2 giugno per democrazia libertà e antifascismo
di Tiziano Tussi
Il 2 giugno 1946 si consuma l’atto finale della guerra di Liberazione. Gli italiani vennero chiamati per la prima volta a votare dopo il periodo fascista. Nel ventennio si erano svolte elezioni politiche nel 1924 con le conseguenze che ben ricordiamo: il delitto Matteotti, l’imbavagliamento dell’opposizione, l’Aventino dei partiti democratici, la rapida fascistizzazione dello stato. Dopo quell’infausta data solo due plebisciti nel marzo 1929 e successivamente cinque anni dopo, avevano sancito con la violenza, alla maniera usuale di ogni dittatura, il gradimento degli italiani.
Quindi nel 1946, andarono alle urne, dapprima un numero ristretto di popolazione per elezioni amministrative parziali e poi, il due giugno, dopo ben ventidue anni di interruzione, il corpo intero degli elettori. L’elezione dell’Assemblea costituente, che doveva costituire il nutrito gruppi, 556 padri costituenti, che avrebbero lavorato sulla prima Costituzione repubblicana, venne fatta coincidere con la scelta referendaria che doveva dirimere o a favore della repubblica o della monarchia. Il re del periodo fascista Vittorio Emanuele III° si dimise a maggio, ed il suo successore, suo figlio, il re di maggio, Umberto II°, da tempo Luogotenente del regno, fece la sua fugace apparizione sulla scena politica.
Gli italiani scelsero in maggioranza la repubblica, 12.717.923 voti contro 10.719.284 per la monarchia. Dopo un preoccupante momento di tensione tra i gli effettivi risultati delle urne e la loro proclamazione ufficiale, tensione che si basava su cavilli giuridici, finalmente la nuova Italia repubblicana prendeva corpo. Si dava un Capo dello stato, Enrico De Nicola, e si metteva subito al lavoro per produrre la prima ed unica, sino ad ora, Costituzione repubblicana, promulgata il primo gennaio 1948, dopo i cento anni di vita dello Statuto albertino.
Il vento della Resistenza soffiava su quei lavori, su quelle persone. Ognuno a diverso titolo concorse alla nascita di un nuovo paese, di grandi speranze.
Troppo tempo, troppa acqua sotto i ponti, ma noi siamo ancora qui per ricordare e dare attuazione a quelle speranze. Vogliamo che quelle speranze non si perdano nella notte del tempo. Vogliamo che lo spirito di quel referendum, di quell’Assemblea costituente, della nostra Costituzione repubblicana sia sempre più attuata. Ci siamo per ricordare per portare avanti i valori che stanno alla base di quegli atti: democrazia, libertà ed antifascismo.
Tiziano Tussi
Membro del Comitato nazionale dell’ANPI