www.resistenze.org - osservatorio - italia - politica e società - 21-06-07

riceviamo e pubblichiamo
 
proseguendo la discussione sulla Costituzione aperta su Valori numero di marzo
 
Costituzione democratico-sociale: un attacco insospettabile
 
Ai segnali “visibili” della regressione del gruppo dirigente di Rifondazione Comunista, si stanno cumulando iniziative “coperte” dalla separatezza tra società e Parlamento. Si è appreso, incidentalmente, che nel nome degli onn. Franco Russo, Mascia e Frias operano alla Camera due proposte di legge costituzionale, che concorrono a riaprire la fase del revisionismo che, almeno R.C., dopo il voto referendario del 25/26 giugno 2006 che ha respinto il progetto Berlusconi, dovrebbe considerare chiusa, per passare dalla difesa al rilancio dei valori economico-sociali che hanno dato originalità alla Costituzione democratica e antifascista.
 
Tali proposte riferite alla “forma di Governo” per potenziare il Presidente del Consiglio, e alla “forma di Stato” per completare con il Senato federale l’avvio federalistico imposto dal centrosinistra con soli 4 voti di scarto nel 2001, stanno avallando la strategia bipartisan che accompagna – tra le strida contrapposte dei prodiani e dei berlusconiani – il rovesciamento del ruolo assegnato nel modello del ‘48 al rapporto “Governo-Parlamento” che, per la prima volta, in una Costituzione dell’Europa occidentale, ha prefigurato gli strumenti di una strategia di democrazia sociale, in antitesi alla democrazia liberale.
 
Dietro il fumogeno del federalismo, divenuto la forma di Stato più omologa agli interessi del capitalismo, i relatori (on. Bocchino, AN; on. Sesa Amici, Ulivo) di un progetto di testo unificato nella seduta della Commissione Affari Costituzionali del 12/06 sono stati confortati dall’adesione dell’on. Franco Russo ad un disegno che reca come aspetto qualificante la revisione antiparlamentare della forma di governo. Al punto che l’on. Russo nel progetto del 2/05 attesta il ritorno al potere di “revoca” dei ministri che era fissato a favore del capo dello Stato nello Statuto albertino (art. 65 del 1848) e dopo aver così riesumato il principio secondo cui il capo dello Stato è capo dell’esecutivo, senza coordinarlo con l’articolo 87 della Costituzione vigente, non ha esitato a tradurre in norma l’auspicio dell’on. Bertinotti di copiare il cancellierato di Bonn, apprezzato non solo perché lassù la legge elettorale è proporzionale (mista con l’uninominale e con l’abbattimento alla base, però ciò viene taciuto!) ma soprattutto perché la socialdemocrazia ha sposato quello che i giuristi enfatizzano come il rafforzamento del kanzler-prinzip, la cosiddetta sfiducia costruttiva. A sua volta chiamata neo-parlamentare per occultare il fatto che nel regime di Bonn il cancelliere – eletto su proposta del capo dello Stato e non nel contesto di un dibattito tra le forze politiche (art. 63) – non può essere sfiduciato come nei Parlamenti autonomi nelle loro scelte politiche, perché solo se si raggiunge preventivamente una maggioranza assoluta dei membri del Bundestag può ottenersi la revoca da parte del capo dello Stato del cancelliere. Ma ciò all’on. Russo non basta, perché nella sua proposta se il presidente del Consiglio indicato nella mozione di sfiducia non la ottenga, “il presidente della Repubblica scioglie le Camere e indice nuove elezioni”: soluzione che nella Costituzione di Bonn è prevista solo come un’alternativa al diniego della fiducia chiesta dal cancelliere durante l’esercizio delle sue funzioni. Ma soprattutto richiama il progetto Berlusconi, vituperato proprio per aver ipotizzato lo scioglimento della Camera imposto al presidente della Repubblica nel caso di approvazione di una mozione di sfiducia del premier.
 
Di fronte a tanto inequivocabile rovesciamento dei rapporti funzionali tra forma di governo “personalizzata” e forma di Stato di democrazia sociale, espropriata di conseguenti strumenti di democrazia politica, e dinanzi all’aggiunta della proposta di modificare la procedura di revisione costituzionale attualmente in vigore perché in linea con il principio elettorale proporzionale, sostenendo con un sofisma che si deve salvare la Costituzione da assalti di maggioranze che si suppongono sempre e comunque espresse dal principio maggioritario introdotto nel 1993, si rende necessario aprire un dibattito di massa che demistifichi l’ingegneria istituzionale di cui si sono appropriati anche gruppi e personalità di sinistra per rilanciare il nesso tra questione sociale e questione istituzionale, come si fece nella fase costituente quando l’egemonia era della cultura politica marxista e cattolico-democratica, e non dei “giuristi accademici”, come “ceto” che sostituisce l’ideologia giuridica all’ideologia democratica della Repubblica fondata sul lavoro.
 
Paola Baiocchi di Valori
Paolo Barrucci di Pianeta Futuro
Gaetano Bucci del Movimento antifascista per il rilancio della Costituzione Lecce
Giovanni Caggiati del Comitato antifascista di Parma
Giovanni Chiellini del Comitato difesa Costituzione di Firenze
Salvatore d’Albergo del Movimento antifascista per il rilancio della Costituzione Milano – Centro “Il Lavoratore”
Vittorio Gioiello del Movimento antifascista per il rilancio della Costituzione Milano – Centro “Il Lavoratore”
Andrea Montella di Valori
Angelo Ruggeri del Movimento antifascista per il rilancio della Costituzione Milano – Centro “Il Lavoratore”