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Fosco Giannini, intervento alla conferenza nazionale di organizzazione del PRC
31 marzo 2007
Vi sono momenti in cui la drammaticità e la “densità” della fase, assieme agli imperativi categorici – politici e morali – che connotano la nostra cultura comunista, ci obbligano ad andare al cuore profondo delle cose, evitando le scorciatoie tatticiste e politiciste..
Ci sono momenti in cui non possiamo parlare d’altro che di ciò che ha segnato la nostra vita: la nostra lunga battaglia, iniziata tanti anni fa contro la socialdemocratizzazione del PCI e poi proseguita e diretta a difendere e rilanciare l’autonomia comunista, una prassi ed un pensiero rivoluzionari, scevri dalla nostalgia ma segnati da un progetto conseguentemente anticapitalista e antimperialista.
Questo che viviamo è uno di quei momenti ed ora siamo chiamati a porre chiaramente e profondamente la questione centrale: il pericolo del superamento della natura comunista del nostro Partito; il pericolo della cancellazione o della rimozione del progetto originario e strategico della Rifondazione Comunista.
La fase politica si intreccia al processo di mutazione del nostro Partito; una tendenza governista sembra offrirsi come base materiale ad un processo di rifondazione socialista. Ma tale intreccio rimane per molti versi oscuro; la mutazione viene detta e non detta, evocata dai massimi dirigenti del PRC e poi smentita. Il punto è che pian piano tale mutazione inizia a delinearsi nell’oscurità del dire, a prendere corpo come la prua di una nave nelle nebbie e sembra quasi che si attenda, per illuminarla, che tutti si abituino ad essa.
Per molte compagne e compagni il progetto è ancora indecodificabile e sembra procedere senza un ordine apparente.
Ma, come diceva Henry Miller, “ il disordine è un ordine che non si conosce”, e nel caos è possibile rintracciare un ordine nuovo in formazione.
Dobbiamo diradare le nebbie. Tirare il filo dell’ordine che corre sotto la superficie di asserzioni fumose.
Il principio del filo è sicuramente quello del lungo e destrutturante attacco alla cultura comunista, un’intera pars destruens mai sfociata in una pars costruens volta alla ridefinizione di una prassi e di una teoria comuniste all’altezza dei tempi e dello scontro di classe.
La nascita del nostro Partito aveva suscitato grandi speranze, non solo nel movimento comunista italiano ma nell’intero movimento comunista europeo, che vedeva in Rifondazione un possibile punto di riferimento per il rilancio del progetto comunista su scala continentale. Vi era la possibilità – e certo la necessità - per avviare una analisi profonda, collettiva ( che coinvolgesse le forze politiche, intellettuali, e operaie marxiste ) dei limiti, degli errori e delle degenerazioni del cosiddetto socialismo realizzato e da quell’analisi – legata e intrecciata al conflitto sociale e di classe – far sfociare un disegno, che il nostro stesso nome chiedeva, di rifondazione comunista.
E’ questo che non è avvenuto, è questo il nostro male.
Al posto di questo progetto è avanzata una pulsione iconoclasta, che ha fatto deragliare il nostro treno dai binari comunisti per indirizzarlo verso una meta inizialmente ignota che oggi, pian piano, va delineandosi come la rifondazione socialista.
La cancellazione, nel pieno della guerra imperialista e del progetto Usa di “guerra infinita e permanente”, della categoria dell’imperialismo; l’assunzione idealista della concezione della “non violenza”; l’assunzione della concezione socialdemocratica del rifiuto della presa del potere da parte delle classi subordinate; l’abbandono della concezione del partito rivoluzionario; la rimozione dell’assunto gramsciano dell’intellettuale collettivo; la cancellazione – quasi la demonizzazione- dell’intera storia comunista del ‘900: questi sono stati – assieme ad altri – i tasselli di una intera pars destruens
che ha trasformato il nostro Partito in una sorta di ameba politica e culturale che oggi è costretta a riprendere corpo attraverso un governismo dai caratteri spesso subordinati e attraverso un progetto di trasformazione di sé in un nuovo e indefinito soggetto “di sinistra”.
Seconda questione, molto verosimilmente conseguente a questa prima: si è giunti ad una scelta dai caratteri governisti, che dopo il Congresso di Venezia ha avviato il Partito verso una nuova e forse non del tutto consapevole concezione, secondo la quale il terreno primario dell’organizzazione del consenso di massa non è più il conflitto sociale ma la presenza al governo, negli Enti locali e nel governo centrale.
Partono da qui le nostre, odierne, grandi difficoltà; dal fatto, cioè, che siamo giunti a ritenere prioritaria e imprescindibile la nostra presenza nel governo Prodi, indipendentemente – sembra – dall’obiettivo della trasformazione sociale.
Una presenza che ha sempre più spesso i segni del compromesso al più basso livello e persino della subordinazione, che non riesce a far avviare una seppur minima redistribuzione del reddito e che nel contempo ci costringe ad essere quasi complici nel proseguimento della guerra imperialista in Afghanistan.
E a questo proposito io non posso – qui - non ribadire la mia contrarietà ( seppur confermando una posizione politica diversa da quella di Sinistra Critica) all’espulsione del compagno Franco Turigliatto, che saluto fraternamente e che avrei voluto fosse oggi qui con noi.
Terza questione, e come ulteriore elemento di una filiera politica, la scelta di trasformare Rifondazione Comunista in un nuovo soggetto politico, in un nuovo e non meglio definito Partito di Sinistra.
Scelta che contiene in sé, ( al di là di tutte le rassicurazioni, quelle stesse che anche il gruppo dirigente del PCI distribuiva a piene mani prima della “Bolognina”) tutto il potenziale per il superamento del Partito della Rifondazione Comunista.
In questa avventura di governo ci stiamo allontanando dal nostro popolo, dal movimento operaio complessivo e dal movimento per la pace: dobbiamo assolutamente rimetterci alla testa del movimento, lottare per conquistare sul campo l’uscita strategica dall’Afghanistan, opporci fisicamente alle ruspe americane a Vicenza, difendere le pensioni e rilanciare lo stato sociale; cancellare la Legge 30, aumentare i salari, varare finalmente una legge per la democrazia nei luoghi di lavoro.
Occorre, care compagne e cari compagni, ricostruire il Partito, a partire dai luoghi di lavoro, luoghi centrali dell’organizzazione comunista cancellati dall’ultimo PCI socialdemocratizzato e mai recuperati – significativamente ?- dal PRC; occorre radicare il Partito essenzialmente attraverso il conflitto sociale e territoriale, ben al di là delle mura dei Circoli; occorre avviare una ricerca politico-teorica alta, aperta, partecipata, non impiccata ai voti congressuali ma avente l’unica funzione di arricchire il patrimonio culturale del Partito, dei quadri e dei militanti, rinvigorendo una coscienza comunista ; occorre una vasta, coraggiosa, nuova sperimentazione organizzativa che superi – questa si – gli steccati organizzativi socialdemocratici del ‘900 e si ponga il problema dell’organizzazione di una presenza comunista, di lotta, nelle fabbriche, nelle Università, nelle nuove e vaste periferie metropolitane; il problema inedito dell’unificazione del proletariato bianco e nero; della costruzione dell’unità – sul campo – del lavoro “garantito” con quello precarizzato.
Potevano essere questi i temi nuovi, densi di futuro, di questa Conferenza di Organizzazione, che proprio i temi dell’organizzazione, paradossalmente, ha eluso, come in modo surreale ha eluso il tema del governo. Forse per far passare surrettiziamente il tema della Sinistra europea, come anticipazione dialettica, peraltro, del “ nuovo soggetto di sinistra”.
Dobbiamo invece costruire un Partito Comunista forte e unitario, in grado di essere il motore per la costituzione della sinistra di alternativa, obiettivo ben diverso e ben più utile delle precipitazioni organizzativistiche e culturali volte ad aprire la fase costituente della rifondazione socialista.
In una parola, care compagne e compagni, dobbiamo riprendere quel cammino che tante passioni, energie, militanza, senso del sacrificio aveva suscitato: il progetto – ambizioso e necessario – di Rifondazione Comunista !