
La ricerca dell’unità richiede, oggi più che mai, la chiarezza.
 
On. Gianluigi Pegolo (Direzione Nazionale PRC)
 

 
Gli emendamenti al documento presentato dalla segreteria nazionale del PRC (presentati unicamente da quella parte di compagni che lo hanno sottoscritto) sono reperibili nel sito www.lernesto.it, insieme sl documento per la Conferenza
 
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=53&did=415
 
e
 
http://www.lernesto.it/dati/ContentManager/files/DOCUMENTO%20FINALE%20CONFERENZA%20ORGANIZZ%202007.doc
 
documentazione sul dibattito anche nel blog dell'area "Ottobre"
 
http://www.bloggers.it/ottobre/