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da: Liberazione
 
Il nuovo soggetto della sinistra e la prospettiva della "rifondazione comunista"
 
Gianluigi Pegolo
 
29 marzo 2007
 
Nell´arco di pochi giorni, con le dichiarazioni, prima di Bertinotti e poi - recentemente - di Giordano, si è cominciato a delineare con più chiarezza il progetto politico del gruppo dirigente di Rifondazione Comunista. Sottolineo "con più chiarezza", perché all´inizio potevano ancora darsi interpretazioni diverse. Nell´originaria intervista di Bertinotti a Liberazione, infatti, dopo aver preso atto del tramonto della proposta della Sinistra Europea, si lanciava quella del Cantiere della sinistra. Formula molto ambigua, che poteva dare adito a interpretazioni diverse, ma che poteva anche indicare una prospettiva ragionevole ed interessante. E, cioè, la costruzione di uno schieramento di sinistra critica che, senza alcuna forzatura organizzativistica, si ponesse come garante - nell´attuale quadro politico - di una prospettiva di alternativa, resistendo alle pressioni, via via crescenti, delle componenti moderate dell´Unione. Uno schieramento sia politico che sociale, unificato da alcuni punti programmatici, da obiettivi comuni e sorretto da forme di coordinamento efficaci, ma rispettose delle singole individualità.
 
Nelle recenti prese di posizioni di Giordano si sciolgono le ambiguità della proposta inizialmente avanzata, ma in una direzione inquietante. Il segnale pare ormai inequivocabile: dopo la Sinistra Europea il nuovo traguardo è rappresentato da un nuovo partito di sinistra, di orientamento socialista, che dovrebbe accomunare alcune forze: Rifondazione comunista e sinistra Ds ( in procinto di uscire dai DS in via di trasformazione in Partito Democratico), in primis. Non è chiaro se della partita faranno parte il PDCI e i verdi. Sempre Giordano, in più occasioni, ha polemizzato con la proposta "politicista" del PDCI, richiamandosi alla necessità di un´apertura del processo (che traguarda al 2008) ai soggetti sociali, ma francamente questa puntualizzazione non pare molto rilevante. E´ abbastanza evidente, infatti, che la proposta del nuovo soggetto politico nasce sull´onda delle conseguenze prodotte dalla nascita del Partito Democratico. In ciò sta il suo fondamento. L´apertura al sociale rischia, quindi, di essere più apparente che reale.
 
Il fatto poi che in più occasioni il segretario del partito abbia sottolineato come la nascita di un simile soggetto politico costituisca una scelta a prescindere dal sistema elettorale in vigore, dimostra come questa non derivi ad una costrizione esterna, ma sia il frutto di una consapevole scelta politica. La qual cosa, tuttavia, costituisce un ulteriore motivo di preoccupazione. Personalmente ritengo che questa proposta ( almeno per come l´ho intesa) sia estremamente pericolosa.
 
In primo luogo, pur essendo presentata come un´opzione non politicista di fatto ricade nel politicismo. Cosa vi può essere, infatti, di più politicista che dar vita ad un nuovo partito, sulla base di un calcolo legato agli spazi politici virtuali lasciati dallo spostamento a destra dei DS? Ragionare in termini di "geometrie politiche" significa spesso, infatti, trascurare essenziali considerazioni di merito. Ad esempio: esiste fra le forze che dovrebbero unificarsi un punto di vista comune sul ruolo di governo e i suoi obiettivi? Esiste un orientamento comune in tema di riferimenti internazionali? Esiste una cultura politica di base sufficiente a tenere insieme esperienze politiche così diverse?
 
Di tutto ciò non si parla. Al massimo si allude a formule - sinistra radicale, di alternativa, critica, ecc. - che possono costituire un´utile approssimazione nel definire uno schieramento, non certamente nel qualificare un partito.
 
La verità è che le differenze vi sono e non sono marginali. Si prenda in considerazione il riferimento internazionale. Non è un mistero per nessuno che la sinistra DS consideri il Partito Socialista Europeo come il proprio naturale referente a livello internazionale. Per Rifondazione vale lo stesso? E se no come ci si potrebbe mettere d´accordo? La sinistra DS ha più volte ribadito la sua vocazione di governo. Non mi pare che Rifondazione - almeno fino ad ora - consideri altrettanto centrale l´assunzione di una responsabilità di governo, ma forse mi sbaglio. Il fatto, poi, che alcuni si richiamino espressamente al socialismo ed altri al comunismo, può essere superato in nome di una nuova e più innovativa idea del socialismo?
 
Al di là di queste considerazioni, tuttavia, ne esiste anche un´altra di ordine più squisitamente politico. Ben difficilmente, infatti, un´operazione simile potrebbe lasciare inalterato l´orientamento politico dei soggetti coinvolti. Chi sostiene la proposta, la motiva spesso con l´esigenza di fare massa critica per reggere la concorrenza del Partito Democratico e, quindi, evoca la necessità di una battaglia di sinistra per contrastare la deriva del quadro politico. Temo, però, che in questo caso il processo possa condurre in tutt´altra direzione. Mi pare, infatti, che esso finisca col determinare un´aggregazione a sinistra del Partito Democratico, funzionale - in ultima analisi - ad un disegno bipolare. Non solo. Per le osservazioni che ho sviluppato in precedenza, un simile aggregato, per cultura politica e finalità delle organizzazioni coinvolte, non pare vocato a dar vita ad un soggetto politico dichiaratamente anticapitalista, ma piuttosto a qualcosa di più vicino ad una sinistra radicale di stampo anglosassone, se non a una formazione di tipo socialdemocratico. Qualcosa che può essere dignitoso ma che resta, in ogni caso, sostanzialmente diverso.
 
C´è, infine, da chiedersi che fine possa fare in un simile processo la missione del nostro partito e cioè, appunto, la rifondazione di un pensiero e di una pratica comunisti. So bene che, come sempre, qualcuno risponderà che non vi sono contraddizioni, che nulla è precluso, che comunque Rifondazione Comunista resterà interprete di quest´ispirazione, ma purtroppo i processi materiali alla lunga sono destinati a sopraffare qualsiasi nobile intento.
 
E ciò vale anche per i simboli. Il varo di un nuovo soggetto politico, qualunque sia la sua formale definizione organizzativa (confederazione, partito, ecc.), nel momento in cui comporta una modifica dell´identità ( nome e simbolo), cui si connette una diversa modalità di presentazione elettorale e un riassetto organizzativo, inevitabilmente comporta la progressiva esclusione delle identità originarie. Per questo l´eventuale costituzione di un soggetto simile determinerebbe - è la mia opinione - la derubricazione di fatto di ogni ricerca in tema di rifondazione del comunismo.
 
Mi chiedo, a questo punto, se si sia riflettuto adeguatamente su scelte che potrebbero rivelarsi estremamente pericolose e che potrebbero condurre ad un generale indebolimento, anziché al rafforzamento, della sinistra di alternativa italiana. Peraltro - come altri hanno già sottolineato in passato - le esperienze condotte in Europa, a partire da Izquierda Unida, non hanno dato a tale riguardo buona prova di sé. L´alternativa è, come ho più volte scritto, una sinistra plurale, unificata da un progetto comune. Una prospettiva - come mi sono sforzato di dimostrare - molto più realista e, soprattutto, molto più aderente all´obiettivo di questa fase, che è quello di produrre una risposta immediata e di massa contro lo scivolamento moderato del quadro politico.