www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 10-05-07
da: www.contropiano.org/Documenti/2007/Maggio07/10-05-07Immersi_nella_maionese.htm
Il ceto politico blinda se stesso
Immersi nella m...maionese
Redazione Contropiano *
La situazione della politica nel nostro paese sembra ormai immersa nella maionese, di cui uno dei rischi maggiori – come noto – è quello di “impazzire”. Il processo di autoriforma delle forze politiche esistenti che prevede da un lato la semplificazione dello scenario con la nascita del Partito Democratico e della Rifondazione Socialista e dall’altra il tentativo di riesumare un aggregazione centrista neodemocristiana, convivono con la necessità strategica della governabilità a tutti i costi. Rigenerare una sinistra di classe incontrerà resistenze e ostacoli insospettabili
Il progetto di riforme istituzionali ed elettorali è ormai vissuto come passaggio ineluttabile per imbracare la situazione, per assicurare la governabilità “con ogni mezzo necessario” e per ridurre al minimo le ali critiche a sinistra e a destra o espellendole dallo scenario politico o rendendole perfettamente biodegradabili dentro il sistema.
Questa priorità presenta due aspetti:uno sul versante della gestione del potere attraverso l’introduzione forzata di tutti gli strumenti che consentano ai partiti di governo di avere le mani libere sul piano delle decisioni in materia economico-sociale e di politica internazionale. Questo passaggio è relativamente facile perché su questi due aspetti abbiamo verificato come non ci siano contraddizioni tra gli azionisti di riferimento del centro-sinistra e del centro-destra. Lo spirito bipartizan permea e pervade tutte le decisioni strategiche e lascia alla discussione solo i dettagli. L’altro è sul versante del rapporto tra politica e società. La rappresentanza politica intesa come strumento di espressione di interessi sociali anche in conflitto tra loro, appartiene ormai al passato ed è stata sostituita da una rappresentanza istituzionale sempre più blindata e che lo sarà ancora di più con l’introduzione forzata del bipolarismo e di leggi elettorali restrittive che ne sono causa e conseguenza. Se il primo aspetto (la piena governabilità e la gestione bipartizan delle scelte strategiche) non provoca conflitti dirimenti nella politica, il secondo aspetto scuote, agita e ridisegna la mappa di un nuovo ed emergente blocco sociale: quello del vastissimo ceto politico che ipoteca ogni cambiamento sostanziale nel nostro paese .(1)
Quanti sono i professionisti della politica?
Parlamentari europei
78
Parlamentari nazionali
951
Consiglieri regionali
1.118
Consiglieri provinciali
3.039
Consiglieri comunali
119.046
Consiglieri circoscrizionali
12.541
Consiglieri comunità montane
12.820
TOTALE degli eletti
149.593
Incaricati e consulenti
278.296
TOTALE dei professionisti
427.889
(fonte. Salvi-Villone. Il costo della democrazia)
L’autismo di questo ceto politico rispetto alle istanze sociali è sempre più forte anche nelle file dei partiti della sinistra e rende sospetti i ragionamenti e le proposte di nuove aggregazioni “a sinistra” Con questo ceto politico occorrerà fare i conti essendo consapevoli delle sue dimensioni, dei danni e della sua estrema determinazione ad impedire ogni azione di cambiamento sostanziale che ne modifichi le condizioni materiali di esistenza.
Citare se stessi può sembrare un atto di supponenza, ma per cercare di spiegare con quali dati oggettivi e soggettivi devono fare i conti la situazione politica italiana e ogni ipotesi di ricostruzione di una soggettività politica della sinistra di classe, abbiamo ritenuto perfettamente pertinente quanto scritto su Contropiano circa sei anni fa durante un dibattito teso a creare un minimo di aggregazione indipendente delle forze di classe nel nostro paese, eravamo agli sgoccioli dei primi cinque anni di governo di centro-sinistra (c’era Amato) e alla vigilia delle elezioni che portarono alla vittoria elettorale di Berlusconi.
Considerazioni per un dibattito sulla rappresentanza politica (2)
La riflessione avviata su Contropiano, partiva – allora come oggi - da una domanda:
“Perché la sinistra di classe o qualsiasi altra esperienza alternativa al di fuori dal quadro istituzionale, non è ancora in grado di rappresentare politicamente il blocco sociale antagonista o settori rilevanti di esso?
Affrontare il nodo "della sinistra" in Italia, significa capire come individuare e mettere in discussione, nei nostri limiti, la capacità di controllo sociale dei suoi gruppi dirigenti.
Nel cercare di definire un rapporto con questa situazione, dobbiamo prendere in esame due opzioni possibili.:
1) La sinistra è ormai esausta. Bisogna lasciarla autoconsumare, probabilmente in tempi medi e nel frattempo accumulare forze.
2) E' vero che la sinistra è esausta ma ci sono contraddizioni su cui lavorare per liberarne una parte dai condizionamenti politici e psicologici.
Se prendiamo in esame la seconda opzione, dobbiamo domandarci che cos'è oggi la sinistra ed in quale contesto agisce.
Ci sono vari fattori che rendono sempre più difficile la vita alla sinistra italiana.
Il primo è quello già citato delle riforme elettorali ed istituzionali che danno sempre meno margini di potere e di autonomia.
C'è poi un fattore legato alla disgregazione sociale che restringe sempre più sul piano quantitativo gli interlocutori, c'è una crisi culturale che ha ridotto l'espressione della sinistra ad un lamento contro la Chiesa (ma fino ad un certo punto), contro il privato (ma fino ad un certo punto), etc.
Infine l'elemento decisivo è che le modifiche internazionali rendono l'ipotesi tradizionale della sinistra sterile perché non coglie le motivazioni profonde delle trasformazioni in atto.
Questa condizione generale opera come una pressa sulla sinistra producendo malessere e contraddizioni che si manifestano in vario modo nei "settori" della sinistra stessa.
1) C'è un primo settore di questa sinistra composto dai dirigenti, dai rappresentanti istituzionali, dai presidenti di associazioni e da chi ricopre incarichi in qualche modo di rilievo e appaganti in termini politici e personali. Con le nuove regole elettorali e la riduzione degli spazi istituzionali questo settore è composto soprattutto dagli inamovibili o al massimo dai "trombabili". Questi secondi, una volta "caduti in disgrazia" sono gli unici che potrebbero avere una crisi o una mobilità "verso il basso", ma più facilmente emigrano verso l'omologazione o si ritirano su scelte personali.
2) C'è un secondo settore composto dai militanti o, come si dice adesso, dai volontari. Sono il settore attivo sia nei partiti che nei centri sociali, nei sindacati o nell'associazionismo. E' un settore soggetto a malessere e delusioni perchè vede bloccate dagli inamovibili le sue ambizioni verso l'alto. Con la riduzione degli spazi istituzionali, la mobilità che c'era in passato oggi non c'è più.
3) C'è un terzo settore rappresentanto dai "partecipanti" . E' il "popolo della sinistra", quello che si vede solo alle manifestazioni nazionali, che "sente l'evento", non ha una partecipazione attiva e rappresenta il prodotto delle contraddizioni dei primi due settori.
Il quadro che abbiamo descritto in questi tre settori non si riferisce ad una contraddizione politica ma ad una condizione materiale (gli spazi che si restringono) che determina una contraddizione politica di carattere secondario ma che pesa molto nella pratica.
Alcune contraddizioni da discutere
Per capire come sia possibile intervenire o relazionarsi a questa sinistra, occorre individuare le due contraddizioni, una principale e l'altra secondaria:
1) L'indipendenza politica. Su questo occorre recuperare la coscienza e l'importanza di essere una variabile indipendente dal sistema. E' una opzione strategica e non tattica.
2) La contraddizione politica-istituzionale e il venir meno dell'indipendenza politica dal sistema, fa venir meno il collante tra i tre settori.
La prima opzione è l'elemento strategico irrinunciabile, maturo e discriminante, che è alla base di ogni ipotesi di ricostruzione di una sinistra di classe in Italia. Prendere in esame il secondo fattore significa misurarsi con un problema diverso nella espressione, nelle dinamiche e nella gestione.
La mancanza di indipendenza politica delle varie forze della sinistra dal sistema e il venir meno/riduzione degli spazi politici/istituzionali, mettono in crisi un atteggiamento diffuso e ambivalente: il protagonismo.
Il protagonismo, che può essere individuale o collettivo, non trova più spazio perchè non c'è più la mobilità verso l'alto (sbarrata dagli inamovibili).
Questo protagonismo però è ambivalente, perchè può essere positivo se è politico, se ha una dimensione ed una mentalità collettiva, ma si rivela negativo se è individuale ed individualista (ed oggi è prevalente)
Su quali settori si può ricostruire una sinistra di classe?
Una sinistra di classe ed indipendente è in grado di rispondere a questa domanda di protagonismo
politico ? Al momento evidentemente no
Esistono livelli più arretrati ma praticabili di sedimentazione di rapporti politici con singoli compagni o gruppi locali di compagni? Si, almeno in via teorica.
La costruzione e il consolidamento delle relazioni con i compagni di varie parti di Italia, possono rappresentare un livello minimo ma vero di sedimentazione e ripresa di una ipotesi politica. E' un lavoro molto articolato perchè prevede e impone livelli diversificati di rapporti politici (la dimensione "locale" di molte strutture e di molti compagni è oggi fortissima). Proprio perché siamo di fronte ad una caratteristica parziale di rapporti e sedimentazione, va adottata un metodo di lavoro e di confronto che punti razionalmente alla crescita del progetto sulla rappresentanza politica individuando concretamente e volta per volta i passaggi adeguati al contesto in cui si opera.
Chi sono i referenti di questo confronto? Questa base minima di rapporti e sedimentazione politica, va messa in relazione alle contraddizioni individuate nei tre settori della sinistra.
Gli interlocutori dunque possono essere solo il secondo e il terzo settore, mentre il primo è apertamente ostile ad una ipotesi di ricostruzione di una sinistra di classe su basi indipendenti dall'attuale quadro politico ed istituzionale.
Occorre inoltre tener conto che mentre il secondo settore è "frustrato" nelle proprie ambizioni (in positivo ed in negativo), il terzo settore è ormai "deluso", dunque è riaggregabile solo sul piano socio/culturale o sul piano rivendicativo (sono i famosi compagni ex di qualcosa che ritroviamo nelle lotte specifiche di tipo sindacale, in quelle sociali o ambientali o sulle iniziative di "resistenza culturale")”….
A sei anni di distanza e alla luce della situazione concreta che abbiamo davanti c’è abbondante materia su cui riflettere anche adesso.
NOTE:(1) “Mezzo milione di italiani vive di politica” in La Repubblica del 14 aprile 2007(2) “La sinistra: un soggetto incatenato dai suoi totem” in Contropiano nr.2 del 2001
* articolo di fondo uscito sull'ultimo numero di Contropiano disponibile nelle librerie e nella diffusione militante