www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 10-05-07
La nave galleggia ancora
di Tiziano Tussi
E’ un periodo di forti velocizzazioni per il panorama politico italiano. Il più grosso troncone di quello che sino all’inizio degli anni ‘90 era il Partito comunista italiano, che è arrivato ora a chiamarsi Democratici di sinistra (DS), si sta rapidamente unendo con ciò che rimane del panorama centrista di quegli stessi anni, in pratica una buona parte dell’ex Democrazia cristiana (DC), con l’aggiunta di qualche spurio assembramento centrista. I pezzi che si perdono in tale operazione, a sinistra, si vanno velocemente unendo tra di loro con i partiti della sinistra che in Italia chiamiamo radicale, ed ecco che si intravede la nascita di un polo socialista.
La natura aborre il vuoto, diceva il divino Aristotele e perciò ogni ricomposizione si crea dall’aggregazione della parti simili. Sempre Aristotele insegnava che questo processo è continuo. E aristotelicamente possiamo notare come avvengano unificazioni e separazioni sulla scia di nomi e gruppi che viaggiano per simpatia. La magia simpatica o di contatto è quella che fa mescolare intimamente parti che si attraggono.
Ed i moderati si attraggono tra di loro, così come i socialisti. I moderati però non sanno neppure loro cosa veramente vogliono per l’Italia diversamente dal centro destra moderato del cavaliere Berlusconi, ancora in sella per la sua parte politica. Così come i socialisti non sanno neppure loro cosa veramente vogliono per cercare di riuscire a risolvere i gravissimi problemi della lotta di classe in Italia.
Già perché anche se non sembra, ascoltando questi ultimi, che la lotta di classe non esista più, ci sono solo competizioni, ammodernamenti, innovazioni, diritti di cittadinanza e via elencando, la lotta di classe esiste ancora e ce lo ricordano quelli che, in altri momenti, gli stessi esponenti modernisti della sinistra chiamavano”padroni”. Grandi sommovimenti finanziari e grandi buchi di aziende, a livello nazionale ed internazionale, ce lo ricordano – Telecom, Parmalat, Alitalia. Solo alcuni casi. Ed ancora: gli stipendi macroscopici ed abnormi del ceto dirigenziale, ceto assolutamente incapace; i costi, moltiplicati più volte in questi ultimi anni, della politica nazionale; l’evasione fiscale, sempre altissima; la corruzione dilagante; il panorama delinquenziale, che per comodità chiamiamo solo “mafia”, in troppe regioni italiane; lo stato comatoso della scuola; le esternalizzazioni di industrie di produzione e di settori produttivi.
Insomma un paese allo sfascio, che si regge ancora sui rimasugli, i saldi, di ciò che fu e sulla tenacia di pochi settori trainanti – moda e design ad esempio - e sul lavoro altamente sfruttato di italiani ed extracomunitari. Lo spettacolo che le televisioni rimandano, lo spreco di soldi pubblici è decisamente congruente per questa desertificazione sociale ed umana che sta venendo avanti. E si spiega perchè la scuola, punto centrale di ogni paese, sia trattata in Italia come un luogo in cui buttare problemi, tanto per controllare un poco, nel tempo, gli ardori e le speranze disilluse di troppi giovani.
In tutto questo panorama la timidezza di analisi radicali da sinistra si sta rivelando feroce. La mancanza di coraggio e di radicalità è macroscopica. In compenso, come compenso aristotelicamente comprensibile, la chiesa sta riprendendo tutta la forza che era andata perdendo, in parte, dal Medio evo sino ad oggi. Il papa eletto ed in carica, Benedetto XVI, sta portando avanti una politica di riconquista egemonica della cultura diffusa. Naturalmente deve convivere con scollacciate proposte culturali di bassa lega che scorrazzano nel paese, sui giornali, in televisione. Ma insomma il perdono ai figlioli ed alle figliole prodighe non si nega a nessuno. In tale modo la nave va, dove non si sa, ma galleggia ancora. Non pare un gran risultato. Ma è l’unico. Sino ad ora.
- sarà pubblicato su Inverta, settimanale del Partito Comunista marxista-leninista del Brasile