www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 11-02-07
da: La Rinascita della sinistra
“Afghanistan, siamo soffocati dall’ipocrisia”
Sulle basi Usa, almeno si faccia chiarezza.
Intervista di Giampiero Cazzato a Giorgio Bocca
9 febbraio 2007
Altro che missione di pace! In questa guerra ci siamo a tutti gli effetti
“Questo rapporto di sudditanza nei confronti dell’impero anche se non può essere risolto, dovrebbe almeno essere chiarito. Facciamola finita una volta per tutte con il velo delle ipocrisie, delle menzogne, delle mezze verità e che si sappia davvero i prezzi che paghiamo e gli eventuali vantaggi che riceviamo dalla presenza delle basi americane e della Nato sul nostro territorio”. Giorgio Bocca ha un pensiero rassegnato sull’Italia del terzo millennio, “un paese in cui il filofascismo è sempre più arrogante ed invasivo”, un paese in cui “l’idiozia e la manipolazione non conoscono confini”. Basti pensare – dice – all’epistolario dei coniugi Berlusconi, che ha occupato le pagine di tutti i grandi quotidiani per due giorni. Stiamo tutti a chiederci se ha ragione Silvio o Veronica e intanto il paese partecipa ad una guerra non dichiarata e il nostro governo minimizza a questione urbanistica l’allargamento di una base militare. Troppa ipocrisia. Lo dico pur sapendo che in qualche modo sulle basi militari siamo legati mani e piedi. Perché alla fine, o si fa come De Gaulle e si denuncia il Patto atlantico, oppure non vedo molte vie d’uscita”.
Che vuol dire legati mani e piedi? Che la nostra autonomia è inesistente? Perché tra il molto e il niente, una via di mezzo si può pure trovare. A partire dalla sovranità nazionale…
Forse in molti si scordano la guerra alla Serbia. Ebbene gli aerei americani partivano da Aviano per bombardare quel paese. Non solo, tornando indietro i caccia buttavano le bombe residue nell’Adriatico. Le esercitazioni militari in Sardegna rendono la costa meridionale dell’isola assolutamente pericolosa. E gli esempi potrebbero continuare. Al fondo di questo atteggiamento c’è l’idea che tutto il resto del mondo è una pattumiera delle loro eccedenze, civili e militari. Il punto reale è che il legame con gli Usa non è solo ed esclusivamente militare, è un rapporto industriale, economico, commerciale. Come tutti i sudditi che si rispettino dipendiamo dagli Stati Uniti per moltissime cose. E’ il nostro stesso modello di vita e di consumi a dipendere dal potente alleato.
Vicenza è funzionale agli scenari di guerra americani. C’è un filo che unisce Vicenza a Kabul?
Certamente c’è un nesso. Vicenza serve per garantire il sistema militare americano che è un sistema imperiale, anche se per me rimane un mistero la nostra presenza in Afghanistan. Non capisco cosa ci facciamo lì e cosa ci fanno gli americani. O meglio, lo capisco in una prospettiva di medio lungo periodo. Ci dicono che quel paese, da sempre indomabile e senza ricchezze, è strategico per gli oleodotti che lo attraversano. Credo però che sia solo un pezzo della verità e forse nemmeno la più importante. L’Afghanistan, pur se per un tratto molto piccolo, confina con la Cina. Per ora lo scontro tra il gigante asiatico e quello statunitense è limitato al terreno commerciale ed economico, ma non è escluso che un domani la competizione possa prendere altre strade.
“Siamo lì per una missione di pace”: questo è il ritornello che da mesi ci viene proposto. Prima dal centro-destra, oggi dal centro-sinistra. Qual è la tua opinione?
Mi fa ridere questo Prodi che dice che i nostri soldati sono lì con “intento pacifico”. Ma se sono armati di tutto punto! Le truppe italiane partecipano a rastrellamenti, quando necessario, sostituiscono gli inglesi e gli americani. Facciamo parte di questa guerra a tutti gli effetti e poco importa che il nostro settore sia un po’ meno “caldo”. Siamo soffocati dall’ipocrisia. Nulla di nuovo, ci mancherebbe, già ai tempi della guerra di Crimea si diceva che si andava lì per difendere i popoli oppressi dall’imperialismo russo. Queste menzogne continuano imperterrite ancora oggi. Anzi oggi la finezza diabolica del linguaggio ottunde le coscienze, disarma la critica.
Sei deluso dal governo dell’Unione?
Sono deluso dal fatto che il riformismo della sinistra negli anni passati in qualche modo si esprimeva. Oggi, invece, è scomparso completamente. Ed è una cosa singolare alla luce della grancassa quotidiana sul cosiddetto partito democratico. Siamo al punto più basso del riformismo, ecco la verità amara di questo paese.