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9 giugno: un grave errore di valutazione
di Massimo Ciusani (PdCI Torino)
Dopo la chiusura del G8 in Germania, che ha visto ancora una volta da una parte grandi manifestazioni popolari e di massa contro i capi di Stato e di governo responsabili della drammatica situazione del mondo e dall’altra le forze di repressione attaccare con violenza inaudita i manifestanti, George Bush ha visitato varie capitale europee accolto, con l’esclusione di Tirana, da importanti mobilitazioni di protesta.
A Roma si è svolta un grande manifestazione contro il conflitto imperialista e coloniale degli Stati Uniti in Irak ed Afghanistan.
Questo appuntamento ha segnato una tappa fondamentale del movimento italiano contro la guerra. Vicenza ed il 9 giugno segnano il proseguimento di un ciclo di lotte contro la guerra, contro la subalternità del governo italiano e contro il suo sostegno ad interventi militari imperialisti.
Una grande manifestazione di popolo, la grandissima parte giovani e giovanissimi, pacifica, nonostante la massiccia presenza delle forze di polizia, vissuta con entusiasmo, motivata idealmente con una vasta presenza di sindacati di base, associazioni, rete 28 aprile, collettivi, centri di aggregazione giovanili. Un grande momento di lotta, duramente boicottato con un’informazione terroristica dove venivano annunciate ed augurate violenze apocalittiche e la messa in campo di difficoltà e ostacoli di ogni genere per impedire gli spostamenti e la partecipazione. Si respira una brutta aria, tutti i sinceri democratici devono alzare la guardia e vigilare.
I partiti della sinistra hanno commesso un grave errore di valutazione scegliendo di non partecipare alla manifestazione. Non si perde occasione per annunciare tutta la nostra attenzione per la questione giovanile, di capire e di interloquire con il variegato mondo delle ragazze e dei giovani, della necessità di investire su di essi.
Il 9 giugno si è persa una grande occasione. Decine e decine di migliaia di giovani erano in corteo contro la guerra e contro i responsabili delle guerre.
Noi abbiamo fatto scelto minoritaria, moderata, tutta di basso profilo “istituzionale”, isolati in una piazza vuota, distante dal movimento contro la guerra, a difendere – oggettivamente - una politica estera di subalternità nei confronti degli Usa e di aggressione verso altri popoli. Una scelta miope su cui bisogna aprire una ampia discussione che implichi anche la questione fondamentale della prospettiva e di quale partito vogliamo costruire.