www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 18-02-07

Vicenza: Grande manifestazione da non dimenticare
 
di Tiziano Tussi
 
La notizia è scomparsa dai primi posti dei siti più importanti dei quotidiani nazionali. La Repubblica lo ha fatto sparire già dal pomeriggio di domenica. Il Corriere della Sera l’ha retrocesso di diverse posizioni e l’Unità l’ha spinto in basso, in un pezzo su Fassino e le sue paturnie partitiche. Il TG1 della sera neppure lo ha messo fra i suoi titoli d’apertura. Insomma le decine, centinaia di migliaia di cittadini che sono sfilati a Vicenza sono scomparsi presto dalla scena mediatica. Perché?
 
Forse il motivo è lo stesso che ha accompagnato la preparazione dell’evento, il suo svolgersi e le motivazioni politiche dei politici che erano lì. Standone lontano, sentendo poi alcuni racconti da partecipanti alla manifestazione si può tentare di fare il solito due più due per arrivare a quattro e cioè lo scollamento della coscienza di sinistra, radicale, profondamente umana, solidale, del vivere pacifico, dell’onestà civile rispetto alla necessità di organizzazione diversa dell’insulso teatrino della politica ufficiale. Alcuni esponenti di partito, Diliberto ad esempio, dopo poche ore della manifestazione hanno detto che “non cade il governo per una base”. Altri, Giordano ad esempio, hanno fatto sapere che “il governo deve ascoltare questa manifestazione”. Tutti hanno tirato un respiro di sollievo perché non è accaduto nulla. Ma lo sforzo per manifestare, lo sforzo del manifestare non dovrebbe dare come risultato principale il buon funzionamento della manifestazione, una ovvietà – purtroppo però, specialmente dopo Genova nel 2001 anche questa banalità diventa paradossalmente un obiettivo -, ma arrivare alle conseguenze politiche del gesto.
 
Ora al governo ci sono proprio, anche, i politici che sfilavano. Questi dunque dovrebbero ascoltare se stessi. Una larvata presa in giro dei cittadini che li hanno votati e che vorrebbero che le loro esigenze pesassero sulla politica governativa. Il centro destra addebita alla controparte questa recita delle parti e con una certa dose di effettività. Ma la questione di Vicenza si inserisce nel contesto della dialettica politica generale all’interno del governo e delle sue varie componenti. Non c’è una problematica che non susciti discussione, non c’è una risoluzione che esca limpida ed innovativa, così come lo schieramento più a sinistra del governo chiede, di solito in partenza di discussione. Sui rapporti internazionali appare all’opera la secolare altalenante, ambigua politica dei Savoia.
Un colpo al cerchio, ritiro dei militari dall’Iraq, uno alla botte, permanenza dei soldati in Afghanistan, ma anche nei Balcani ed altri scenari, al traino delle esigenze statunitensi, direttamente – Afghanistan, appunto – oppure indirettamente - Libano.
 
Ma sarebbe veramente ora che noi elettori si sapesse cosa effettivamente stanno scegliendo i nostri votati governanti. Si può essere anche filo statunitensi, alleati, ma non subalterni, come dice spesso D’Alema, che però in pratica, fino ad ora, è la stessa cosa. Poi gli elettori potranno prendere partito. Si può essere europeisti anche in politica estera, cercando di costruire quello che ancora non c‘è, una linea estera comune continentale, decisamente europea. Essere in Europa, come stupidamente si dice, dovrebbe voler dire anche avere come tale, una posizione comune. Non si capisce perchè per alcuni comportamenti dobbiamo essere europei e per altri non dobbiamo. Ovviamente non si può, ora, fare a meno di rilevare la frammentazione della politica estera europea.
 
Blair è al soldo di Bush, la Francia un po’ di meno. Solo per fare un esempio. Ma l’Italia almeno potrebbe crederci ed operare decisamente in tal senso. Anche su questa scelta poi gli elettori prenderebbero posizione. ma si avrebbero comunque scelte chiare. Scelte che potrebbero essere diverse da quelle del centro destra filo statunitense con la protervia e l’ottusità che lo contraddistingue. Non accade, nonostante una parte della società italiana dica, ad ogni occasione di richiesta di partecipazione, io ci sono, la penso così, con la mia testa. E chieda, contemporaneamente ai suoi eletti in parlamento: e voi cosa ne pensate, chiaramente?
 
(Tiziano Tussi)