www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 28-01-07

La manifestazione a Milano per ricordare l’apertura del campo di Auschwitz
 
di Tiziano Tussi
 
La manifestazione centrale per ricordare l’apertura del campo di Auschwitz, che è stato operato dalle truppe sovietiche, si è svolta domenica a Milano, spostata di un giorno rispetto alla data esatta del ed ufficiale del 27 gennaio, per ragioni di necessaria osservanza della ritualità ebraica, lo shabbat, il sabato sacro della religione degli ebrei osservanti, giorno nel quale gli stessi non possono svolgere attività di alcun tipo che abbia rapporto con la socialità e con la tecnica, e che comunque non siano, di fondo, religiose.
 
Il comitato promotore e le associazioni ebraiche hanno portato in piazza alcune migliaia di persone che sono sfilate da Piazza san Babila, alla Loggia dei Mercanti, dove sono le lapidi di 1500 caduti partigiani e parte dei morti milanesi della seconda guerra mondiale e dove Tino Casali, presidente dell’ANPI, ha preso brevemente la parola, Poi in Piazza del Duomo per il comizio e gli interventi finali. Cinque relatori, ha chiuso per il Comitato promotore, Gianfranco Maris presidente dell’ANED, l’associazione degli ex deportati nei campi di concentramento e sterminio, a nome del Comitato permanente antifascista contro il terrorismo e per la difesa dell’ordine repubblicano. Ha parlato anche Onorina Brambilla Pesce, ex staffetta partigiana, che ha sottolineato la centralità della lotta al fascismo ed ha ricordato i morti, i deportati e l’impegno partigiano che sono stati le pesanti conseguenze che hanno permesso l’uscita democratica dell’Italia dal nazifascismo che la soffocava.
 
Gli altri brevi discorsi, in special modo quelli degli esponenti le comunità ebraiche, il rabbino capo Alfonso Arbib ed il vice presidente della comunità ebraica milanese, Yasha Reibman, hanno insistito, soprattutto il secondo, sul pericolo che l’Iran rappresenta per lo stato di Israele, ora. Ed hanno pure invitato i partecipanti alla manifestazione ad un presidio sotto il consolato iraniano lì vicino. Questa nota di insistenza è stata sicuramente una forzatura in una ricorrenza di ricordo e di analisi di un avvenimento preciso di più di sessant’anni fa. Ed è anche l’esempio di come un momento simile possa dare l’opportunità di un suo utilizzo fuori luogo da parte della politica spicciola odierna. Pur prestando grande attenzione ad ogni forma di antisemitismo e, naturalmente, rifiutandola, non si può accettare lo stravolgimento del senso da dare a simili occasioni. L’insistenza per un momento politico che rientra nella contemporaneità è stato veramente poco corretto e fuori luogo.
 
Così come la semplificazione di uno scontro complicato non serve alla sua risoluzione. Già il discorso del Capo dello stato, con l’equiparazione di antisionismo con antisemitismo, ha lasciato molta perplessità ed ha aggiunto, se possibile, confusione per la comprensione del complesso fenomeno politico sociale che ruota attorno allo stato di Israele, così ogni richiamo allo scontro manicheo non è utile per fare luce sulla profondità dello scontro in atto. La Giornata della memoria è un segnale di monito e di studio storico su un avvenimento orribile attuato verso gli ebrei, ma non solo. Ad Auschwitz, luogo geografico preciso e simbolo, nella Giornata della memoria, di ogni altro campo, non vi erano solo ebrei ma anche deportati politici, comunisti, omosessuali, zingari, non dimenticando che i primi ad essere eliminati, oltre agli oppositori politici al nuovo regime hitleriano subito dopo il suo insediamento, all’inizio del 1933, erano stasi gli handicappati di ogni specie. Insomma ad ogni momento il suo ruolo ed il suo significato simbolico. Il rispetto per quei morti passa per il rispetto del senso da dare oggi a tale ricorrenza.
 
Tiziano Tussi