www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 01-02-07
da: www.geocities.com/prcschio/documentiworld/vicenzaodgcontrolabase.htm
Partito della Rifondazione Comunista
Conferenza Organizzazione 2007 - Federazione di Vicenza
Ordine del giorno contro il progetto della nuova base USA di Vicenza
Verso la manifestazione internazionale a Vicenza del 17/02
Esprimiamo la nostra fermissima contrarietà alla costruzione di una nuova base americana a Vicenza e la nostra incondizionata solidarietà a tutti quei cittadini che, al di là delle appartenenze politiche, si stanno battendo in questi mesi contro questo sciagurato progetto.
La loro lotta è la nostra lotta.
Va lanciato un forte allarme per una situazione internazionale estremamente preoccupante. La guerra permanente non è affatto al capolinea. Anzi, l’amministrazione americana, per tentare di uscire dalle difficoltà della prima fase della guerra permanente (lo stallo in Iraq, il pantano in Afghanistan, la battuta di arresto in Libano) e dalle sconfitte elettorali in casa propria, sta rilanciando in grande stile la seconda fase della guerra permanente, ancora più devastante e preoccupante della prima: aumenta le truppe in Iraq ed Afghanistan, progetta l’allargamento della guerra all’Iran con il supporto di Israele anche attraverso attacchi nucleari, alimenta la guerra civile in Palestina e in Libano, bombarda unilateralmente la Somalia , tenta di coinvolgere la Nato e di trascinare l’Unione Europea, direttamente o indirettamente.
E’ in questa escalation di guerra che si inquadra la costruzione della nuova base militare americana a Vicenza (al Dal Molin) che affianchi quella già esistente nel cuore della città (Camp Ederle). Qui sarà acquartierata la 173° brigata aviotrasportata Usa. Essa è formata attualmente da sei battaglioni, tra cui il 1° battaglione del 503° reggimento da assalto aereo che ha partecipato alla distruzione con il fosforo bianco della città di Falluja. Essa è l’unica unità aviotrasportata e forza di rapido intervento del Comando europeo, la cui area di responsabilità comprende l’intera Europa, gran parte dell’Africa e alcune parti del Medio Oriente, per un totale di 91 paesi.
Vicenza e il nostro paese diventerebbero il principale trampolino di lancio delle operazioni militari americane che, partendo dal nostro territorio, coinvolgerebbero automaticamente il nostro paese nelle guerre condotte dagli Stati Uniti. L’Italia, volenti o nolenti, sarebbe complice diretto delle ulteriori aggressioni militari contro l’Iraq e l’Afghanistan e delle nuove guerre contro l’Iran, il Libano, la Somalia e il corno d’Africa, trascinato nel vortice inarrestabile della guerra permanente.
A questi orrori si aggiungono i costi economici della presenza di basi militari Usa e Nato nel nostro Paese. Il bilancio pubblico finanzia il 41% dei costi economici della presenza delle basi sul territorio. Mentre si tagliano sanità, pensioni ed enti locali, milioni di euro vengono spesi per finanziare le basi americane sul nostro territorio ed altre migliaia di euro non vengono riscossi per le spese dei servizi (acqua, elettricità, imposte) che queste strutture non pagano e che vengono accollate alla comunità.
Per questi motivi la stragrande maggioranza dei cittadini di Vicenza è contraria alla costruzione della nuova base.
Per questi motivi è grave e inaccettabile la decisione del Presidente del Consiglio Romano Prodi, che, senza neanche una discussione nel Consiglio dei Ministri, ha dato dalla Romania il nullaosta alla costruzione della nuova base. Si è preferito piegarsi ai diktat del governo americano, alle ingerenze della sua ambasciata in Italia, alla pressioni del centro-destra e alla campagna del Corriere della Sera, piuttosto che mettersi in sintonia con le ragioni della pace.
Questa decisione contrasta nettamente:
- con il grandioso movimento per la pace che ha portato negli anni scorsi milioni di persone nelle piazze di tutta Italia contro la politica militarista e subalterna agli Usa del governo Berlusconi;
- con la Costituzione italiana nata dalla Resistenza alla guerra nazifascista;
- con la sovranità popolare del nostro Paese rispetto ai trattati internazionali, peraltro anacronistici (dei tempi della contrapposizione Nato-Patto di Varsavia);
- con la necessità di una Europa pacifica e autonoma dagli Usa;
- con il programma elettorale su cui il governo Prodi ha avuto i voti dei cittadini e il mandato a governare;
- con la necessità di una politica democratica fondata sul consenso e sulla partecipazione dei cittadini;
- con la necessità della popolazione di salvaguardare, dal punto di vista ambientale e culturale, una città considerata patrimonio mondiale dall’UNESCO.
- con la necessità ad una “discontinuità” rispetto alla politica estera filo-Usa e al metodo autoritario del precedente governo Berlusconi.
Questa decisione, se non viene cambiata, mina pertanto le basi minime di coesione della coalizione di governo, aprendo la strada al ritorno di Berlusconi o a ipotesi neocentriste.
Per questi motivi chiediamo che la segreteria nazionale del Partito imponga con urgenza una discussione parlamentare e impegni la Conferenza di organizzazione in corso affinché la mobilitazione contro la costruzione della nuova base di Vicenza diventi una mobilitazione nazionale e sia in grado di cambiare questa decisione. La manifestazione nazionale a Vicenza del 17 febbraio dovrà essere l’inizio di un nuovo grande movimento contro la guerra, che veda assieme all’obbiettivo di fermare la costruzione della base, il ritiro immediato dei militari italiani dall’Afghanistan, la lotta per impedire una nuova guerra all’Iran e lo stravolgimento della missione in Libano.
Ordine del giorno presentato il 26 gennaio 2007
Approvato all'unanimità