www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 14-05-07
inviato dall’autore - già pubblicato su Gramsci oggi - www.gramscioggi.org
La “sinistra radicale” verso un partito socialista?
di Rolando Giai-Levra - coordinatore rivista Gramsci oggi
Pare proprio di sì! Ma andiamo per ordine e vediamo cosa succede e perché succedono certe cose. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la crisi di governo che gran parte del centro-sinistra, strumentalmente, ha voluto riversarne la responsabilità sui due senatori Turigliatto e Rossi. Un comodo “capro espiatorio” dietro al quale nascondere le vere ragioni di una crisi voluta e orchestrata dalle forze centriste in simbiosi con le forze riformiste, i poteri economici e altre forze esterne alla coalizione. L’intervento di D’Alema, per forma e contenuto, non è stato casuale, nel senso che è stato un evidente appello a tutte le forze riformiste-centriste per stringere i ranghi nei confronti di “certa sinistra che non fa bene al paese”. Da quel momento nasce, con una vergognosa speculazione politica, un putiferio ben pilotato contro i due compagni, ben sapendo, che la crisi ci sarebbe stata ugualmente anche se Rossi e Turigliatto avessero votato a favore, perché, comunque, i tre senatori a vita Andreotti, Cossiga e Pininfarina avrebbero fatto mancare il loro voto a favore del governo come, in modo molto coerente, hanno fatto!
Non meravigliano le posizioni dei riformisti né tanto meno dei centristi i quali hanno svolto la loro funzione e colto un’occasione (costruita a DOC) per rafforzare le loro posizioni spostando l’asse politico a destra sulla base degli interessi della Confindustria, del Vaticano e degli USA. Per raggiungere questo obiettivo era necessario ridurre le voci della sinistra, ma soprattutto isolare e colpire quella dei comunisti. Ciò che sconvolge è il totale appiattimento e la subordinazione dei vertici della cosiddetta “sinistra radicale” (Sinistra DS, PRC, PdCI, Verdi) che hanno fatto a gara per “giurare” atto di fedeltà a Prodi. Queste forze, si sono fatte prendere dal panico per il fatto che questa crisi avrebbe potuto significare un ritorno di Berlusconi, ma anche un loro ritorno a casa, soprattutto se teniamo conto che le scelte poco popolari di Prodi, non solo stanno alla base dei fischi degli operai di Mirafiori ai vertici sindacali, ma anche del fortissimo calo di consenso popolare a questo governo come hanno rilevato praticamente tutti i sondaggi (ca. -15%).
Noi sappiamo bene che il governo Prodi non è la stessa cosa del governo Berlusconi! ma ciò non significa che la sinistra e i comunisti, nel rispetto del mandato degli elettori soprattutto dei lavoratori, non devono battersi fino in fondo, con la massima coerenza e serietà, contro tutte quelle scelte politiche nazionali e internazionali che rappresentano e/o possono rappresentare continuità e conservazione.
Ecco allora che la preoccupazione di dover tornare a casa ha scatenato una rincorsa alla sopravvivenza e improvvisamente a sinistra, tutti “rinsaviscono” e sono disposti a confrontarsi per superare gli steccati che con tanta boria avevano eretto, fino a pochissimo tempo fa, per distinguersi gli uni dagli altri. Il cerchio si stringe e il sistema comincia a dir loro “signori basta giocare e ora di mettersi in riga allineati e coperti e ognuno faccia le scelte che deve fare e si assuma le proprie responsabilità, altrimenti a casa”! Ed ecco che nel “si salvi chi può”, dietro il pericolo reale della marginalizzazione della sinistra in una sempre più concreta logica dell’alternanza, tutti a sinistra cominciano a parlare di “aperture e unità”, di “superare le divisioni”, di “ricostruire una cultura politica di sinistra contro l’antipolitica” o di criticare “l’intransigentismo” come ha fatto Rina Gagliardi su “Liberazione” del 10.03.07.
Tali elementi rappresentano una miscela che può esplodere proprio nelle mani di coloro che a sinistra, non hanno capito bene i fischi degli operai di Mirafiori e che pensano ancora di potere sopravvivere inventando qualche soluzione organizzativista e politicista per evitare di porre in campo qualsiasi argomento che potrebbe risultare incompatibile con l’attuale sistema!
In questo processo assai delicato della cosiddetta “sinistra radicale” sono sempre meno protagonisti i due partiti che ancora mantengono il simbolo della “falce e martello”. Tanto che si sono affrettati insieme ai verdi e gli altri, ad accettare e firmare i famosi 12 punti in cui è previsto che la decisione finale spetterà soltanto a Prodi nel caso non ci fosse un accordo tra i partiti della coalizione (un embrione di “cesarismo” del centro-sinistra). L’azione pilotata ha fatto centro! Perché è proprio quello che volevano le forze centoriformiste interne ed esterne alla coalizione per ridurre ai minimi termini l’azione della sinistra e dei comunisti!
In tale situazione cosa fare? Quale ruolo e quale funzione avrebbero dovuto e devono svolgere i gruppi parlamentari, i Deputati e i Senatori dei partiti che in apparenza si richiamano al comunismo? A questa domanda tutti fanno “orecchio da mercante”, perché le stesse forze politiche preferiscono partecipare alle danze del grande circo Barnum piuttosto che intraprendere una vera e propria battaglia politica e culturale in parlamento, in cui i comunisti hanno il dovere di portare la voce dei lavoratori, dei pensionati, dei precari, dei movimenti di massa e di nessun altro e di nient’altro!
Nella critica agli antiparlamentari di “sinistra” che teorizzavano la fuoriuscita dai parlamenti Europei, Lenin si rivolgeva, nello stesso tempo anche ai comunisti che lavoravano proprio nelle istituzioni rappresentative democratiche dicendo loro:
“…voi avete l’obbligo di lavorare nel seno di tali istituzioni appunto perché là vi sono ancora degli operai ingannati dai preti e dall’ambiente dei piccoli centri sperduti; altrimenti rischiate di essere soltanto dei chiacchieroni…………I comunisti nell’Europa occidentale devono imparare a creare un parlamentarismo nuovo, diverso da quello abituale, non opportunistico, non carrierista: il partito dei comunisti lanci le sue parole d’ordine; i veri proletari, con l’aiuto della povera gente non organizzata e completamente schiacciata, diffondano e distribuiscano dei manifestini, visitino le abitazioni degli operai, facciano il giro delle capanne dei proletari agricoli e dei casolari sperduti dei contadini ……, penetrino nelle osterie più popolari, si introducano nei sindacati, nelle società, nelle adunanze occasionali più popolari, parlino al popolo, non come dei dotti (e non in forma troppo parlamentare), non diano per nulla la caccia al «posticino» in parlamento, ma sveglino dappertutto il pensiero, attraggano le masse,……..Certo, sotto il dominio della borghesia è …… «difficile» creare in un parlamento borghese un gruppo comunista interamente degno della classe operaia; è «difficile» ottenere che i parlamentari comunisti non si balocchino con i gingilli parlamentari borghesi, ma svolgano l’urgente lavoro di propaganda, di agitazione e di organizzazione fra le masse.” - (da: l’estremismo malattia infantile del comunismo).
Questo è quello che dovrebbero fare i comunisti in parlamento! Questo è quello che raccomandano di fare i Partiti comunisti nel mondo (come ad esempio dell’India e del SudAfrica) ai propri gruppi parlamentari. In Italia questo viene fatto? Ci pare proprio di no, ad eccezione di una strettissima minoranza di compagni dei due partiti con la “falce e martello”. Questi partiti, che uso intendono fare della simbologia comunista? Quella di investire una coerente azione politica per un progetto strategico di classe oppure continuare a limitarsi di usare questa simbologia a scopi meramente elettorali per riuscire a strappare ancora qualche consenso a chi disinteressatamente in questi simboli ci crede ancora?
La corda è tesa! Il gioco non può più durare a lungo o andare avanti all’infinito! Ci troviamo di fronte ad un piccolo ceto politico che sta scivolando dal fallimentare massimalismo verso l’altra faccia della stessa medaglia: il riformismo, con una evidente azione rivolta a convogliare lavoratori, comunisti e militanti di base verso ciò che Occhetto non era riuscito a fare negli anni ’89-’91, cioè verso la socialdemocrazia nostrana. Come dar torto ai lavoratori che sempre di più prendono le distanze da questo ceto politico di sinistra che nulla ha a che fare o vedere con la loro classe? Oggi, quanti operai, impiegati, tecnici sono iscritti in questi partiti che hanno ancora il simbolo della “falce e martello”? Quante cellule e/o sezioni ci sono nei luoghi di lavoro e di produzione? Quanti operai sono presenti nei gruppi dirigenti dei partiti che si richiamano al comunismo o alla sinistra? Quanti operai e lavoratori sono presenti in Parlamento, nei Consigli Regionali, Provinciali e Comunali? Facciamo il punto della situazione:
Il Partito Democratico in via di formazione sarà il luogo politico in cui si fonderanno insieme democristiani ed esponenti socialdemocratici che erano più o meno intrufolati nelle file del PCI. Questo percorso che fa capo a una precisa volontà indirizzata in modo evidente verso un progetto centrista-riformista è chiaramente caldeggiato anche dal Presidente Giorgio Napolitano che da quando è stato eletto alla massima carica dello Stato, non ha perso occasione per prendere le distanze dal comunismo e dai comunisti.
La costituzione di questo “nuovo” soggetto politico è puntualmente descritta nella mozione di Fassino nella quale non viene neppure specificata l’adesione al PSE. Per tale ragione questo processo puzza anche di ricomposizione della vecchia Democrazia Cristiana e di conseguenza alla sua sinistra si sta aprendo un vuoto politico. Su questo vuoto si affacciano i vertici dei diversi soggetti della cosiddetta “sinistra radicale” per tuffarsi e arrivare ad occupare il primo posto.
La Sinistra DS che è il maggiore e forse più consistente competitore in gara si trova alle strette e deve decidere se salire sul treno trainato dalla locomotiva del Partito Democratico e svolgere una mera funzione di minoranza di sinistra, oppure mettere insieme i vagoni dispersi per riprendere la marcia in altro senso con una nuova forza motrice. Il problema, quindi, è la costituzione di un altro soggetto. Lo dicono a chiare lettere loro stessi, a cominciare da Cesare Salvi che sul “Manifesto” del 07.03.2007 pone l’attenzione su questo problema che dovrebbe coinvolgere anche lo SDI e anche il PdCI. Non solo, egli pone con forza la “questione socialista” come problema nazionale sul “Riformista” del 20.03.2007, poi c’è Angius e soprattutto Mussi che è il rappresentante di spicco del correntone DS il quale a sua volta dice che l’obiettivo è rivolto alla costruzione di un nuovo partito democratico di matrice socialista che aderisca al PSE e all’internazionale socialista. Ma oggi, c’è una novità assai significativa e cioè che dalla negazione di una adesione al primordiale progetto della “Sinistra Europea”, Mussi e Salvi si aprono al nuovo soggetto di sinistra proposto e lanciato recentemente dallo stesso Bertinotti. Cosa è successo?
La Sinistra Europea avrebbe dovuto essere la soluzione delle soluzioni dopo aver rinnegato le esperienze comuniste del ‘900 e messo in soffitta Gramsci e Lenin. Per completare il cerchio, Bertinotti parla addirittura anche di superamento di Marx in una sua lettera di presentazione della rivista “Alternative per il Socialismo” inviata ai compagni del PRC di Fondi (Lazio) che è stata pubblicata il 01.02.07 sul loro sito (www.rifondazionefondi.it). L’obiettivo principale di Bertinotti, dunque, era quello di “attrarre” i movimenti ma soprattutto buona parte della sinistra DS e non soltanto Folena con il suo piccolo seguito! Fino ad oggi questi due obiettivi non sono stati raggiunti! Anche in questo caso la crisi di governo ha messo con le spalle al muro i sostenitori di questo progetto i quali guardandosi alle spalle hanno notato che il contenitore ”Sinistra Europea” inventato a tavolino era vuoto, totalmente privo di contenuti e di soggetti a parte l’adesione di qualche associazione politicamente non determinanti. Improvvisamente, dopo la crisi di governo, gli “architetti” della “sinistra Europea” hanno dovuto ricorrere ai ripari perché hanno capito che dall’altra parte, nella sinistra DS, c’è qualcuno molto più attrezzato di loro soprattutto quando ha anche una certa base di massa.
Nel pieno svolgimento della Conferenza d’Organizzazione Nazionale, la cui conclusione sancirà comunque la nascita della “Sinistra Europea”, ecco che a sorpresa Bertinotti rilascia un’intervista su “Liberazione” del 26.02.07 in cui non parla di “sinistra europea” ma di qualcosa d’altro che fa eco e a cui diversi esponenti politici rispondono subito dichiarando la loro disponibilità a discuterne. Prima Diliberto con le interviste a “l’Unità” e “la Stampa” del 05.03.07 il quale si affretta a precisare che la sua disponibilità di unire la sinistra, ovviamente, non è riferita alla ricostruzione di un Partito Comunista di massa; poi Mussi nel “Manifesto” del 09.03.07 e “l’Espresso” del 15.03.07 parla di disponibilità per un cantiere di sinistra e socialista. Da buon conoscitore dell’arte dei tatticismi socialisti, Bertinotti ha pensato bene che non essendo riuscito a far traghettare la sinistra DS nella “Sinistra Europea” sarà la “Sinistra Europea” ad avviarsi verso il soggetto in cantiere della sinistra DS. Questa è una conferma che, messo alle strette dalla contingenza politica della crisi di governo, Bertinotti non ha affatto abbandonato il progetto della “Sinistra Europea”, ma ha soltanto modificato una linea tattica che coincide esattamente con l’obiettivo anche di Mussi verso un partito socialista di marca Europea. Lo segue a ruota anche Giordano che nelle sue interviste su “il Messaggero” e “l’Unità” del 19.03.07 parla in modo esplicito di un nuovo soggetto politico a sinistra dei DS con il superamento stesso del partito politico di cui è ancora il Segretario. In altre parole parla di scioglimento del PRC!
La Confederazione di Sinistra ideata da Cossutta e poi sostenuta da Oliviero Diliberto, pare che può trovare un suo parziale sbocco in modo ambivalente sia nelle proposte di Mussi e Salvi che in quella di Bertinotti. Diliberto non esita a raccogliere il messaggio e se ne guarda bene di sollevare qualsiasi argomento relativo all’unità dei comunisti, perché sa bene che oggi resterebbe totalmente isolato dai vertici delle altre forze della “sinistra radicale” e quindi perderebbe tutti i treni in partenza. Anche Lui come tutti gli altri ha il sentore che, dopo la crisi di governo con il conseguente rafforzamento delle forze riformiste e centriste, esiste il pericolo reale della marginalizzazione della cosiddetta “sinistra radicale”. E, nel contempo è preoccupato che nella prospettiva di una nuova legge elettorale con uno sbarramento al di sotto del 5%, nel nostro paese si riaprirebbe il dibattito sulla necessità di un pensiero politico autonomo della classe operaia che imporrebbe l’obiettivo della ricomposizione dell’unità dei comunisti! Tale preoccupazione viene avvertita anche da Cossutta nell’intervista rilasciata a “l’Unità” del 10.03.07, il quale dopo aver dichiarato, in alcune interviste nel 2006 il superamento della simbologia comunista e di un Partito comunista, anche Lui si apre alle recenti dichiarazioni di Bertinotti e invita tutti a seguirne la strada.
Insomma, tutti concordano su due discriminanti: 1) lavorare per un nuovo soggetto di sinistra di matrice socialista, indipendentemente da come si chiamerà – 2) impedire la ricomposizione di un vero e unico soggetto comunista di massa! Ma allora, se tutti (dal centrodestra fino alla sinistra del centro-sinistra) sono così preoccupati significa che esiste veramente la QUESTIONE COMUNISTA nel nostro paese. Le loro scelte ci dicono che tutti i tentativi fatti fino ad oggi dalla borghesia compresa la socialdemocrazia (nelle sue varianti riformiste, socialiste, massimaliste, radicalriformiste, laiciste, ecc…), per cancellare la questione comunista sono falliti e che ancora una volta “lo spetto del comunismo” è ben presente anche nel nostro paese! Non aver capito e colto ancora questa elementare realtà, nonostante tutti i fallimenti, significa che i massimi rappresentanti anche della cosiddetta “sinistra radicale” hanno una vista assai miope che non oltrepassa il loro naso. Quale affidamento possono dare i lavoratori a questo ceto politico?
Qualcuno, in tutta buona fede gioisce di questo processo che dovrebbe portare all’unità di soggetti che stanno alla sinistra del nascente partito democratico. Ma quale sinistra sarà mai la ripetizione storica di un soggetto socialista soprattutto dopo aver giurato fedeltà sui 12 punti a Prodi in cui verranno messi in discussione le pensioni, riconfermati gli accordi interventisti fatti in politica internazionale compreso la base di Vicenza e il rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan e non verranno abrogate le leggi Treu/Biaggi, Moratti, Bossi/Fini, ecc…? La nostra iniziativa del 20.01.2007 a Milano si è conclusa (vedi nostro sito: www.gramscioggi.org) in modo molto chiaro: esiste la questione comunista nel nostro paese! Tra i vari punti abbiamo precisato in termini altrettanto chiari che non può esistere un processo di unità della sinistra senza che ci sia un processo di unità dei comunisti. Ma non solo, abbiamo anche detto che l’unità della sinistra può esserci soltanto sulla base di un programma di lavoro in cui devono essere portati avanti con coerenza dei punti comuni in grado di creare unità d’azione e mobilitazione dei lavoratori, delle masse popolari e dei movimenti. Senza questi elementi l’unità della sinistra si ridurrebbe ad un fatto burocratico e verticistico privo di contenuti e di prospettiva, destinato ad essere utile soltanto alla sopravvivenza dei gruppi dirigenti e non alle masse!
Conclusione: stiamo assistendo ad una efficace ricomposizione ”democristiana” al centro; ad una ricomposizione “socialista” alla sinistra di questo centro. In pratica tutti coloro che hanno voluto negare l’esperienza comunista che, partendo da Craxi, hanno voluto ricomporre la precondizione della fondazione del PCdI del 1921 hanno raggiunto il loro obiettivo! I comunisti cosa fanno? Che cosa aspettano ad aprire anche loro un proprio processo di ricomposizione che unisca i disinteressati e porre le basi per la ricostruzione di nuovo e unico soggetto politico di massa della classe lavoratrice del nostro Paese?